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un patto per la democrazia del clima



da aprile 13 aprile 2007,
 
Un patto per la democrazia del clima

Questo mese su Aprile, il mensile      Si tratta di far crescere nella società e nelle istituzioni una comune campagna che abbia come obiettivo quello di costruire un modello energetico democratico e amico del clima, non dipendente dalle energie fossili, né dal nucleare, ma basato sull'efficienza e le fonti rinnovabili. A partire dalle opportunità offerte dal conto energia 

Il primo marzo si è tenuto, a Torino, il convegno su clima ed energia, promosso da Aprile e dalla fondazione "Una sola terra". È terminato con l'approvazione di un appello a tutta la sinistra e agli ambientalisti dell'Unione, affinché promuovano una "patto per la democrazia del clima".
Si tratta di far crescere nella società e nelle istituzioni una comune campagna che abbia come obiettivo quello di costruire un modello energetico democratico e amico del clima, in altre parole non dipendente dalle energie fossili, né dal nucleare, ma basato sull'efficienza e le fonti rinnovabili.
Unire dunque tutte le forze disponibili per far sì che nel paese maturino le condizioni culturali e i rapporti di forza necessari a colmare i ritardi fin qui accumulati realizzando quindi nei tempi previsti gli obiettivi di Kyoto. Riuscirci, non solo eviterebbe le sanzioni previste dalla UE in caso di inadempienza (sicuramente scaricate sulla popolazione), ma metterebbe il paese nelle condizioni di rispettare quelli assai più ambiziosi e vincolanti che la comunità europea stabilisce, per il prossimo decennio, per i suoi stati membri: entro il 2020 riduzione unilaterale, del 20% delle emissioni (30% in caso si impegnino anche Usa, Cina e India), 20% di fabbisogno energetico da rinnovabili, 10% di biocarburanti e 20% di maggiore efficienza.
Per realizzare una simile prospettiva sono necessarie azioni di sensibilizzazione, informazione e formazione della popolazione, ma soprattutto bisogna essere capaci di aprire conflitti nel territorio, con cui contrastare la "vecchia energia" sporca e climalterante e imporre quella nuova pulita e amica del clima, naturalmente da usare con efficienza.
Per realizzare la svolta energetica che proponiamo è decisivo far passare un sistema di regole e di norme adeguate. Qualche spiraglio, da questo punto di vista, il governo Prodi lo ha aperto, prima con la finanziaria (deduzione fiscale del 55% per chi mette caldaie a condensazione o pannelli solari termici o fa interventi sugli edifici per migliorarne le prestazioni energetiche) poi in seguito con l'approvazione del nuovo conto energia per il fotovoltaico. Non si tratta ancora di una vera svolta, perchè il cuore della politica energetica del paese resta fossile, carbone compreso, ma di un primo passo, a cui ne potrebbero seguire altri se la nostra iniziativa saprà conquistare un vasto consenso popolare. Spazi di iniziativa importanti li apre sicuramente l'entrata in vigore del nuovo decreto interministeriale sull'incentivo in conto energia a favore del solare fotovoltaico, Vediamone in dettaglio pregi e difetti.
Visti i ritardi accumulati in questi anni nel decollo del solare, per responsabilità della politica (delle destre ma anche delle sinistre) e di chi ha diretto i grandi enti energetici, Enel ed Eni, l'obiettivo di installare entro il 2016 una potenza fotovoltaica pari a 3000 MW potrebbe sembrare ambizioso. Tenendo conto però del trend di sviluppo del settore, che a livello mondiale vede il Fotovoltaico moltiplicarsi ogni decennio per ben 10 volte, e confrontandolo con quanto già raggiunto dalle nazioni leader (Germania, Giappone) l'obiettivo italiano non è certamente sufficiente per riconquistare la leadership che l'Italia aveva negli anno '80 e primi anni '90. Inoltre sarebbe stato preferibile che il conto energia fosse esteso a tutte le rinnovabili, differenziando le tariffe incentivanti secondo la maturità economica di ogni fonte, togliendo di mezzo i certificati verdi e soprattutto la truffa delle assimilate.
