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multiutility o aziende multifunzionali ?



Genova 18 ottobre 2007

 

Multiutility o aziende multifunzionali?

 

Siamo tutti anglosassoni.

 

In italiano il termine si può tradurre  semplicemente: aziende che forniscono due o più servizi .

Nel panorama politico italiano si discute molto su questa tipologia di impresa e contestualmente si discute su liberalizzazione del mercato.

E’ evidente che ci troviamo in una spiacevole situazione di conflitto tra mercato protetto e libera impresa e questo vuole essere l’oggetto del mio ragionamento.

Le grandi città ragionano su come aggregarsi per fornire il servizio migliore (luce, acqua,gas, rifiuti ai cittadini).

Almeno due di questi servizi (acqua e rifiuti) per i quali paghiamo una tassa/tariffa, nulla hanno a che vedere con processi di gestione ampi che ne ottimizzino lo sfruttamento o la gestione.

Ci sono ragioni geografiche e morfologiche (conformazione dei territori e distanze tra gli stessi), ragioni economiche.

Acqua e rifiuti hanno subito rincari per la loro gestione da quando da servizio pubblico sono passati alla gestione municipalizzata.

Non mi interessa analizzare perché questi due servizi così importanti siano più cari che dieci anni fa ma contestare con forza il loro inserimento in percorsi economici nuovi come quelli che riguarderanno le multiutility.

Questi due settori debbono rimanere pubblici ed in privativa, ad esclusiva gestione pubblica.

L’acqua, bene essenziale per i cittadini  per la quale occorre una politica di corretto utilizzo (4 volte al giorno in bagno per sprecare almeno 28 litri gg persona di acqua potabile), condotte colabrodo in molte parti d’Italia;  distribuzione non sempre efficienti.

Migliorare, investire ricercare ed ottimizzare non solo finalizzato alla copertura delle perdite di bilancio ma ad una politica più lungimirante che riguarda il futuro delle generazioni.

I rifiuti che da più di trenta anni corrono per l’Italia non abbisognano di soluzioni ampie ma di contesto che siano in grado di coniugare servizio pubblico ed economia privata, di sviluppare la ricerca del riutilizzo, della trasformazione da prodotto di scarto a prodotto finito e anche su questo occorre controllo, presenza e gestione pubblica per le fasi di gestione dello smaltimento soprattutto.

Si può ragionare con i privati su trasformazione ed impianti (vetro, carta, plastica, ferro), sullo spazzamento la raccolta e il lavaggio delle strade ma non su gestione del ciclo ed impianti finali per i quali i privati sono esecutori materiali di impianti.

Se si vogliono fare multiutility si facciano ma su quello che è di intreresse dei cittadini: gas e luce.

Si compri gas facendo massa critica e si gestica forniture, condotte al meglio.

Lo stesso si faccia con la luce sia la pubblica (lampioni)  che la privata (case) .

Ma lo spazzino dipendente di ACEA che lavora a Genova lo trovo oltre che poco interessante uno schiaffo alla vera liberalizzazione dell’economia.

 

 

Massimo Maugeri

 

Legambiente Liguria