[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

la mappa dei tesori - ambientali - maltrattati



La mappa dei tesori maltrattati. Dalle opere abusive alle lottizzazioni, il piano di emergenza delle soprintendenze
Antonello Cherchi, Francesco Nariello
Il Sole 24 ore 18/6/2007

Prima c'è stato il Fuenti. Poi Punta Perotti. Il primo deturpava la costiera amalfitana con i suoi 35mila metri cubi di cemento. L'altro — la "saracinesca" da 300mila metri cubi — offuscava il litorale di Bari con il suo immenso scheletro di complesso immobiliare mai terminato. Ci sono voluti anni, ma sono andati giù. Per Punta Perotti è stata, paradossalmente, necessaria una sanatoria: a novembre 2004 il Parlamento ha votato la depenalizzazione di alcuni reati paesaggistici. In cambio, ha accelerato la fine dell'ecomostro di Bari. Ma con la cancellazione dei due grandi scempi — il primo abbattuto nel 1999 e l'altro lo scorso anno — il territorio italiano non può comunque dormire sonni tranquilli. Il degrado prosegue senza sosta, nonostante quasi il 47% del Paese sia sottoposto a vincoli di tutela.
Basta leggere la mappa del rischio stilata dalle soprintendenze su input del ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli. Ci sono gli abusi già perpetrati e che ancora fanno brutta mostra di sé. Due esempi su tutti, entrambi scheletri in cemento armato: quello di Alimuri, sulla costa di Vico Equense, che aveva la pretesa di essere un grande albergo praticamente sull'acqua, e lo "scheletrone" sull'Isola di Palmaria, di fronte a Porto venere, altro albergo abortito.
Ci sono anche quelli che eco-mostri ancora non sono, ma potrebbero diventarlo. Lottizzazioni autorizzate dalle amministrazioni locali per la realizzazione di insediamenti turistici, stabilimenti balneari, speculazioni immobiliari, elettrodotti, impianti eolici, raddoppi di strade, porti. Una lunga lista nera che le soprintendenze stanno per inviare al ministero.
Rutelli ha promesso di correre ai ripari. Intanto ha avviato un duplice intervento normativo: un disegno di legge per inasprire le sanzioni contro chi danneggia il territorio e un decreto per rivedere la parte del Codice dei beni culturali nella parte dedicata al paesaggio.
C'è, però, un altro intervento che non può aspettare: le soprintendenze l'anno scorso hanno ricevuto oltre 175mila domande per progetti su aree vincolate. A esaminarle 291 architetti: una media di 585 pratiche a tecnico. Alla fine, le bocciature sono state solo il 2 per cento. Su molti fascicoli è calato il silenzio assenso.

Più di 170mila insidie alle aree tutelate
pagina a cura di Antonello Cherchi, Francesco Nariello
Il Sole 24 ore 18/6/2007

