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si puo' azzerare l'inquinamento?




DA REPUBBLICA DI VENERDÌ 13 LUGLIO 2007 › VARIE

 
Si può azzerare l´inquinamento?
l´ultimo slogan ecologico

I costi ignorati in termini di distruzione ambientale dei nostri comportamenti quotidiani
Ridurre le emissioni di anidride carbonica nell´atmosfera per contrastare l´effetto serra 

Questo vale ad esempio per la dicitura "carbon free": una definizione che si utilizza per quei progetti, attività produttive o umane di qualsiasi tipo, che hanno un "impatto zero", ovvero non immettono nuova CO2 nell´atmosfera o, quanto meno, il bilancio tra quanta ne producono e quanta ne consumano è pari a zero.
Carbon free è anche una certificazione ufficiale, che alcuni enti rilasciano, tanto che può capitare di leggere notizie riguardanti produttori di computer che installano processori carbon free o di Comuni, com´è successo per Siena, che attraverso progetti mirati potranno presto fregiarsi dell´etichetta carbon free.
Dopo il recente Live Earth, il concerto globale che voleva sensibilizzare sull´urgenza di combattere il cambiamento climatico, i critici si sono scatenati a calcolare quante emissioni aveva provocato l´evento, concludendo che i viaggi su jet privati delle star, o la produzione massiccia di rifiuti, non erano certo un buon modello da sbandierare. L´impronta ecologica - strumento statistico per valutare l´impatto dei consumi sulle capacità di rinnovamento delle risorse - del Live Earth era spesso impietosa: non si è trattato di un evento carbon free, tanto per iniziare a usare i nuovi termini.
Chi è carbon free in teoria fa qualcosa di concreto contro il cambiamento climatico perché contribuisce a ridurre l´emissione di gas serra nell´atmosfera. L´anidride carbonica, infatti, è solo uno dei gas che provocano l´effetto serra. Entrano in gioco anche il metano, il protossido di azoto, i clorofluorocarburanti (CFC) e altri gas, non naturali, tutti prodotti delle attività umane.
Ma perché allora si accaniscono tutti contro la CO2? Se confrontata a parità di concentrazioni in aria, l´anidride carbonica avrebbe un impatto molto minore degli altri gas sopra menzionati. Però succede che tutti questi gas non naturali, nonostante il loro alto potere riscaldante, danno un contributo abbastanza basso all´effetto serra complessivo, a causa delle loro attuali basse concentrazioni nell´atmosfera che arrivano a essere circa 10 milioni di volte inferiori a quelle della CO2.
Le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, che ammontavano a circa 280 ppm (parti per milione) all´inizio del 1800, sono diventate 380 ppm nel 2006. L´aumento di 100 ppm nel giro di 200 anni non ha precedenti per il nostro pianeta, come dimostrano i carotaggi effettuati in Antartide. Il tasso di aumento, poi, cresce ogni anno, e se la media di due secoli è stata 0,5 ppm/anno, è poi cresciuto fino a 1,5 negli anni ´80 e addirittura a 2,0 nel 2000.
Che cosa sta succedendo? Siccome è difficile seguire gli spostamenti complessi della CO2 in quel ciclo molto semplificato che ci insegnavano a scuola, perché essa non rimane immutata nei suoi spostamenti, gli studiosi per spiegare il fenomeno hanno iniziato a prendere in considerazione il carbonio come unità di misura.
Il carbonio (come spiegano bene nel loro libro "Clima: istruzioni per l´uso", Vincenzo Ferrara e Alessandro Farruggia) ha un ciclo naturale che è schematizzabile in tre grossi serbatoi che lo contengono nelle sue diverse forme, collegati tra loro da tubi. I tre serbatoi sono l´atmosfera, gli oceani e il suolo che si scambiano carbonio continuamente. Il carbonio presente nei vari serbatoi può cambiare ogni giorno, ogni stagione, ma la quantità totale dovrebbe rimanere invariata, a meno che non si introduca carbonio dall´esterno, che è ciò che effettivamente sta accadendo. Ma dove si pesca questo carbonio in più? Esiste un quarto serbatoio, che sta nel sottosuolo profondo e nelle riserve geologiche, che contiene più carbonio di tutti gli altri tre messi insieme. Ma questo non è collegato da tubi, è a sé stante. Contiene petrolio e altri combustibili fossili, è quello a cui attingiamo per far marciare le nostre automobili e aerei, per far produrre le nostre industrie, per fertilizzare i terreni in agricoltura.
Così facendo ci siamo intromessi nel ciclo naturale, un ciclo "carbon free" a emissioni zero, per squilibrarlo in maniera sempre più invasiva, incidendo pesantemente sull´atmosfera e di conseguenza sul clima del nostro pianeta. Chi è carbon free, dunque, si chiama fuori da questo processo perverso che abbiamo introdotto ai tempi della rivoluzione industriale, e può sentirsi sicuro di non contribuire ulteriormente a questo disastro umano.
Ma rimane un bel po´ di CO2 in eccesso, e non sarà facile smaltirla: c´è anche chi ha pensato di "catturarla" e immagazzinarla nel sottosuolo o di spedirla nello spazio, chissà: forse la tecnologia in futuro ci verrà in aiuto.
Per ora però non possiamo far altro che cercare di limitare le nostre emissioni con comportamenti virtuosi, cercando per lo meno un bilancio pari a zero. Attenzione però: in linea di principio un´azienda potrebbe anche continuare a produrre CO2 ai suoi ritmi attuali, per poi bilanciare il danno piantando altrove nel mondo una quantità di alberi che contrastino esattamente l´effetto negativo. Il calcolo totale darebbe zero, ma siamo sicuri che questo sia un comportamento sostenibile? Sarebbe un po´ come dire a degli assassini che gli si sconta ogni omicidio in cambio di un´adozione a distanza di un bambino africano.
La verità è che per raggiungere quanto meno il carbon free, vanno profondamente ridiscusse le nostre abitudini, i nostri modi di vivere, pensare e produrre. Facciamo un esempio "agricolo". I fertilizzanti si calcola che rilascino sette chili di anidride carbonica per ogni chilo. Io vorrei capire allora perché i prodotti dell´agricoltura massiva devono costare sempre meno di quelli da agricoltura biologica che non fanno questo danno al pianeta. Se avessimo coscienza di quanto paghiamo in termini di distruzione ambientale con certi comportamenti quotidiani a basso costo ma altamente insostenibili, probabilmente inizieremmo a ridiscutere tutti i valori che diamo alle merci, al cibo, alla salute e al denaro.
Forse così il "carbon free" non sarebbe un comportamento virtuoso che pochi oggi sanno permettersi, ma diventerebbe la norma, tutelata da leggi, sovvenzioni e magari sanzioni per chi non la rispetta. Il problema è davvero molto complesso e implica un´infinità di variabili, ma la metafora dell´impronta ecologica può venirci in aiuto. Pretendere di non inquinare con le nostre attività è quasi come se dovessimo camminare nella neve senza lasciare impronte. Sarebbe una cosa impossibile, ma almeno cerchiamo di creare le condizioni perché la neve continui a cadere nelle stagioni giuste, e il ciclo della vita si rinnovi.