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la difesa del bene comune non si fa con le tariffe basse



da greenport.it
30/10/2007Acqua

 Acqua, Calzolaio (Sd): «La difesa del bene comune non si fa con tariffe basse»
 
FIRENZE. Una prova di unità a sinistra si è tenuta all’incontro pubblico organizzato dal partito di Sinistra democratica “Acqua privata, acqua salata? Un bilancio dell’attuale gestione dei servizi idrici in Italia e in Toscana”, che si è svolto ieri a Firenze. «Al prossimo dibattito dovrà essere presente solo uno di noi in rappresentanza di tutti, dato che ormai su questi temi c’è una forte convergenza».

Questo è stato in qualche modo l’auspicio con cui i relatori (Mirko Lombardi, responsabile nazionale ambiente Prc, Valerio Calzolaio, responsabile nazionale ambiente Sd, Marco Betti, assessore regionale con delega servizio idrico Verdi, Nicola Atalmi responsabile nazionale dei rapporti con i movimenti Pdci), hanno aperto i loro interventi. Nel corso del dibattito è stato inquadrato il tema della risorsa idrica nei suoi aspetti più generali e nelle sue criticità. I cambiamenti climatici che acuiscono le crisi idriche lungo lo stivale; le pressioni sulla risorsa idrica insostenibili dovute all’attuale modello di sviluppo; l’agricoltura come settore che incide maggiormente a livello nazionale sui consumi di risorsa con il rischio di un incremento per lo sviluppo della filiera no food (vedi il caso del mais); l’industria che utilizza acque pregiata di falda per i circuiti di raffreddamento; il settore delle minerali, che ha enormi guadagni e spese di concessioni modeste e talvolta non vengono inseriti nei bilanci idrici i volumi di questa tipologia di prelievi.

Inoltre ci sono gli impatti “secondari” derivati da produzione e smaltimento delle bottiglie di plastica, e dal trasporto su gomma; la buona qualità dell’acqua del rubinetto il cui utilizzo su larga scala è ancora soggetto a preconcetti. Il responsabile ambiente dello Sd ha sottolineato i nodi della questione acqua in merito alle modalità di gestione: «L’acqua in Italia per definizione è pubblica tra l’altro dal 1994, è scritto nella legge Galli, ma in realtà non è così - afferma Valerio Calzolaio - perché sono le autorizzazioni dei vari utilizzi, le concessioni a non renderla più tale. Pensiamo a quel che succede per le minerali, ma anche in agricoltura e talvolta nel settore delle idropotabili. Al di là delle inefficienze che pure ci sono state la peculiarità tutta italiana è stata la competenza e l’esperienza delle municipalizzate nel settore della gestione della risorsa idrica. Poi le municipalizzate si sono trasformate in multiutility, in Spa e l’attività si è incentrata sul profitto. E’ stata persa la missione pubblica di tutela della risorsa. Ma attenzione - sottolinea Calzolaio - anche il pubblico può gestire la risorsa in maniera non corretta non tenendo conto che l’acqua è un bene comune».

L’ex sottosegretario all’ambiente suggerisce poi qualche via di uscita «E’ necessario rompere il fronte tra Confindustria e multiutility e l’occasione è la riscrittura del Codice ambientale, il decreto legislativo 152/06, che deve introdurre norme che a regime possono tutelare l’acqua in modo unitario e come bene comune». Poi incalzato da qualche domanda dal pubblico, Calzolaio ha concluso sulle tariffe «quello delle tariffe è solo un aspetto, non è il tema centrale e non è che la difesa del bene comune si faccia con tariffe basse. Bisogna considerare il valore della risorsa, penalizzare fortemente gli sprechi e gli abusi e tenere bassa la tariffa per usi normali. Inoltre aumentare la tariffa in alcuni settori come ad esempio per l’agricoltura, ma anche qui in modo differenziato, a seconda della tipologia di produzione».