Il conto energia è un sistema che remunera, per venti anni, l'elettricità effettivamente prodotta e che pertanto obbliga i gestori a mantenere in funzione ed efficienti gli impianti.
Le principali novità positive introdotte sono: aver tolto il tetto annuale massimo incentivabile, che era posto a 85 MW/ (colmati in pochi giorni) e aver semplificato le procedure per l'accesso all'incentivo, per cui non è più necessario inoltrare la domanda prima di iniziare i lavori e non ci sono più graduatorie.
Più complessa e più contraddittoria è la valutazione su quanto effettivamente remunerano le tariffe incentivanti. In altre parole se i valori previsti aprono il mercato, garantendo tempi ragionevoli di rientro dell'investimento e soprattutto se sono in grado di far nascere in questo paese la filiera industriale delle tecnologie rinnovabili (condizione indispensabile per abbattere i costi dei pannelli visto che in Germania 1 kW installato costa 4000 euro e da noi 7000). Il decreto prevede, giustamente, tariffe diverse secondo la taglia (tre classi da 1 a 3 kWp, da 3 a 20 kWp, e oltre 20 kWp senza limite superiore) e in funzione del grado di integrazione architettonica, in modo da incoraggiare l'integrazione estetica e funzionale nelle strutture ospitanti l'impianto.
Queste tariffe rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2008, poi saranno ridotte del 2 % ogni anno. Sono stati infine introdotti vari premi tra cui quello per l'abbinamento dell'impianto FV ad interventi di risparmio energetico.
Dal punto di vista macro-economico, oltre a dare alla cittadinanza e alle imprese la possibilità di diventare autoproduttori di energia dal Sole, il beneficio più importante dell'incentivo in conto energia è quello di creare le premesse normative per lo sviluppo del mercato, per orientare l'economia nazionale verso investimenti su una tecnologia energetica con importanti prospettive
In Italia da tempo è presente, sebbene in gran difficoltà, gran parte della filiera del fotovoltaico, dalla produzione del polisilicio a quella dei lingotti, dei wafer e delle celle FV. Accanto ai produttori dei materiali di base, ci sono anche i produttori di vetri speciali e di attrezzature e impianti per il processo, per le linee serigrafiche, per le apparecchiature di trattamento termico e per la vaporizzazione di fluidi, altrochè laminatoi, macchinari e robot per l'automazione della produzione. A queste attività si affianca l'industria dei componenti (Bos) d'impianto come gli inverter, i regolatori di carica e tutta la componentistica elettrica. Pertanto l'efficacia del nuovo decreto va valutata sulla base della sua capacità di rilanciare la filiera nazionale,
Sempre per comprendere se il conto energia approvato, sarà efficace per lanciare la tecnologia fotovoltaica mettiamo semplicemente a confronto ciò che deve fare per installare e accedere alla tariffa incentivante una cittadina-o o impresa italiani e i loro omologhi tedeschi.
Per quello italiano facciamo parlare il decreto, che all'articolo 4 stabilisce che «...l'accesso alle tariffe incentivanti (...) è consentito a condizione che gli impianti (...) rispettino i requisiti di cui ai successivi commi... ...entro sessanta giorni dalla data di entrata in esercizio dell'impianto il soggetto responsabile è tenuto a far pervenire al soggetto attuatore richiesta di concessione (...) unitamente alla documentazione (...). Il mancato rispetto dei termini (...) comporta la non ammissibilità alle tariffe incentivanti ...», molteplici sono poi i rimandi ad allegati e numerose norme tecniche.
