[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Articoli da pubblicare



Spett. Redazione,
 
Vi preghiamo di pubblicare i seguenti articoli.
 
Grazie e distinti saluti.
 
Nestor Viani – Gruppo Sociale Progressista
 
Sbarramento sì, sbarramento no: dov’è finita la democrazia?
 
Sempre di più nella politica italiana, i leader dei grandi partiti sembrano avere smarrito il significato vero e proprio della democrazia.
Questo tipo di sistema politico per essere veramente tale deve cercare di garantire la rappresentatività di tutto il corpo elettorale, dalla più piccola formazione politica fino a quella che ottiene il maggior numero di consensi.
Invece, oggi i concetti prevalenti tendono continuamente a calpestare questo principio sacrosanto della democrazia: bipolarismo (fregandosene altamente del fatto che vi possano essere maggioranze variabili, che costituiscono il sale stesso della dialettica democratica), stabilità governativa (a scapito della superiorità istituzionale del Parlamento, unica sede abilitata a rappresentare il popolo sovrano) e salvaguardia di un sistema maggioritario reale o “mascherato” (che serve unicamente a garantire le posizioni di forza delle formazioni politiche maggiori rispetto a quelle più piccole).
Il dibattito prevalente in questi giorni gira intorno alla definizione della nuova legge elettorale orientata verso un sistema proporzionale alla “Tedesca” (equivalente ad un sistema maggioritario “mascherato”), ovvero con uno sbarramento per l’accesso al Parlamento, situato al 4% o 5% dei consensi.
Ipotizziamo pure che venga adottato questo sistema ed attraverso una banale previsione elettorale (con sbarramento al 5%) cerchiamo di dimostrare quanto poco abbia esso di democratico:
Partito delle Libertà (Forza Italia) 25%, Partito Democratico 20%, Alleanza Nazionale 15%, Sinistra Democratica 8%, UDC 7%, Rifondazione Comunista 6%, Lega Nord 5%, Italia dei Valori 4%, Verdi 3%, Radicali 2,5%, Comunisti Italiani 1,5%, Udeur 1,5%, Psdi 1,5%.
Tenendo conto che vi sono circa 50 milioni di elettori in Italia, ed un probabile 15% di astensioni (pari a 7.500.000 persone), 14% di votanti che non si vedrebbero rappresentati in Parlamento sarebbero pari a circa 6.000.000 di cittadini!!!
Tra astensioni ed elettori privi di rappresentanti in Parlamento, le posizioni politiche di ben 13.500.000 persone verrebbero completamente ignorate, il che equivale a 27% dell’insieme del corpo elettorale, il che guarda caso rappresenterebbe virtualmente la prima forza politica del paese!
Se questa è democrazia, invitiamo tutte le persone di questo paese ad usare un po’ di buon senso, prima di ridare fiducia alle grandi formazioni politiche ormai completamente prive di credibilità. Con le premesse che qualsiasi legge elettorale dovrebbe comunque essere sottoposta alla approvazione preliminare del popolo sovrano di cui è chiamata a garantire la rappresentatività e che se si vuole veramente avere meno partiti basterebbe semplicemente rendere l’attività politica economicamente meno fruttuosa di quanto lo sia stata finora. Il che porterebbe automaticamente ad un ricambio stesso della classe politica e quindi ad una progressiva maturazione della democrazia verso un suo autentico compimento.
 
 
Immigrazione: quando si deciderà di affrontare la radice della questione???
 
Nel corso della ultima edizione di “Annozero”, il giornalista Gianantonio Stella ha mandato al conduttore Michele Santoro una foto degli anni ’70 che ritraeva degli emigranti italiani in Svizzera vicino a delle baracche, come a voler dire che gli Italiani presenti in quel paese vivevano come gli immigrati ammassati nelle ormai varie “baraccopoli” delle ns città. Tale paragone è assolutamente privo di fondamento. Infatti, le uniche baracche presenti all’epoca in Svizzera furono realizzate interamente a spese degli imprenditori di quel paese che avevano deciso di ricorrere a manodopera straniera. In realtà, erano veri e propri prefabbricati, pulitissimi, completi di tutti i servizi (cucine e bagni) destinati esclusivamente all’alloggio degli operai italiani ivi emigrati. Nulla a che vedere con l’attuale situazione italiana! Sì, perché allora qualsiasi lavoratore straniero che desiderava ottenere un permesso di soggiorno in quel paese, doveva avere un alloggio e un lavoro, elementi che doveva garantire l’imprenditore svizzero che ne richiedeva le prestazioni. In mancanza di questo, ma anche di un buon stato di salute, il permesso di soggiorno a tempo indeterminato diventava una utopia per qualsiasi straniero. La situazione attuale è in parte mutata ma non di molto rispetto a quei tempi.
Con ciò non intendiamo affatto dire che ciò fosse giusto o sbagliato, ma semplicemente affermare una verità storica, che giornalisti autorevoli come Santoro e Stella avrebbero dovuto verificare prima di accennare un paragone assolutamente inopportuno quanto non corrispondente alla realtà dei fatti.
Ma la cosa più deprimente nel dibattito della trasmissione dell’altra sera è che nessuno dei presenti, a cominciare dai politici, ha manco sfiorato le ragioni per cui l’immigrazione in Italia è giunta ad uno stadio così critico. Si è passati dal razzismo di fondo della Mussolini, alla invasione di massa di popolazioni provenienti dall’Est europeo di Tosi, per giungere alla questione prostituzione di Luxuria. Ma il problema di fondo non è stato affatto toccato!
Lo stato così precario e degradato della immigrazione nostrana è dovuto principalmente ad una imprenditoria priva di scrupoli che ha fatto venire (e continua a fare) centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo, pagandoli con stipendi da fame, senza garantire loro manco un alloggio e spesso nemmeno condizioni di lavoro sicure e dignitose, tanto che parecchie volte vengono impiegati in nero. E’ chiaro, di una logica lampante, che una persona che non riesce a pagarsi un alloggio, o finisce col dovere convivere in buchi di appartamenti insieme a diversi altri individui in situazioni analoghe (persone stipate come animali in qualche metro quadro e questi sono i più fortunati) o va a sistemarsi sotto un ponte o in un boschetto.
E non si venga a raccontare la solita favola che gli immigrati fanno i lavori più umili che gli Italiani non vogliono più fare. E’ che questi ultimi, sapendo fin troppo bene quanto sono sottopagati questi impieghi, non sono in grado di accettarli perché semplicemente non riuscirebbero ad avere un reddito di sostentamento sufficiente. Quindi, cercano di tirare a campare col sostegno dei genitori, finché ciò è possibile. Questi sono gli unici vantaggi che hanno rispetto agli immigrati.
Se gli imprenditori nostrani, anziché pensare soltanto ad uno sfruttamento ad oltranza dei lavoratori stranieri, fossero costretti a pagarli come gli Italiani, nonché a garantire loro un alloggio dignitoso e se lo Stato operasse una lotta concreta e costante al lavoro nero e per fare rispettare le normative di sicurezza sul lavoro, allora sì che l’immigrazione potrebbe uscire dallo stato di degrado e di precariato in cui attualmente si trova. A pagare le spese di questa irresponsabilità non sono soltanto gli immigrati stessi, ma l’insieme della collettività!
Cosa ci vuole per fare questo? Soltanto un po’ di buona volontà. E’ chiedere troppo? Probabilmente sì!
 


L'email della prossima generazione? Puoi averla con la Nuova Yahoo! Mail