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I segnali di una pericolosa involuzione democratica!



Sistema maggioritario, bipolarismo, sbarramento, rinforzamento poteri dell’esecutivo:
i segnali di una pericolosa involuzione democratica
 
Da un po’ di tempo a questa parte si sente sempre più parlare dei costi esorbitanti della politica italiana legati anche ad una sua palese inefficienza nell’amministrare il nostro paese.
Però, invece di fornire soluzioni destinate ad una maggiore trasparenza delle loro attività nonché alla realizzazione di una vera e propria partecipazione dell’elettorato alla gestione pubblica, la classe politica prosegue un percorso in senso diametralmente opposto.
 
Cominciamo coi sostenitori del sistema maggioritario, ovvero del bipolarismo all’americana o all’inglese. Questo sistema presenta diversi aspetti negativi rispetto al sistema proporzionale.
Primo, l’esecutivo si ritrova ad avere poteri nettamente superiori di quelli del parlamento e questa caratteristica comporta una potenziale pericolosità della tenuta di una democrazia in un paese. Infatti, in una democrazia veramente rappresentativa, il parlamento dovrebbe essere l’istituzione con i poteri più forti, in quanto rappresentativa del popolo sovrano. Quindi, dovrebbe avere un potere di controllo e di veto nei confronti del governo. Questi non dovrebbe legiferare, ma limitarsi a gestire la cosa pubblica e a riferire periodicamente le sue attività al parlamento.
Invece, nel sistema maggioritario accade esattamente il contrario. Alcuni esempi: le limitazioni di alcuni diritti civili fondamentali in America dopo l’11 settembre 2001 da parte del Presidente Bush, le centinaia di decreti ministeriali e governativi attuati in Italia nel corso degli ultimi governi (diversi dei quali hanno avuto - dal mondo del lavoro alla previdenza - effetti dannosi per l’insieme della collettività), gli scandali del governo Blair per avere nascosto certe macchinazioni in merito alla guerra in Irak, ecc…ecc… e l’elenco potrebbe continuare a lungo.
 
D’altro canto, il bipolarismo, conseguenza inevitabile del sistema maggioritario mina il dialogo democratico e anzi limita in modo notevole l’evoluzione dello stesso, perché non permette a nuovi partiti o movimenti di affacciarsi alla vita politica del paese, rinchiudendo quest’ultima in un conflitto stagnante tra due schieramenti, che alla fine (come accade nei cartelli) preferiscono mettersi d’accordo piuttosto che confrontarsi (come invece dovrebbe essere in una democrazia degna di questo nome!).
Facciamo un esempio: se oggi voto Rifondazione Comunista e alle prossime elezioni voto Italia dei Valori, questa modifica non cambia assolutamente nulla nell’equilibrio delle forze in campo, perché il mio voto rimane sempre confinato nell’Ulivo. Di conseguenza, si arriva ad un immobilismo politico che favorisce la formazione di una vera e propria casta della classe politica, perché il voto dell’elettore non risulta né sanzionatorio nei confronti della stessa, né è in grado di mutarne la configurazione. L’unico potere che ha oggi l’elettore è soltanto quello di modificare gli equilibri all’interno di ogni singolo schieramento, cosa comunque ininfluente nella esistenza di quest’ultimo.
In un sistema proporzionale, invece, ogni partito corre per conto suo in quanto la formazione del governo avviene unicamente dopo le elezioni e nulla viene deciso prima.
Questo permette di poter avere dei governi con composizioni molto diverse rispetto ai precedenti e non fossilizzati in due blocchi solo apparentemente contrapposti.
Ai sostenitori del sistema proporzionale con sbarramento, diciamo che anche questo sistema non è affatto garanzia di democrazia. Ricordiamo che con uno sbarramento anche solo al 4%, ci sarebbero partiti con centinaia di miglia di elettori che non si vedrebbero rappresentati in parlamento e questa conseguenza non è certo garante di un sistema democratico.
D’altra parte, il moltiplicarsi di partiti e movimenti politici non è affatto dovuto al sistema proporzionale, ma bensì al fatto che oggi più che mai fare carriera politica significa garantire un posto al sole non soltanto a sé stessi ma anche a parenti ed amici. Cosa che sa peraltro molto bene questa classe politica!
Se la politica non fosse così attraente dal punto di vista remunerativo e dei privilegi pressoché illimitati che attualmente comporta, sicuramente vi sarebbero meno partiti.
Basta anche solo andare nella vicina Svizzera per rendersene conto!
 
 


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