La tutela del paesaggio italiano ha le armi spuntate. Le soprintendenze, che devono vigilare sulle aree vincolate della Penisola, sono sovraccariche di lavoro e a corto di personale. Gli architetti incaricati di esaminare i progetti di costruzione o comunque gli interventi in zone tutelate sono pochi rispetto alle richieste. Nel 2006 ogni tecnico ha avuto, in media, 585 pratiche da istruire, con punte di 3mila domande a testa nella soprintendenza di Lucca e Massa Carrara.
A ciò si aggiunga che la valutazione dei progetti non è l'unico impegno degli architetti, che svolgono altre funzioni, come le ispezioni e i sopralluoghi (anche nell'ambito della tutela dei beni architettonici), partecipano alle conferenze dei servizi e predispongono le difese per il contenzioso che spesso segue alle loro decisioni.
E senza dimenticare che l'esame dei progetti è sottoposto ai rigidi tempi del silenzio assenso: le domande di autorizzazione che le soprintendenze ricevono dalle Regioni o dagli enti locali devono essere evase nel termine perentorio di 60 giorni, scaduti i quali le amministrazioni decidono comunque. Questo spiega come mai le bocciature effettive pronunciate dalle soprintendenze siano così poche: appena l'1,8% dei progetti presentati. Viste le forze in campo, la conseguenza è che, oltre ai fascicoli su cui non c'è nulla da rilevare, c'è n'è però una buona parte che si chiude per scadenza dei termini.
Il carico di lavoro
Lo scorso anno le soprintendènze hanno ricevuto oltre 170mila domande di autorizzazione per trasformazioni su aree tutelate. Si tratta di progetti per la realizzazione di nuovi manufatti, ma anche di modifiche a strutture preesistenti. Si deve, infatti, considerare che ogni intervento in zone vincolate — dalla costruzione ex novo alla sostituzione di parti (infissi, tegole, pavimenti esterni o altro) di immobili già realizzati —ha bisogno dell'autorizzazione. Competente a rilasciarla è la Regione, che però nella maggior parte dei casi ha delegato questo compito ai Comuni. L'amministrazione locale, una volta acquisito il parere della commissione per il paesaggio, trasmette il fascicolo alla soprintendenza che deve esprimere una valutazione di legittimità. Entro 60 giorni deve, cioè, dire se il progetto è in linea con i vincoli paesaggistici, mentre non può pronunciarsi sul merito dell'intervento.
Per portare a termine questa operazione, le soprintendenze dispongono di un esiguo esercito di 291 architetti, diversamente distribuiti. La soprintendenza con il numero maggiore di progetti ricevuti nel 2006 è stata quella di Milano (con competenza su altri sette capoluoghi di provincia lombardi), con 16.340 richieste di interventi in aree sottoposte a tutela, seguita dalla Liguria (15.754) e dall'ufficio competente sulle province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso (15.500). Non a caso sono proprio queste le soprintendenze (a cui si aggiungono le Marche e quattro delle cinque sedi della Toscana) con le percentuali più basse di progetti bocciati: dallo 0,5 allo 0,1 per cento.
Il record, tuttavia, spetta al Piemonte con un solo annullamento a fronte di più di pratiche. Napoli è stata la sede più "prolifica" in materia di bocciature: 390 dinieghi, il 15,5% del totale. In generale i tre uffici posti a tutela delle cinque province campane hanno bocciato 1.115 richieste, più di un terzo del totale nazionale.
L'offensiva del ministero
Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha promesso di correre ai ripari e di fermare il degrado del territorio, favorito anche dalla speculazione immobiliare e dal fatto che molti comuni sono talmente piccoli che non solo non dispongono di un architetto paesaggista, ma spesso neanche di un geometra. Il primo elenco di scempi da abbattere è stato stilato e ora si attende dalle soprintendenze un'ulteriore lista di abusi da cancellare o di potenziali danni, frutto di lottizzazioni autorizzate dagli enti locali, da fermare.
Il patrimonio a rischio è enorme, anche perché il paesaggio italiano sottoposto a tutela rappresenta quasi la metà (il 47% circa) dell'intero territorio nazionale: più di 141mila chilometri quadrati su un totale di 30mila sono, infatti, vincolati. Oltre alle riforme normative, si confida anche nei piani paesaggistici frutto della collaborazione tra Stato e Regioni. Ma finora sono solo quattro (Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Toscana e Campania) le intese sottoscritte tra Roma e la periferia.

