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se la circolazione non funziona in città



da repubblica.it 
 
Se la circolazione non funziona la metropoli rischia ictus e infarto
Data di pubblicazione: 26.08.2007

Autore: Viale, Guido

Uno dei tanti atteggiamenti retrogradi, dal punto di vista culturale e politico, dell’amministrazione di Letizia Moratti rispetto al territorio. La Repubblica ed. Milano, 25 agosto 2007 (f.b.)

La mobilità urbana (di uomini e merci) è la circolazione del sangue che tiene in vita il corpo di una città. Ma, parlando di Milano, la prima cosa che viene da chiedersi è: quale circolazione? E quale città? Se circola sangue malato, come quello di chi continua ad affidare la maggior parte degli spostamenti all’auto privata (il mezzo più inquinante, più costoso, più pericoloso, quello che occupa più spazio e che ne sottrae di più alle funzioni vitali degli umani), il corpo deperisce, se non altro per i troppi veleni trasportati. Se la pressione esercitata dal traffico automobilistico sulle arterie della città è eccessiva, le conseguenze sono ictus e infarto.
L’ictus, che colpisce il cervello, è già arrivato. Milano non ha più, e da tempo, una testa pensante. A quale progetto, o modello, o idea di città pensino – se pensano – gli amministratori di Milano non è dato sapere. L’infarto è alle porte e ogni giorno le sue avvisaglie si manifestano in qualcosa che non torna a causa di provvedimenti estemporanei, scoordinati e contraddittori. Il ticket di ingresso – se verrà istituito – dovrebbe ridurre il numero di auto che entrano in città. Ma le sue motivazioni sono diverse: non è una tassa sulla congestione, come a Londra, dove ha avuto successo, ma un modesto balzello, che sull’inquinamento avrà scarsi effetti.

Contemporaneamente si abbattono alberi, si distruggono monumenti e si scavano buchi per "ospitare" e fare arrivare in città più auto. Si dipingono strisce gialle e blu, che teoricamente raddoppiano gli oneri di chi usa l’auto per spostarsi in città, ma poi, per non urtare l’automobilista-elettore, non si elevano contravvenzioni nemmeno a chi posteggia in doppia e tripla fila. Si riducono ai minimi termini le vie pedonalizzate per non turbare i commercianti e poi si bloccano per anni intere zone con cantieri che non finiscono mai. Si fa pagare l’ingresso a chi entra "in città" e poi si aumenta il prezzo dei biglietti per chi arriva da fuori Milano. Il fatto è che per far vivere Milano, come qualsiasi altra città, occorre ridurre drasticamente la circolazione delle auto private. Servono tutte le misure che vanno in questa direzione, purché coordinate tra loro. Fanno danno tutte quelle che tendono ad aumentare il numero delle auto.

Ma poi, di quale "corpo", cioè di quale città si parla? L’hinterland di Milano è come gli arti di un corpo che senza di essi non potrebbe vivere. Pensare di curare il tronco a scapito degli arti non è un’operazione sensata. Eppure è quello che il sindaco Moratti continua a cercare di fare per salvaguardare il "suo" elettorato. Affrontare l’inquinamento, la mobilità, la localizzazione delle funzioni urbane su basi simili dimostra una totale incapacità di pensare la città. D’altronde il sindaco Moratti, al Meeting di Rimini, quando le hanno chiesto a chi o a cosa pensava, ha dichiarato: «Parlavo in modo ampio e non pensavo a nessuno». Esatto.