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[tradenews] 24-25 maggio 2007: Consiglio dei Ministri ACP-UE



A Bruxelles, i ministri europei incontrano oggi i loro colleghi
provenienti da 76 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico. L'incontro
rientra nel calendario dei negoziati, in corso da cinque anni, per
concordare il nuovo regime commerciale destinato a rivoluzionare gli
schemi delle convenzioni di Lomé e succedere all'Accordo di Cotonou.
Per i Paesi ACP si tratta di una delle ultime occasioni per cambiare
rotta e sottrarsi al dictat europeo di firmare entro quest'anno i
nuovi accordi di libero scambio, comunemente chiamati accordi di
partnership economica (APE o EPA se si utilizza l'acronimo
anglosassone).

Cade a proposito la risoluzione approvata ieri (23 maggio) dal
Parlamento europeo con 550 voti a favore, 59 contrari e 59 astenuti. I
parlamentari chiedono al Commissario Mandelson di non porre condizioni
troppo onerose ai paesi ACP e di favorire il processo di integrazione
fra questi paesi. Peccato che le simulazioni sui prospettati EPA
evidenziano un esito opposto.
La richiesta dell'autore della risoluzione, l'inglese Robert Sturdy,
di far pressione sui Paesi ACP per sottoscrivere gli EPA entro la fine
del 2007, è stata invece cancellata e questo è certamente un segnale
positivo.
Su questa scadenza i due blocchi sono su fronti contrapposti. I Paesi
ACP non vedono le condizioni per rispettarla, poiché il processo dei
negoziati non è maturo per una conclusione, tanto che non ha ad
esempio ancora implementato l'articolo 37.6 (dell'accordo di Cotonou)
che stabiliva di effettuare nel 2004 (!) una analisi della situazione
dei paesi non classificati come Paesi Meno Avanzati non intenzionati
ad aderire agli EPA e di esaminare possibilità alternative per
continuare a garantire loro un trattamento "equivalente alla
situazione esistente". Il 15 dicembre 2006 il presidente del consiglio
dei ministri ACP, Casimir Oyemba inviò al riguardo una richiesta
ufficiale al Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso,
 ma l'UE non l'ha mai presa in considerazione, così come ha fatto per
diverse richieste negoziali che in questi anni i paesi ACP hanno
contrapposto alle direttive europee. Nell'ultimo incontro del comitato
ministeriale di marzo a Bonn, Mandelson ha ribadito per l'ennesima
volta che l'UE non intende pianificare misure transitorie se i
negoziati non verrano completati entro il 31 dicembre 2007. Il che
contraddice il mandato di Cotonou che impone all'UE di garantire dopo
il 31 dicemmbre 2007, EPA o non EPA, un trattamento non inferiore a
quello attuale.

Continuiamo a sostenere che concludere prematuramente il negoziato per
rispettare una scadenza fissata da una istituzione, l'Organizzazione
Mondiale del Commercio, che non ne rispetta una dal 2001, e farlo nel
nome della cooperazione allo sviluppo, sia inaccettabile.
I ministri europei devono decidere se vogliono davvero rispettare gli
impegni di Cotonou, che prevedevano come obiettivo primario degli EPA
la riduzione della povertà nei paesi ACP e l'aumento del commercio al
loro interno, o se dobbiamo arrenderci all'evidenza che gli EPA non
sono altro che la versione sperimentale del nuovo tipo di accordi di
libero scambio che l'UE ha previsto nella sua nuova strategia
commerciale (Global Europe: Competing in the World), ovvero accordi
che vadano oltre le regole WTO, "affrontando argomenti ancora
prematuri per la discussione a livello multilaterale". Ecco dunque il
perché dell'insistenza su investimenti, regole di concorrenza, appalti
pubblici, temi che a Ginevra sono ancora tabù mentre Mandelson insiste
a dire che sono essenziali per fare degli EPA degli strumenti di
sviluppo.
La verità è che ACP ed UE "hanno unaopinione filosoficamente diversa
riguardo allo sviluppo da raggiungere" ha confessato recentemente un
ambasciatore di un paese ACP e  l'ipocrisia europea ha raggiunto ormai
livelli insostenibili,  l'annuncio della concessione di libero accesso
ai propri mercati, fatto il 4 aprile, è solo l'ultimo esempio della
capacità di far apparire come nuove delle promesse datate (Mandelsono
le aveva anticipate nel febbraio 2005) e di far apparire consistenti
delle offerte dal contenuto risibile perché tale è l'offerta di
cancellare i dazi per il 5% dei prodotti ancora protetti, escludendo
gli unici due di interesse per gli ACP: lo zucchero fino al 2015, ed
il riso fino a data da stabilirsi (escludendo dall'offerta l'unico
paese di un certo peso economico, il Sud Africa) in cambio della
cancellazione dei dazi sull'80% dei prodotti ACP e le ipoteche su
servizi, appalti, investimenti, diriti di proprietà intellettuale
eccetera.

Le affermazioni che Mandelson ed il suo collega allo sviluppo, Louis
Michel, hanno ripetuto in questi cinque anni di negoziato, risultano
offensive non solo per le popolazioni ACP ma anche per noi europei e,
come dimostra la risoluzione approvata,  non rappresentano neppure la
voce del parlamento comunitario.
Occorre promuovere un processo di revisione del negoziato che sia
inclusivo e che preveda il coinvolgimento di stakeholders diversi dai
governi, primi fra tutti i movimenti sociali, i parlamenti nazionali e
la società civile organizzata; occorre focalizzare il negoziato su
logiche di sviluppo basate sul rispetto del diritto alla sovranità
economica ed alimentare, sulla coerenza con politiche orientate ad una
maggiore equità e giustizia sociale; occorre rinunciare alla
liberalizzazione degli investimenti e dei servizi essenziali e alla
rigida imposizione dei brevetti.
L'Africa deve abbandonare le strategie di sviluppo dipendenti dagli
aiuti esterni, quasi sempre fasulli e vincolati a clausole predatorie,
deve tornare sovrana delle proprie risorse e delle proprie
potenzialità. Come sostiene la campagna "L'Africa non è in vendita!,
"L'Africa ha braccia e gambe per camminare da sola e non ha bisogno di
mettersi in vendita per conquistare il suo futuro. E'il primo partner
economico e politico per un Europa che vuole pensare se stessa, il
proprio ruolo e la propria economia come articolazione di economie
globali interconnesse, solidali e giuste, capaci di futuro".

Roberto Meregalli
Beati i costruttori di pace - Campagna L'Africa non è in vendita -
www.tradewatch.it/osservatorio