[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

[tradenews] [EPAs] 27 settembre



Il 27 settembre cadra' il quinto anniversario dall'inizio dei
negoziati per gli Accordi di Partnership Economica (Economic
Partnership Agreements EPAs) fra l'Unione Europea ed i paesi di
Africa, Caraibi e Pacifico, I cosiddetti paesi ACP.
E mancheranno solo tre mesi alla loro scadenza, poiché ufficialmente
il regime commerciale ereditato dalle Convenzioni di Lome' cesserà di
esistere allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2007.
In realtà, la situazione dei negoziati sembra contraddire tutto
questo, ma il Commissario europeo al commercio estero, l'inglese Peter
Mandelson, non lascia balenare alcun spiraglio alle richieste dei
paesi ACP di prorogare il termine stabilito nel 2000 a Cotonou, la
capitale del Benin.
E' da gennaio che Mandelson minaccia i 76 paesi coinvolti nel
negoziato, affermando che in caso di mancato rispetto della scadenza,
per loro non ci sarà alcuna alternativa se non quella di vedersi
applicate le concessioni che l'UE concede a tutti i paesi in via
sviluppo col sistema di preferenze denominato GSP.
Ma l'Accordo di Cotonou non contiene anche l'impegno della Comunità,
relativamente ai paesi che non fossero disposti a firmare gli EPA ad
esaminare "tutte le alternative possibili intese ad offrire a tali
paesi un nuovo quadro commerciale equivalente alle condizioni
esistenti e conforme alle norme dell'OMC" ? (Art. 37.6)
Non si capisce mai perché per Mandelson alcuni impegni risultino
improrogabili mentre altri sembrino inesistenti.
In questi mesi le richieste inviate nero su bianco a Barroso e
Mandelson da parte di diversi ministri africani sono state totalmente
ignorate, ultima quella del ministro per il commercio del Kenya, che a
nome dei paesi del gruppo ESA (Easten and Southeen African region), il
14 agosto, ha chiesto di sapere il futuro dei rapporti commerciali con
l'UE ricordando che gli ordini di import/export si fanno con diversi
mesi di anticipo.
Ma l'11 settembre, Mandelson, parlando a Bruxelles ha riaffermato che
i paesi che non firmeranno gli EPA perderanno le attuali preferenze e
si dovranno accontentare del sistema GSP.
Ma che cosa significa questo? E' davvero così tragico?
La domanda non è così banale come puo' sembrare perchè non è tutto oro
quello che luccica. Innanzitutto per 39 paesi che sono classificati
nel gruppo dei paesi meno avanzati (PMA), in linea teorica senza EPA e
senza Cotonou non dovrebbe cambiare nulla poiché possono sfruttare
l'iniziativa EBA che permette loro, esportazioni esenti da dazi in
Europa. In realtà non è proprio così ma non è questo lo spazio per un
approfondimento.
Per gli altri paesi le analisi mostrano che il 70% delle loro
esportazioni anche senza Cotonou entrerebbero esenti da tasse di
dogana, perche? Perche' su questi prodotti l'UE non applica dazi,
anche se a esportare è il Giappone o gli Stati Uniti d'America.
Scalando al sistema GSP, come minacciato da Mandelson aggiungiamo un
altro 5% esente da dazi, rimane dunque un 25% di esportazioni: questa
è la quota realmente interessata dagli EPA.
Questa è la quantità di esportazioni che preoccupano perché anche se
Cotonou "copre" il 96% delle esportazioni dei paesi ACP (non
catalogati come PMA) è significativo solo per il 25% delle loro
esportazioni.

E si tratta soprattutto di carne, zucchero e banane, coperte da
appositi protocolli allegati alle convenzioni di Lomé. Peccato che
questi trattamenti preferenziali termineranno comunque, EPA o non EPA
perche' cosi' vuole l'UE per aderire alle regole del libero commercio,
cancellando questi retaggi del passato. Tant'è che per lo zucchero la
riforma è già stata approvata (lo sanno bene i bieticoltori italiani)
e si calcola che per i paesi ACP interessati (Mauritius, Fiji, Guyana)
la perdita sara' di 250 milioni di euro.
La verità che Mandelson omette in ogni suo discorso retorico è dunque
che i Paesi ACP sono così reclutanti nei negoziati per il semplice
motivo che c'è ben poco da guadagnare per loro e la promessa totale
apertura del mercato europeo risulta paragonabile a quella di
permettere ad una utilitaria di correre un Gran premio di Formula 1.
Un accordo di Partnership è un accordo in cui entrambi i partner
guadagnano qualcosa e in cui c'è un minimo di parità di rapporti. Gli
EPA non rientrano in questo schema, sono solo un accordo di libero
scambio dell'ultima generazione UE, coerenti con la nuova strategia
presentata lo scorso anno nel documento "Global Europe: Competing in
the World", ovvero accordi di libero scambio che includano temi ancora
prematuri per i negoziati WTO (spesa pubblica, investimenti, regole di
concorrenza eccetera) per preparare la basi per una loro successiva
inclusione multilaterale.
Per questo il 27 settembre in diverse città europee ed Africane
associazioni, ONG e sindacati contadini scenderanno in piazza per
riaffermare la loro contrarietà agli EPA e chiedere che le relazioni
commerciali fra l'Unione e le sue ex colonie siano basate su un
approccio di autentica partnership.

Roberto Meregalli
Campagna L'Africa non è in vendita!
www.tradewatch.it