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i pirati dei nostri risparmi



da la stampa di venerdi 8 febbraio 2008
 
Il G7 e i pirati dei nostri risparmi

LORETTA NAPOLEONI

L’alta finanza mondiale è scossa dal tracollo SocGen, la seconda banca francese rischia la bancarotta per le speculazioni pazze di un operatore canaglia, Jérôme Kerviel. Ma domani a Tokyo i ministri delle Finanze e delle Banche centrali del G7 non parleranno del mercato dei derivati. Dietro la perdita colossale di 4 miliardi e mezzo di euro ce n’è un’altra ancora più seria. A metà gennaio il consiglio d’amministrazione SocGen, per la crisi del subprime americano, s’è visto costretto a cancellare oltre 2 miliardi e mezzo di mutui deficitari: un colpo durissimo, passato inosservato alla stampa mondiale tutta intenta allo scandalo Kerviel. L’alta finanza del villaggio globale ne era a conoscenza, ma si è ben guardata dal renderlo noto. Molti operatori concordano che la manovra della SocGen è stata scaltra, specie nell’ottica di quanto era avvenuto due mesi fa oltre Manica, quando la Northern Rock, nell’uragano del subprime, era stata presa d’assalto dai risparmiatori britannici. Salvata in extremis dal Tesoro di Sua Maestà, la banca cerca ancora un «cavaliere bianco» che la acquisti e le somministri una trasfusione di contante per sopravvivere. SocGen invece ha assunto un pezzo da 90 come la Merryll Lynch per tamponare le perdite.

Queste considerazioni strategiche gettano luce sulla condotta irrazionale tenuta dalla banca nelle ultime settimane: l’improvvisa denuncia della perdita nel bel mezzo del crollo delle Borse mondiali, quando solo due settimane prima il portafoglio di Kerviel aveva al suo attivo 1 miliardo e mezzo di euro. Ci fanno anche capire perché il sistema di controllo - che alla fine d’ogni giornata può verificare le posizioni delle centinaia di operatori sui mercati mondiali - non abbia lanciato l’allarme. Semplice: l’operato di Kerviel rientrava nella prassi, anche se poco ortodossa, accettata da tutte le banche. Ecco spiegato perché l’esortazione lanciata in novembre dall’Eurex (tra le Borse di derivati più importanti al mondo) a controllare le transazioni di Kerviel è rimasta lettera morta. Due giorni fa, Charlie McCreevy, commissario dell’Ue, ha denunciato questa negligenza.

La crisi del subprime, dunque, non solo s’allarga a macchia d’olio a causa della sottoscrizione del folle debito immobiliare delle banche americane da parte di quelle europee, ma mina l’etica del sistema bancario internazionale. Le regole del gioco vengono rinegoziate giornalmente da chi gestisce i nostri risparmi e il complesso sistema di controllo è ignorato. La paura dell’effetto domino, già profilatasi con la crisi della Northern Rock, dove il crollo di una banca causerebbe quello di centinaia di altre, tutte legate al cattivo business del debito immobiliare americano, arriva persino a giustificare manipolazioni quali la costruzione delle scandalo Kerviel. Quanti conoscono questa raccapricciante realtà? Chi ne è responsabile? Nei pub e nei ristoranti della City di Londra da due settimane si mormora che le responsabilità vanno ben oltre il consiglio d’amministrazione SocGen. La crisi del subprime ha imposto all’alta finanza un codice tacito di comportamento nuovo e scomodo al punto da sostituire alla trasparenza, elemento fondamentale della finanza globalizzata, un labirinto di specchi. A nessuno piace il nuovo assetto perché tutti si sentono in pericolo. «Oggi è toccato a Kerviel - ammettono gli operatori finanziari - domani potrebbe toccare a uno di noi». Il pericolo vero, però, è che queste crisi-paravento invece di proteggere il risparmiatore nel lungo periodo gli si ritorcano contro. Per nascondere perdite di 2 miliardi di euro SocGen ha finito per perderne altri 4. Questa la realtà con la quale domani il G7 della finanza dovrà confrontarsi.