Sanzioni dure per fermare gli scempi
La lotta al degrado del paesaggio passa anche attraverso articoli e commi. La strada che il ministero dei sta percorrendo è duplice: da una parte il disegno di che rivede il sistema sanzionatorio per i reati contro le zone tutelate, dall'altra la riforma del Codice dei beni culturali, che prevede interventi di sostanza soprattutto nella parte relativa al paesaggio.
Entrambe le iniziative hanno ormai un profilo ben definito. In pole position è il disegno di legge, che dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del 23 maggio scorso, si appresta a iniziare il cammino parlamentare. Il provvedimento — che riguarda anche i reati contro il patrimonio culturale prevede un giro di vite sugli oltraggi al paesaggio. In particolare, la fattispecie di distruzione o deturpamento delle bellezze naturali, che il codice penale (articolo 734) oggi sanziona solo con un'ammenda da 1.032 a 6.197 euro, si trasforma in un delitto punibile con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a un massimo di 50mila euro.
Altrettanto dicasi per gli abusi veri e propri, cioè le opere realizzate in zone vincolate senza autorizzazione o, laddove l'autorizzazione esiste, non tenendone conto. Anche in tali casi la contravvenzione diventa delitto e viene punita colla reclusione e la multa.
E' inoltre prevista un'aggravante se gli sfregi avvengono in zone archeologiche o se comportano un aumento della volumetria superiore a un tetto da definire. Altra novità è il reato di frode paesaggistica, che commette chi "trucca" le carte per realizzare abusi e scempi ai danni del territorio: è previsto il carcere fino a sei anni e una multa fino a 10mila euro.
Una volta approvata dal Parlamento, la delega sarà tradotta in pratica con un decreto legislativo, che modificherà l'attuale parte del Codice dei beni culturali riferita alfe sanzioni. Operazione che non è stato possibile inserire già nella riforma del Codice che il ministero ha allo studio, perché la delega che il Governo aveva ricevuto a suo tempo e che è poi diventata il Testo unico dei beni culturali (decreto legislativo 42/2004) non contemplava la possibilità di rimettere mano al sistema sanzionatorio. Occorreva, pertanto, una delega ad hoc.
Il Codice si prepara, dunque, a subire significativi ritocchi. Prima ancora delle sanzioni sarà, infatti, rivista la parte relativa al paesaggio, con interventi che modificheranno l'approccio al problema della tutela del territorio. La commissione, presieduta da Salvatore Settis, ha ultimato i lavori venerdì scorso con una serie di audizioni. Il testo è ora all'esame del ministro Rutelli e, una volta ricevuto il via libera, andrà al Consiglio dei ministri e poi alla valutazone delle commissioni parlamentari competenti. Non è, invece, previsto il vaglio del Consiglio di Stato.

La lista nera delle minacce gravi
Lottizzazioni, villaggi turistici, alberghi, strade. Sono soltanto alcuni degli interventi finiti nel mirino delle soprintendenze e che saranno inseriti nell'attesa «mappa delle criticità». Su richiesta del ministro dei Beni culturali e vicepremier, Francesco Rutelli, i soprintendenti stanno infatti eseguendo un dettagliato monitoraggio delle minacce più rilevanti al territorio italiano sottoposto a tutela, con l'obiettivo di individuare gli "ecomostri" già esistenti e,
soprattutto, di prevenire ulteriori danni. Evitare, insomma, quello che lo stesso Rutelli ha definito un «silenzioso sacco». In attesa che la mappa venga completata, le soprintendenze hanno fornito a Il Sole 24 Ore alcune anticipazioni delle "liste nere".
È il caso di Recco, in provincia di Genova, dove la Soprintendenza ha segnalato con preoccupazione le previsioni di sviluppo residenziale (contenute nel Piano urbanistico adottato dal Comune) che comporterebbero un incremento di superficie edificabile di circa 97mila metri quadri in una zona di grande pregio paesaggistico e archeologico. Sempre in Liguria (regione con più del 92% della superfìcie sottoposta a vincolo)sarà abbattuto e bonificato lo "scheletrone", l'ossatura in cemento di quello che sarebbe dovuto essere un albergo, mai ultimato. Lo scempio si trova nell'area dell'ex Cava San Giovanni, sull'isola Palmaria, di fronte a Portovenere.
Dopo aver bloccato la costruzione di nuovi immobili nei pressi del Castello di Moniga, sul lago di Garda, la Soprintendenza di
Brescia, Cremona e Mantova ha segnalato un pericolo analogo nell'area delle colline moreniche, nel mantovano, interessata anche da insediamenti turistici per gli sport invernali.
Richieste di autorizzazione per lottizzazioni di notevoli dimensioni anche a Greve in Chianti, in provincia di Firenze. In Toscana è inoltre considerata a rischio, a causa della mancanza del vincolo paesaggistico, l'area sottomonte tra S. Giuliano Terme e Pisa. Occhi aperti anche sull'Isola d'Elba, dove è stato progettato un parco eolico su Monte Tambone e Serra Literno a Campo nell'Elba.
 
