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ecoreati le rotte dei rifiuti



da lanuovaecologia.it Venerdì 30 Marzo 2007
 
Rifiuti italiani verso l'Asia

C'è una rotta che collega la camorra con la mafia cinese: l'ecomafia globalizzata. L'inquietante scenario che emerge dalle indagini delle Procure italiane - di PEPPE RUGGIERO

Rifiuti tossici “made in Italy” invadono il mercato asiatico. C’è una rotta che collega la camorra napoletana e casertana con la mafia cinese. L’ecomafia globalizzata. Uno scenario inquietante quello che emerge dalle indagini degli ultimi mesi delle Procure di Napoli, Caserta, Salerno e Roma e dai numerosi sequestri effettuati da parte del Nucleo Operativo dei carabinieri. Enormi guadagni. E le indagini sono all’inizio. Al lavoro anche la Procura Nazionale Antimafia. Napoli, Salerno e Gioia Tauro i porti dei veleni. Ma anche Venezia e Taranto. Le navi provenienti dai paesi asiatici, Cina in primis, scaricano merce contraffatta, ma non ripartono vuote. Imbarcano rifiuti tossici e speciali. Veleni di ogni tipo. Fusti di vernice, composti chimici, materiali ospedalieri,scarti di pelli bovine, rame dei cavi ferroviari., motori elettrici. Crocevia del traffico dell’Anonima Rifiuti, il porto di Salerno. Qui avviene lo sdoganamento dei container. E da lì imbarcati per Gioia Tauro. Qui vengono caricati su navi più grandi diretti verso la Cina, in particolare ad Hong Kong. E non sono teoremi. Solo nel porto di Salerno nei primi mesi dell’anno sono stati bloccati e sequestrati 140 containers”.

Ma perché la Cina? E’ un paese che ha bisogno di tutto. E’ in crescente espansione. E secondo gli investigatori, Hong Kong non è una destinazione scelta a caso, perché fa parte di quei Paesi che hanno una normativa ambientale più permissiva. Ma soprattutto offre una manodopera a basso costo. Un lavoratore cinese viene pagato in media 1,5 dollaro al giorno, incuranti dei pericoli derivanti dal contatto diretto con le sostanze tossiche. Più del 90% dei rifiuti esportati in Cina finiscono nel circuito illegale dei piccoli e sperduti villaggi della costa, dove le operazione di smantellamento e recupero dei materiali avviene in ogni angolo, nei garage di casa, in strada, negli orti, il tutto senza la minima precauzione. Ed è facile immaginare le conseguenze sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Tonnellate di rifiuti che potrebbero essere stati riusate nelle costruzioni di viadotti o palazzi nelle periferie delle grandi città. E su tutto l’affare l’ombra dei casalesi. La camorra casertana, quella più violenta ma anche più imprenditoriale. Quella che per anni ha gestito e gestisce la mattanza ambientale in Campania. Dieci milioni di tonnellate di veleni sversati nei terreni della Campania Felix. «La pista cinese - riferisce Donato Ceglie, magistrato della Procura di Santa Maria Capua Vetere - la stiamo approfondendo. Siamo di fronte ad un fenomeno molto più pericoloso ed insidioso del passato.

I gruppi criminali puntano sul circuito internazionale più difficili da individuare e colpire». Donato Ceglie è il magistrato più esperto sul fronte dell’ecomafia. Conosce alla perfezione i meccanismi dei casalesi. Negli ultimi anni ha sequestrato qualcosa come 2mila discariche e arrestati 50 trafficanti di rifiuti. Il meccanismo per l’ecomafia globalizzata è semplice, diciamo quasi banale. Un giro bolla, una documentazione che ufficialmente fa sparire il rifiuto pericoloso e lo trasforma in rifiuti innocente, ed ecco che vengono ripuliti , si fa per dire, centinaia di migliaia di rifiuti altamente pericolosi pronti a partire per il mercato asiatico. L’organizzazione criminale è capace di prendere in consegna i rifiuti prodotti in Campania, ma anche da diverse regioni d’Italia, rifiuti provenienti dai centri di smaltimento e raccolta per trattarli e smaltirli. Ma l’operazione avviene solo sulla carta, perché nei centri privati, i rifiuti vengono miscelati con fusti di vernice, composti chimici, materiali di risulta ospedalieri. Una volta ricomposti, vengono sigillati, caricati sui containers e pronti a partire per l’Asia. Le bolle, in questo caso, riportano la voce più tranquilla e rassicurante di “materia prima”. A questo punto per il trasferimento basta un documento di trasporto e non più il formulario previsto dalla legge. Del resto che sia un affare lo dimostrano i numeri del mercato illegale. I titolari dell’imprese italiane e delle discariche per liberarsi delle proprie scorie legalmente pagano, per lo smaltimento di un containers contenente 15 tonnellate di rifiuti pericolosi, circa 60mila euro. Per lo stesso quantitativo, il mercato illegale per l’Oriente chiede solo 2.500 euro.

A questi prezzi il numero di viaggi e gli acquirenti non si contano. E’ la legge del mercato. La dove c’è la domanda, l’offerta è immediata e conveniente. E quando tutto questo viene alimentato dal profitto, è determinante la logica economica in un sistema che per denaro non si fa scrupoli di devastazioni in Paesi sottosviluppati. Il cinismo degli ecomafiosi. Incuranti dell’impatto dirompente dal punto di vista sociale e ambientale. E la storia “noir” dell’ecomafia globalizzata è pronta ad aprire un nuovo capitolo. Gli investigatori stanno lavorando, nelle ultime settimane, su un ipotesi ancora più inquietante. I rifiuti pericolosi trattati in Oriente, attraverso procedure sconosciute al mercato e che sfuggono anche ai controlli della legge italiana e comunitarie, tornerebbero in Europa ed in Italia sotto forma di prodotti di ogni tipo- da giochi in plastica per bambini a materiale informatico destinato agli uffici- con un alto grado di tossicità.