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inguaiati dal tritarifiuti ( denunce )



da lastampa Venerdì 24/11/06



Immondizia senza sbocchi. L'accusa: «Strumenti fuori legge perché intasano il depuratore»
Inguaiati dal «tritarifiuti»

L'impianto di denitrificazione

La Guardia di Finanza denuncia per truffa due venditori
CLAUDIO LAUGERI e ALESSANDRO MONDO
Saranno anche il massimo sul fronte dello smaltimento-rifiuti, come si legge nelle decine di offerte vie Internet, ma i «tritarifiuti», «biotrituratori» o «dissipatori» - chiamateli come volete - sono finiti sotto la lente della Finanza: le Fiamme Gialle della compagnia di Orbassano stanno raccogliendo la documentazione disponibile; due i venditori già indagati per truffa.

L’indagine, condotta su ordine del pm Vincenzo Pacileo, è scattata in seguito ad alcuni esposti: gente che ha comprato l’aggeggio a prezzi non esattamente di saldo salvo scoprire che, almeno a Torino, l’installazione è subordinata ad un’autorizzazione che non arriverà mai. La Smat, alla quale spetta l’ultima parola come gestore della rete idrica, non ne vuole sapere: il «trituratore domestico» - inventato nel 1927 dall’architetto americano Hammes, molto diffuso negli Stati Uniti e nei paesi nordici - non solo rischia di compromettere la funzionalità delle tubature condominiali, delle reti fognarie e del depuratore Po-Sangone, ma «sovraccarica di organico» le acque reflue. Per dirla breve: intasa e inquina.

Questo è il verdetto dell’azienda, che illumina chi si prende la briga di contattarla: «Alla luce di queste considerazioni, questa società ritiene che non possa essere consentito lo scarico in fognatura dei rifiuti organici tramite apparecchi dissipatori». Distinti saluti e grazie. Anche così, la Smat sospetta che solo in città ne siano stati montati migliaia da utenti più o meno consapevoli, conquistati dalle proprietà di un apparecchio che sembra affascinare anche la nostra classe politica. Ad agosto l’assessore Domenico Mangone (Ambiente) pensava di valutarne l’impiego su larga scala nel contesto della raccolta differenziata. Poi non se ne fece nulla ma tanto bastò perché si beccasse una ramanzina dal vicecapogruppo di Forza Italia, Giovanni Maria Ferraris, deciso a rivendicare la paternità dell’idea.

Mercoledì Ferraris è tornato alla carica. Un’alternativa al «fallimentare» sistema del porta a porta, ha detto in commissione Ambiente, «potrebbe essere quella di dotare tutte le nuove edificazioni in città delle strutture necessarie affinché si possano installare i tritura rifiuti domestici avendo a disposizione un adeguato impianto fognario pubblico».

Il «dissipatore», nome che suscita inquietanti visioni di film splatter dove prima o poi nel tritarifiuti finisce l’intera famiglia, si monta sotto il lavello (previa autorizzazione) e funziona con un motorino attivato da un interuttore. Dopo aver aperto l’acqua fredda, i rifiuti vengono spinti nel macchinario e dissipati in particelle grazie alla forza centrifuga. Terminata l’operazione, si lascia scorrere l’acqua per alcuni secondi e poi si chiude.

Efficiente, silenzioso, economico: così assicurano le pubblicità, che lo propongono in versioni e con prezzi differenti. Resta la contrarietà della Smat. «Persino negli Stati Uniti è stato mandato in pensione - replicava già ad agosto Paolo Romano, amministratore delegato dell’azienda -. Il problema riguarda non solo le tubature condominiali, ad alto rischio di intasamento, ma anche la rete fognaria». Due le controindicazioni: «Dovremmo rivedere il tasso di diluizione dei rifiuti. Quel che è peggio, verrebbero triplicati i fanghi in entrata al depuratore. Tutto si può fare, a patto di adeguare il depuratore e rivedere il sistema dello smaltimento». Con i costi del caso. Il dibattito è aperto. Per ora il trita-rifiuti resta «off-limits».