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eolico batte il nucleare



 da lanuovaecologia.it martedì, 27 giugno, 2006 

Energia: l'eolico batte il nucleare e quello italiano piace all'estero
lunedì, 26 giugno, 2006
 
La potenza eolica installata nel 2005 nel mondo è risultata doppia rispetta a quella nucleare e la previsione per il quinquennio 2005-2010 è addirittura che la potenza eolica sovrasterà quella nucleare di almeno 5-7 volte. Questi i dati emersi da un convegno svoltosi svoltosi nei giorni scorsi a Roma presso la Regione Lazio dal titolo "Dopo il petrolio l'era delle nuove tecnologie" nell'ambito di Energetica e riportati da "La nuova ecologia".
L'Erec (European renewable energy council) arriva a ipotizzare che, in un prossimo futuro, si potrebbe produrre energia pulita per l'80% ma, rimanendo ai dati più realistici dell'Ewea (European wind energy association), nel 2005 la potenza installata del solo eolico è stata il doppio del nucleare e, entro il 2010, sarà addirittura di 5-7 volte superiore «questo a dimostrazione che sul nucleare – ha affermato il direttore del Kyoto Club Gianni Silvestrini – nessuno vuole più investire perché anti-economico. Inoltre, anche dal punto di vista dell'occupazione, le fonti rinnovabili offrono grosse opportunità». Basti pensare che in Germania gli occupati sono già 55.000 mentre in Spagna arrivano a 30.000. In termini di numeri, al 31 dicembre 2005 in Europa risultano installati 40.904 Mw dal vento (obiettivo 2010 raggiunto con 5 anni di anticipo), in Usa 9.149, in Asia 7.135, in Australia 708, in Canada 683, in Africa 349, in Sudamerica 213 e in N.Zelanda: 169. In Italia a dicembre 2005 oltre 1.700 Mw.
E l'energia eolica made in Italy, soprattutta quella del Sud, fa sempre più gola a grandi colossi dell'economia extranazionale, tedeschi in testa - segnala sempre "La nuova Ecologia". La Germania, con il colosso assicurativo Allianz, si è già accaparrata un parco eolico in Sicilia mentre si stanno muovendo Danimarca e Spagna. L'Italia si scopre così paese del vento, o meglio terra fertile per un'industria lanciata verso un attivo che nelle rinnovabili non è certo facile ottenere. È lo stesso vento che ha fatto muovere, questa volta in casa, i petrolieri Garrone (Erg), partiti all'attacco di Enertad, il quinto produttore nazionale di energia eolica: l'offerta è di quasi 300 milioni di euro per il 100% delle utility.
Un'industria, quella del vento italiano, che nel 2005 ha fatto registrare 452 nuovi Mw e 26 nuovi progetti raggiungendo il 7/o posto per Mw installati da fonte eolica dopo Usa, Germania, Spagna, India, Portogallo e Cina e attestandosi su un tasso di crescita del 35% e un totale di più di 1.700 Mw. Nel 2006 i dati confermano la buona salute del settore: +52,8% ad aprile di quest'anno rispetto allo stesso mese del 2005 e +61,8% nei primi 4 mesi del 2006 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato, secondo le stime dell'Associazione nazionale energia del vento (Anev), nel 2005 ha raggiunto quota 450 milioni di euro impiegando oltre 3.500 unità lavorative.
L'eolico, afferma la Vestas Italia nel dossier che fotografa la situazione del vento nel nostro Paese, ha dimostrato di essere una delle rinnovabili a maggior potenziale e per raggiungere gli obiettivi Ue di produrre il 25% di energia pulita entro il 2010. E per raggiungere il 25% del target europeo, secondo un'analisi dell'Anev citata nel rapporto, l'Italia dovrà installare 8.000 Mw, pari a una produzione di 16 TWh, circa il 5% della produzione italiana di energia elettrica. [GB] 


L'eolico italiano piace all'estero

Eolico I gruppi internazionali investono in Italia, in Puglia cade la moratoria e cresce il polo delle rinnovabili.
Ma Bersani congela il fotovoltaico / Il solare a Brindisi
 

Il vento made in Italy, soprattutto quello del Sud, fa sempre più gola a grandi colossi dell'economia extranazionale, tedeschi in testa. La Germania, con il colosso assicurativo Allianz, si è già accaparrata un parco eolico in Sicilia mentre si stanno muovendo Danimarca e Spagna. L'Italia si scopre così paese del vento, o meglio terra fertile
per un'industria lanciata verso un attivo che nelle rinnovabili non è certo facile ottenere. È lo stesso vento che ha fatto muovere, questa volta in casa, i petrolieri Garrone (Erg), partiti all'attacco di Enertad, il quinto produttore nazionale di energia eolica: l'offerta è di quasi 300 milioni di euro per il 100% delle utility.
Un'industria, quella del vento italiano, che nel 2005 ha fatto registrare 452 nuovi Mw e 26 nuovi progetti raggiungendo il 7/o posto per Mw installati da fonte eolica dopo Usa, Germania, Spagna, India, Portogallo e Cina e attestandosi su un tasso di crescita del 35% e un totale di più di 1.700 Mw. Nel 2006 i dati confermano la buona salute del settore: +52,8% ad aprile di quest'anno rispetto allo stesso mese del 2005 e +61,8% nei primi 4 mesi del 2006 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato, secondo le stime dell'Associazione nazionale energia del vento (Anev), nel 2005 ha raggiunto quota 450 milioni di euro impiegando oltre 3.500 unità lavorative.
«A dicembre scorso - ha detto il direttore generale della Vestas Italia, ing. Francesco Paolo Liuzzi - il colosso sssicurativo Allianz è sceso in campo nel business dell'energia eolica acquistando un grande parco eolico in Sicilia, a Francofonte, sviluppato dalla tedesca Wkn con turbine Vestas V90, le più grandi in Italia. Le spagnole CesaEolica e Iberdrola, e la danese Greentech – ha rivelato Liuzzi – sono altri esempi di prossimi investitori esteri in Italia. Non hanno ancora installato ma si stanno già muovendo sul nostro territorio. Se andiamo avanti con il trend di quest'ultimo periodo - ha aggiunto – la situazione sarà ancora più interessante con stime che si attestano su 700 Mw all'anno di media».
Tanto più che l'eolico, afferma la Vestas Italia nel dossier che fotografa la situazione del vento nel nostro Paese, ha dimostrato di essere una delle rinnovabili a maggior potenziale e per raggiungere gli obiettivi Ue di produrre il 25% di energia pulita entro il 2010 E per raggiungere il 25% del target europeo, secondo un'analisi dell'Anev citata nel rapporto, l'Italia dovrà installare 8.000 Mw, pari a una produzione di 16 TWh, circa il 5% della produzione italiana di energia elettrica.