[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

lotta alla speculazione idrica



da aprile 29 novembre 2006
 
"Lotta alla speculazione idrica"
 Emiliano Sbaraglia,  28 novembre 2006
Si è riunito il comitato italiano a sostegno delle campagne internazionali del Contratto Mondiale dell'acqua, che ha presentato una raccolta di firme contro la privatizzazione dell'acqua nel mondo. Intervista a Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica della Cgil

C'è qualcosa di più grave, date le preoccupanti condizioni del nostro pianeta, del trasformare un bene comune come l'acqua in bene privato? Crediamo di no, perché questo mutamento delle modalità di consumo di un diritto fondamentale e necessario alla vita di ogni essere umano, significherebbe aumentare ancor di più il divario tra ricchi e poveri, oltre che scatenare guerre internazionali devastanti e atroci, come accaduto sino ad oggi per il controllo dell'oro nero.
Abbiamo parlato di questi argomenti con Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica della Cgil, tra i promotori dell'incontro svoltosi presso la sede dell'Assessorato alle Politiche del lavoro del Comune di Roma, che ha riunito tutte le organizzazioni e  i soggetti sensibili al problema in Italia.
Signor Podda, possiamo spiegare in cosa consiste la campagna "I portatori d'acqua?"
Stiamo lavorando per una raccolta di firme, a sostegno di una legge di iniziativa popolare che definisca l'acqua come bene pubblico, e che torni a rendere pubblica l'acqua laddove sia già stata privatizzata. Ci troviamo infatti di fronte a una campagna di aggressione dei beni comuni in generale in altrettanti mercati su cui speculare: cultura, istruzione, ambiente, smaltimento e riciclaggio rifiuti. Ora, l'acqua come valore in sé è un diritto universale, e non deve subire processi di mercato; assumere questa posizione sulle risorse idriche significa dunque portare avanti una campagna di carattere generale, che si confronta con avversari che hanno nome e cognome: in Europa si chiama direttiva Bolkestein, in Italia è il disegno di legge Lanzillotta, anche se in verità mantiene nella sua proposta di liberalizzazioni un punto di eccezione proprio parlando di acqua. Ma questo governo di centrosinisinstra mi sembra di inclinazione un pò troppo liberista, dunque meglio tenere alta la soglia di attenzione.
Chi sono i promotori internazionali di questa iniziativa?
C'è un Contratto Mondiale dell'acqua, del quale ha parlato nel nostro incontro Padre Alex Zanotelli. Ormai ci troviamo di fronte a una vicenda di carattere planetario, sono molti i paesi coinvolti in questa battaglia, da quelli del cosiddetto primo mondo al Sud America. Il fatto è che molti di questi paesi non sono ancora pronti neanche per mercati meno determinanti e sofisticati, e dunque diventano quelli più a rischio. Faccio un esempio: se in Colombia si apre un "Media Center" per vendere materiale tecnologico, è difficile trovare un mercato di consumatori. Ma se privatizzo un bene essenziale, sono costretti tutti a comperarlo... E in questo senso possiamo fare riferimenti anche al nostro paese.
In Sardegna si sta provando la trasformazione dell'erogazione idrica da pubblica in privata attraverso una S.p.a. e un diverso sistema di distribuzione. Ma i risultati sino ad ora sono stati soltanto la perdita dei diritti di chi da dipendente pubblico è passato all'azienda privata, mentre le famose "bollette" sono aumentate a dismisura per i cittadini, che protestano con il loro referente naturale, cioè i vari sindaci delle città, in questo caso però non più responsabili del servizio, aggiungendo così anche un problema di assetto sociale di natura democratica.
Ecco perché ribadisco che, oltre al ddl Lanzillotta, bisogna tener d'occhio il decreto Visco-Bersani: perché gli interessi dei grandi gruppi sembrano avere una forza tale, da rendere inutili anche eventuali buone intenzioni in merito.
Come si potrebbe interrompere questa corsa verso la privatizzazione di un bene comune come l'acqua?
In qualche caso ci si è riusciti; penso  al "lato due" della Campania, come vengono divise le regioni in materia di distribuzione idrica. A Napoli e Caserta, l'insurrezione spontanea dei cittadini ha fatto sì che l'autorità politica fosse costretta a tornare sui suoi passi rispetto al tentativo di privatizzazione di risorse idriche. E il nostro obiettivo, infatti, più che raggiungere le 50.000 firme necessarie per far discutere la legge, vuole soprattutto stimolare il dibattito e una presa di coscienza collettiva sul tema.
E' vero che le guerre del nuovo secolo saranno per accaparrarsi le risorse idriche più importanti, e che alcune di quelle tuttora in atto sono state intraprese per questo motivo? Mi riferisco per esempio agli ultimi dieci anni di conflitto israelo-palestinese...
Non so se il conflitto arabo-israeliano abbia oggi come "casus belli" primario quello dell'acqua. So però che il muro di Israele tanto contestato dalla comunità internazionale ha tenuto ben presente di dove fossero le fonti d'acqua, prima di tracciarne il percorso. D'altronde, anche da noi una grande impresa nazionale sta comperando pagine intere di pubblicità sui più importanti quotidiani nazionali, per ricordare ai suoi clienti che tra poco di acqua ce ne sarà sempre meno, ma che a questo stanno provvedendo già loro...
Quali ripercussioni potrebbe avere l'appropriazione di una fonte di vita così essenziale da parte delle multinazionali sul già disastroso stato di salute del nostro pianeta?
Avrebbe conseguenze drammatiche. Altro che garantire i 50 litri d'acqua pro-capite e investire su politiche di risparmio: dobbiamo tenere ben presente che l'acqua dolce è assolutamente limitata sul nostro pianeta, ed è arrivato il tempo di una politica che faccia intendere ai cittadini la risorsa non come bene illimitato, ma come una risorsa finita. E se un'impresa cambia nel suo dna il proprio atteggiamento di mercato, puntando su una risorsa finita, appare ovvio che ci speculerà sopra, con prezzi sempre crescenti. Su questa urgenza non esiste una coscienza di massa, ma la situazione è tale da non permetterci ulteriori perdite di tempo.