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il fotovoltaico è un treno in corsa che nessuno puo' fermare




da greenport.org
07/09/2007Energia

 Il fotovoltaico è un treno in corsa che nessuno può fermare!
Lo afferma con convinzione Gianni Silvestrini, consulente del Ministero dello Sviluppo Economico e direttore del Kyoto Club, con il quale abbiamo fatto un bilancio dell’European Photovoltaic Solar Energy Conference & Exhibition
di Alessandro Farulli
 
LIVORNO. «Il fotovoltaico è un treno in corsa che nessuno può fermare». Lo afferma con convinzione Gianni Silvestrini (Nella foto), consulente del Ministero dello Sviluppo Economico e direttore del Kyoto Club, con il quale abbiamo fatto un bilancio dell’European Photovoltaic Solar Energy Conference & Exhibition, il più grande congresso al mondo sul fotovoltaico che si tiene quest’anno a Milano e che si conclude proprio oggi.

«Il fatto stesso – comincia Silvestrini - che questo evento torni in Italia dopo 19 anni, significa quanto il nostro Paese fosse in passato leader mondiale del settore, ma anche quanta attesa sia tornata oggi su di noi a livello internazionale. Alcuni numeri possono spiegare meglio quello che sta accadendo: l’Italia, sul lato della domanda, è in pieno boom. A livello di Germania e Spagna. Le richieste di installazione quest’anno sono 216, quattro volte quelle degli ultimi 25 anni. Non tutti gli impianti saranno installati entro il 2007 e quindi ritengo che quest’anno saremo intorno a una crescita di 80 megawatt, mentre nel 2008-2009, visto l’attuale fervore, dovremmo andare al ritmo di 100-200 megawatt. Va detto anche che a livello di stand a Milano se ne è registrato un numero doppio rispetto all’edizione precedente del congresso che si è svolto a Dresda».

Ma onestamente il fotovoltaico quanto potrà incidere di qui a qualche anno sulla produzione nazionale di energia?
«Pochissimo. Nelle realtà più avanzate siamo circa all’1 per cento. Anche se, considerando che parliamo della Germania dove il sole scarseggia, non è poco. I numeri ‘veri’ del fotovoltaico non li avremo comunque prima del 2030-40. Detto questo però il fotovoltaico può già contribuire nel soddisfare la cosiddetta domanda di punta. Mi spiego: d’estate, quando il picco raggiunge circa 54 gigawatt, la domanda di punta – circa 3mila megawatt – potrà entro il 2016 essere prodotta dal fotovoltaico. Poi crescerà ancora e potrà competere – a livello di prezzo – proprio con l’energia per i periodi di punta, che è la più costosa. Durante la conferenza è emerso anche che il fotovoltaico entro 10 anni ridurrà i suoi costi e si appresterà ad avere un ruolo visibile».

Dunque si lavora soprattutto per il futuro.
«Si tratta di una tecnologia strategica per il 2030-40 che abbinata al solare e all’idrogeno rappresentano la stella polare. Chi avrà in mano questa tecnologia equivale a chi oggi ha il petrolio. Per questo Giappone e Germania ci stanno investendo molto. Non quindi per risultati immediati. E per quanto riguarda l’Italia, la novità è che si sta registrando un’offerta tecnologica importante. Con il programma del ministero dello sviluppo economico “Industria 2015”, un programma da 250 milioni di euro, sono arrivati 130 progetti che riguardano tutta la filiera produttiva - dal silicio alle fibre - e per realizzare i quali si sono proposte piccole aziende, ma anche grandi gruppi. Siano sul punto di investire centinaia di milioni di euro che nel giro di 3 anni faranno cambiare il volto dell’Italia tanto che finalmente la nostra ‘industria solare’ non dovrà più importare dall’estero. Altro elemento di novità emerso dalla conferenza è che a livello mondiale il fotovoltaico è la tecnologia che cresce di più in termini assoluti. E’ ancora più bassa rispetto all’eolico, ma ha un volume di affari uguale, anche per via dei costi più alti: 10 miliardi di dollari. Quindi presto sorpasserà l’eolico. Le cose cambiamo rapidamente nel mondo globalizzato, tanto che la Cina è diventato il numero uno nel settore fotovoltaico quando fino a pochi anni fa questo settore non esisteva neppure. L‘Europa cresce grazie soprattutto a Spagna e Germania, e poi gli Usa – che negli ultimi anni sono calati - danno segnali di ripresa soprattutto grazie ai programmi avviati in California, Nevada e Arizona. Quindi anche gli Stati Uniti torneranno a crescere nel 2008-09».

C’è però un problema di prezzi ancora alti.
«Questo perché al momento è più alta la domanda dell’offerta. In Spagna e in Germania comunque, anche conseguentemente agli incentivi, si stanno facendo grossi investimenti su ricerca e sviluppo che stanno portando i prodotti a rendimenti più elevati e a prezzi più stabili. L’industria del settore garantisce che nel giro di 2 anni ci sarà una riduzione del 5% dei costi».

Non crede che, almeno in Italia, per dare maggiore slancio al settore servirebbe personale formato ( negli enti e nelle imprese) che aiuti i cittadini a superare i ben noti problemi burocratici, che di fatto rallentano le installazioni e frustrano anche la domanda stessa?
«Dal punto di vista dell’offerta devo dire che si stanno predisponendo pacchetti con progetti che prevedono un trattamento completo. Dal prestito in banca, fino al contratto con il Gse. Ritengo comunque che il 2007 sia l’anno del rodaggio e dal 2008 tutto sarà più facile. Semmai c’è da risolvere un problema con alcuni enti locali che hanno un atteggiamento troppo rigido. Ho sentito di richieste di valutazione di impatto ambientale per installare il fotovoltaico su edifici di nessun pregio oppure richieste di misurare l’impatto acustico… Cose comunque che non freneranno il fotovoltaico che ritengo ormai essere un treno che nessuno può fermare».

In attesa che dunque il fotovoltaico si sviluppi al meglio, bisogna che si investa molto su quello che può dare risultati più immediati, come il risparmio e l´efficienza energetica».
«Assolutamente sì, la stella polare del 20, 20, 20 (20% energie alternative, 20% risparmio energetico, 20% riduzione gas serra, ndr), pur essendo molto ambiziosa, è comunque la linea da seguire».

C’è però chi ritiene che il nucleare sia ancora la strada, o almeno una delle strade, da seguire per uscire dalla logica della produzione di energia da fonti fossili. Anche oggi Umberto Veronesi, presentando "l’Energy Challenge" (la conferenza mondiale sul Futuro della Scienza che si terrà a Venezia dal 19 al 22 settembre) sostiene su Repubblica: «Il sole, fonte primaria di energia, è un’immensa centrale nucleare dove si producono fenomeni di fusione e fissione (…). Da qui dobbiamo ripartire, studiando come sfruttare al meglio le fonti di energia che la natura stessa utilizza: il sole, l’atomo, il vento». Che ne pensa?
«Concordo in pieno sul fatto che il sole e i sui derivati (vento, bimasse ecc) siano da sfruttare al meglio. Ma sul nucleare continuo a fare una riflessione, prima ancora che sulla sicurezza, sui costi – e penso agli Usa costretti a un incentivo per far ripartire l’industria dell’atomo – ; al fatto che non esiste un paese al mondo che abbia un deposito definitivo per le scorie; alle questioni etiche anche guardando quello che sta succedendo in Iran. Una serie di elementi che rende assolutamente fragile queste opzione».