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la finanziaria e il clima



dal manifesto.it ottobre 2007
 
Finanziaria distante da Kyoto
 Il clima e l'energia pulita dovrebbero essere al centro di tutta la finanziaria 2008 e non in un singolo capitolo. 
 
Un articolo di Valerio Calzolaio e di Massimo Serafini

La manovra finanziaria 2008 occupa (come sempre) mesi e mesi. Prima il DPEF, poi la preparazione estiva, poi il disegno di legge governativo, poi tre mesi in parlamento. Titoloni, articoli, conflitti, ricatti, indirizzi, vittorie. I bilanci “epocali” (le svolte, le scosse, le fasi) è meglio trarli alla fine. Tanto più che dalle norme ai fatti passeranno periodi di tempo molto lunghi, talvolta anni.
Chi chiedeva una “finanziaria per il clima” non sarà soddisfatto, questa è la previsione allo stato attuale. Meglio saperlo che non capirlo. Meglio dirlo, che nasconderlo. Il disegno di legge e il decreto legge governativi presentano luci e ombre. L’impianto non corregge l’ideologia della crescita con la cultura dei cambiamenti climatici. Manca il bilancio delle emissioni, manca la contabilità ambientale, manca la strategia per l’acqua, manca la centralità delle fonti rinnovabili di energia, manca un organico sviluppo sostenibile, manca una coerente politica infrastrutturale. Certo, non tutto ciò che manca poteva essere ottenuto, ma molto, come segno di svolta, sì. Qualcosa va in quella direzione (nel decreto l’allegato Kyoto al DPEF, la certificazione di CO2 ridotta per il 40% dei nuovi interventi pubblici, nel disegno il fondo teorico per la gestione delle quote di emissione o i 150 milioni in 3 anni per nuovi parchi e migliaia di alberi in città). Inoltre ci sono conferme importanti rispetto al 2007 (il fondo per Kyoto o il 55% per le ristrutturazioni eco-efficienti o il 36% per le ristrutturazioni). Qualcosa dovrà essere tema di emendamenti, molti dei quali sono “a costo zero”. Vedremo alla fine le norme approvate.

Il problema è che il 2007 è stato l’anno del quarto rapporto IPPC e degli scenari sui cambiamenti climatici. Da quegli studi sappiamo che ci aspettano calamità e costi in modo proporzionato a quanto faremo ora per ridurre le emissioni e adattare il Mediterraneo. Anche nel 2007 le emissioni climalteranti sono aumentate. Bisogna dunque cambiare passo perché le possibilità per l’Italia di rispettare gli obiettivi di Kyoto sono pressoché nulle, mentre al contrario certe sono le multe e i guai che passeremo per non averli rispettati. Coerenza vorrebbe che i fanatici del risanamento e del rispetto dei parametri di Maastrich, pronti, in nome di quel vincolo, a sottrarre risorse alla sanità e alla scuola pubblica, dimostrassero lo stesso rigore e determinazione rispetto agli obblighi imposti dal protocollo di Kyoto.
Lo potrebbero dimostrare, ad esempio, sottoponendo, la manovra finanziaria ad un rigoroso bilancio della CO2 per capire e far capire se nel prossimo anno le emissioni caleranno o continueranno a crescere. Cosa serva affinché questo bilancio sia positivo e quindi rispetti gli obiettivi di Kyoto è noto: scelte che rafforzino l’efficienza, il risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, quelle vere e non l’invenzione tutta italiana delle assimilate (rifiuti), oltre naturalmente a un progetto di mobilità sostenibile.
Andrebbe in questa direzione un miglior recepimento della direttiva europea sugli edifici nonché un'effettiva estensione del conto energia a tutte le fonti rinnovabili, con tariffe differenziate a seconda della maturità economica di ogni singola fonte e soprattutto procedendo ad una ulteriore semplificazione dei meccanismi autorizzativi. Altrettanto chiaro è ciò che invece non serve: indurre nuovi e immotivati consumi, offrire energia prodotta con il carbone e i fossili, ipotizzare nuove infrastrutture (strade ed autostrade) che alimentino una mobilità insostenibile di persone e merci su gomma.

Chi chiede una “finanziaria per il clima” non sollecita misure e risorse su un singolo capitolo di bilancio. Abbiamo cominciato chiaramente a farlo con l’iniziativa unitaria SD-PRC-Verdi-PdCI a Roma sabato 22 settembre. Abbiamo di fronte, entro l’anno, gli stati generali della sinistra plurale. In quella sede dovremo essere capaci di mettere insieme i sì e i no per riconvertire davvero l’Italia alle energie rinnovabili, all’efficienza e alla sufficienza, ma anche alle mediazioni per la transizione che parlano di privilegiare il gas, ma usandolo in cogenerazione e trigenerazione. Facciamo degli esempi: è ora che diciamo quanto e quale eolico, in quali regioni si vuole installare, quante e quali biomasse vanno usate e per far cosa, impegnando gli amministratori e gli ambientalisti della sinistra a realizzare presto e bene questi impianti. Non si può insomma indulgere ad una politica di soli no, molte volte funzionali solo a mantenere ciò che c'è e cioè il petrolio. Solo così la critica alla lentezza del Governo è efficace e soprattutto solo così contribuiremo a rendere l’Italia protagonista e non la palla al piede della scelta europea di procedere, entro il 2020, ad una riduzione, vincolante e unilaterale, dei gas serra del 20%. Così si contrasta chi, anche nel centrosinistra, vuole incatenare per molti anni il paese al fossile e induce la popolazione a nuovi e sempre più irrazionali consumi.
Non servono né nuove risorse né tanto meno nuove tasse. C’è bisogno soprattutto di regole chiare e di un uso oculato di incentivi e disincentivi. Non si chiede nulla di radicale o irragionevole, solo un po’ di volontà politica e di coerenza.

Massimo Serafini e Valerio Calzolaio