La Soprintendenza è contraria.
È allarme rosso, intanto, in costiera amalfitana: immobili abusivi segnalati a Pogerola (Amalfi) e a Positano, proprio sulla suggestiva spiaggia di Formilo. Sempre nel Salernitano, la Soprintendenza considera «ad emergenza paesaggistico-ambientale» l'oasi naturalistica del monte Picotta, minacciata dall'installazione di antenne e di una discarica. Ad Ascea, invece, la forte espansione edilizia rischia di compromettere l'area archelogica di Velia.
In Veneto restano sotto osservazione i massicci interventi di
edificazione previsti nella riviera del Brenta, fra le province di Padova e Venezia, zona ricca di borghi e ville storiche. Lì è prevista la costruzione di un polo commerciale definito "città della moda" o "Veneto city".
Altro capitolo critico sono le richieste per installazioni turistico-alberghiere, alcune delle quali sono state già bloccate dalle soprintendenze. È accaduto a Parzanica (Bergamo), dove, nell'area forestale in località Piassi si intendeva costruire nuovi complessi turistici. Stop del soprintendente anche per una struttura alberghiera che si voleva realizzare a Somma Lombardo (Varese), nelle immediate adiacenze del castello medievale. Sarà invece oggetto di una prossima seduta della conferenza dei servizi il progetto dell'architetto Massimiliano Fuksas — progetto già approvato dal comune di Savona — per una torre di 120 metri, con residenze e parcheggi, da erigere nel porticciolo turistico della Margonara.
Da verificare anche l'impatto paesaggistico dei lavori in alcuni snodi stradali, come la statale 16 tra Alessano e S. Maria di Leuca, in Puglia, e il tratto autostradale nella Piana di Navelli, in Abruzzo, area di interesse archeologico.

Sei esempi in negativo
Nel caso di Alimuri, Montecorice, Punta Licosa e Isola Palmaria si tratta di strutture già esistenti, blocchi di cemento e scheletri di edifìci abbandonati, tutti costruiti a pochi metri dal mare in zone sottoposte a vincolo. Le soprintendenze chiedono che vengano abbattute per ripristinare il contesto originario. A Capraia e Recco, invece, sono indicati progetti non ancora realizzati. Se le opere sulla carta dovessero essere approvate, avvertono le soprintendenze, aree paesaggistiche di alto pregio rischierebbero di essere compromesse.

ALIMURI (NAPOLI)
Da demolire
Sulla costa di Vico Equense, a pochi passi dal mare, si staglia lo scheletro in cemento armato di un albergo mai realizzato. La costruzione fu iniziata nel 1963, le successive vicende giudiziarie hanno bloccato l'opera Ora sarà demolita

ISOLA PALMARIA (LA SPEZIA)
Lo «scheletrone»
Sarà abbattuta l'ossatura di cemento denominata «lo scheletrone»» sull'isola Palmaria, di fronte a Portovenere. Sarebbe dovuto essere un albergo, ma la costruzione non è stata mai ultimata. L'area sarà bonificata

MONTECORICE (SALERNO)
Sulla spiaggia
Proprio a ridosso dell'arenile di San Nicola a Mare, a Montecorice si erge una struttura abusiva su due livelli. La costruzione avrebbe dovuto essere destinata a un complesso turistico alberghiero

RECCO (GENOVA)
Piano sotto accusa
Il Piano urbanistico (Puc) adottato dal Comune di Recco prevede uno sviluppo restdenzia le con incremento dì superficie utile di 97mila metri quadri in una zona di pregio paesaggistico e archeologico

PUNTA LICOSA (SALERNO)
Prefabbricati
A pochi metri dai mare di Punta Licosa sono state realizzate una serie di costruzioni, mai completate, formate da blocchi prefabbricati. Avrebbero dovuto far parte di un complesso turistico ricettivo

ISOLA DI CAPRAIA (LIVORNO)
Lavori al porto
All'esame della soprintendenza di Pisa e Livorno i lavori per l'allarga mento del porto.
Il progetto prevede, tra l'altro, l'ampliamento dei moli esistenti e la realizzazione di un approdo commerciale