In Germania come funziona? Principio cardine della legge tedesca è quello che stabilisce il diritto alla equa remunerazione dei costi sostenuti dall'investitore (cittadino o impresa) per impianti a fonti rinnovabili in quanto considerati di pubblica utilità. Si tratta di un diritto che, salvo rare eccezioni, non è revocabile!e l'unico requisito per l'accesso all'incentivo è che l'energia deve essere prodotta da fonte rinnovabile. Al posto delle domande a più enti/soggetti, con allegate documentazioni di progetto, in Germania basta una semplice comunicazione (lettera di 1 pagina) inviata al Gestore di rete. Lettera che di norma è inviata dall'installatore il quale, oltre ad installare l'impianto, espleta le poche pratiche burocratiche per conto del suo cliente, ed effettua l'allaccio alla rete elettrica senza scomodare i tecnici del gestore di rete.
Altra differenza: in Germania la tariffa si compone di un unico importo omnicomprensivo, semplice e trasparente. Non occorre leggersi complicate guide ed istruzioni per scegliere fra tante opzioni e fare calcoli per sommare le varie componenti dell'incentivo.
In 15 anni di affinamenti e ottimizzazioni la Germania ha sviluppato il meccanismo di incentivazione di maggiore efficacia al mondo. Grazie alla legge in questione il settore delle fonti rinnovabili in Germania dà oggi lavoro a 214.000 occupati (di cui 25.000 nel solare Fotovoltaico). Le oltre 5.000 aziende operanti nel settore solare fatturano quattro miliardi di Euro l'anno. Nonostante sia uno dei territori meno assolati del Vecchio Continente, la Germania è leader indiscusso del solare fotovoltaico, con oltre 2.000 MW installati a fine 2006 (Italia: 50 MW).
Il patto per il clima, proposto alla conferenza di Torino, potrebbe partire proprio dall'impegno dei deputati ambientalisti dell'Unione a sviluppare azioni in Parlamento per migliorare e rendere più efficace il provvedimento sul conto energia.
Con poche modifiche sarebbe possibile nel 2007 realizzare 100 MW di nuovi impianti fotovoltaici, moltiplicando il mercato per ben 20 volte. Ciò vuol dire che nel 2008 la produzione FV degli impianti realizzati potrà raggiungere 125.000 MWh/anno, per cui l'incidenza sulla componente A3 della bolletta elettrica potrebbe raggiungere la cifra di 50 milioni di Euro/anno (meno di 2 Euro l'anno per famiglia italiana). Si tratterebbe di un importo importante (molto inferiore all'attuale spesa, quasi tutta in assimilate, per il CIP6 pari ad oltre 2.000 milioni di Euro l'anno, 100Euro/anno a famiglia), compensato però dalla realizzazione di 100 MW di nuovi impianti, da investimenti privati per oltre 600 milioni di Euro, da nuova occupazione valutabile in circa 7-8000 nuovi posti di lavoro e da un nuovo gettito fiscale in misura ben più importante dell'intero incentivo. E' evidente che nel primo anno, una parte della crescente domanda italiana contribuirà a creare business all'estero. Del resto anche in Germania, nei primi 2 3 anni dopo il varo della legge del 2000 si installavano principalmente moduli FV di origine estera, maggiormente giapponesi, mentre gran parte della produzione italiana di moduli FV veniva esportata proprio in Germania. Poi, man mano che maturava il mercato, nel giro di 2-3 anni sono subentrate le industrie tedesche, che oggi occupano i primi posti nella graduatoria mondiale. E' illuminante l'esempio della Q-Cells, fondata a Berlino alla fine del 1999, e che dopo appena 7 anni (nel 2006) fatturava già 540 milioni di Euro ed occupa oggi il secondo posto nella graduatoria mondiale dei produttori FV, dopo la SHARP noto gruppo industriale giapponese.
Se fra qualche anno il paesaggio italiano si arricchirà con 3000 MW fotovoltaici, ma anche con tane fattorie del vento vorrà dire che il patto per il clima si è realizzata e ha inciso perché il "paese del sole" ha imparato a sfruttare il sole e a usare con intelligenza l'energia che esso gli fornisce.