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serve una rivoluzione nei modelli di consumo



da greenreport.it
 
14/02/2007Consumi

 Ronchi: «Serve una rivoluzione dei modelli di consumo»
Il senatore che dieci anni fa introdusse in Italia la gerarchia europea per la gestione dei rifiuti sottolinea che «non bisogna abbandonare la strategia di disaccoppiamento tra sviluppo e crescita dei rifiuti visto il crescente costo ambientale ed economico delle risorse ambientali e delle materie prime»
di Lucia Venturi
 
LIVORNO. Ma come è possibile tenere assieme l’obiettivo di crescita economica e quello della produzione dei rifiuti, mantenendo l’attuale paradigma economico che si basa sul consumo delle materie prime?
Abbiamo rivolto questa domanda al senatore Edo Ronchi, padre della legge che dieci anni ha introdotto in Italia la gerarchia europea della gestione dei rifiuti, che mette al primo posto proprio la loro riduzione alla fonte.

«Intanto non bisogna abbandonare la strategia di disaccoppiamento tra sviluppo e crescita dei rifiuti visto il crescente costo ambientale ed economico delle risorse ambientali e delle materie prime. Inoltre è evidente che anche quella strategia evidenzia la necessità di riconsiderare la crescita che non può più essere separata dalla qualità e dalla sostenibilità dello sviluppo. In altre parole ridurre la produzione dei rifiuti significa puntare ad una diversa qualità dello sviluppo e non sulla crescita indistinta di ogni produzione e di ogni consumo. La stessa crisi climatica richiede una “nuova rivoluzione industriale”, come ha giustamente ribadito la commissione europea, e degli stessi modelli di consumo».

Sono passati dieci anni dalla legge sui rifiuti che porta il suo nome, in cui la prevenzione veniva messa al primo punto della gerarchia, ma ancora siamo indietro su questo aspetto.
«Sulla prevenzione bisogna uscire dal volontariato delle buone idee e delle buone intenzioni e lavorare per diffondere manuali di buone pratiche nei vari settori interessati. Per diffondere le migliori tecnologie disponibili: per esempio per il risparmio di imballaggio senza perdere la qualità della presentazione; per minimizzare gli scarti di produzione, per il recupero efficiente degli inerti da demolizione per fare solo alcuni esempi».

Molto è cambiato da allora nel panorama della gestione dei rifiuti, ma ad esempio per le raccolte differenziate, siamo al 24% mentre saremmo dovuti essere già al 35% e si pone l’obiettivo del 40% entro l’anno.
«Abbiamo l’enorme problema del mezzogiorno del paese, dove il sistema di riforma previsto dal del dl. 22 non è ancora stato attuato. Dove, per esempio, sono carenti, e in alcune regioni mancano del tutto, cartiere che riciclano la carta, vetrerie per il vetro, impianti per il compost e via dicendo. Obiettivi più avanzati richiedono una migliore chiusura del ciclo delle attività di recupero dei materiali. Per esempio gli scarti delle attività di recupero dei materiali diventano rifiuti speciali troppo spesso di difficile e costosa gestione. La stessa gestione delle tariffe non riconosce il vantaggio ambientale del riciclo e risulta in non poche regioni a vantaggio dello smaltimento in discarica».

E’ possibile continuare a ragionare sul rapporto tra produzione dei rifiuti ed economia senza tenere conto di cosa sta in mezzo tra produzione e smaltimento? Non è questa una parte importante di economia che aiuterebbe a gestire il problema dei rifiuti?
«Bisognerebbe lavorare di più nella filiera del riciclo in tutti i suoi aspetti. E per creare mercati veri per i prodotti realizzati a partire da altri materiali riciclati. C’è da lavorare moltissimo su questo».