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latte : dalle stalle alle stelle



 dall'Espresso.it
 FEBBRAIO 2008 
ECONOMIA

Il latte vola. Dalle stalle alle stelle
di Roberta Carlini

Quello fresco viaggia sull'euro e mezzo al litro. Anche se alla produzione costa meno di un terzo. Imputati: gli industriali e la grande distribuzione. Ma anche il boom cinese

Lorenzo, dirigente romano in pensione, ogni tanto si fa un weekend a Berlino grazie ai voli low cost. Quello che non sapeva era che là anche il latte fresco sarebbe stato low cost: da 70 centesimi fino a un massimo di 1,09 euro al litro, se vuole bere 'bio'. Mentre sotto casa sua a Roma paga 1 euro e 60. E fino a pochi mesi fa il contrasto era ancora più forte, prima che in Germania il prezzo del latte salisse alle (loro) stelle: proprio la Germania guida la classifica del tasso di incremento annuale del comparto 'latte, formaggi e uova' con un impressionante 17,4 per cento a dicembre 2007, contro il 12,2 per cento della media europea. Eppure il latte fresco tedesco è ancora lontano dai prezzi italiani, derivanti da un mix di pessima distribuzione e buona qualità, spezzettamento della filiera e lascito delle quote latte. Un mix che fa del latte italiano un sorvegliato speciale.

Gennaio bollente
Il livello d'allarme è salito a gennaio. Quando al neonato Osservatorio sui prezzi, al ministero dello Sviluppo, sono arrivate e-mail a raffica. Da Roma, dove il latte della Centrale è schizzato di 30 cent al litro. Da Genova, "qui un litro adesso sta 1 e 70, l'altroieri era 1,56". Da Varese, dove il latte fresco al supermercato viene quotato a 1,50, in salita di 15 cent dal mese precedente. Da Cremona, dove si arriva a 1,73 per litro. Insomma, un bollettino di guerra. Confermato dalle prime anticipazioni ufficiali, che danno l'inflazione da latte in impennata. A Venezia il sito del Comune annuncia a gennaio un rincaro del latte fresco dell'8,1 per cento su base annua. A Milano va peggio: il dato provvisorio segna un più 8,7 per cento annuale del comparto 'latte formaggio e uova'. A livello nazionale, l'Istat stima per gennaio il tasso di aumento tendenziale del latte all'8,5 per cento: quasi il triplo del tasso di inflazione generale. Che cosa sta succedendo?

Anche per il latte, tutto parte da Cindia. Cioè dallo choc mondiale legato alla nuova domanda delle economie emergenti per grano, mais e anche latte. In quest'ultimo caso, all'effetto-crescita si aggiunge il cambiamento della dieta dei cinesi, i cui palati hanno cominciato ad apprezzare il latte di mucca. Facendo salire alle stelle le quotazioni. "Maggiori costi per i mangimi da un lato, maggior domanda di latte dall'altro": così Bernardo Pizzetti, responsabile dell'Osservatorio prezzi, riassume quel che è successo a metà dell'anno scorso: "In Germania, dove il latte alla stalla costava solo 25 cent al litro, gli allevatori hanno avuto in un solo colpo un aumento a 40 centesimi". Invece in Italia l'aumento, deciso da un accordo-pilota tra produttori e allevatori in Lombardia, è stato scaglionato in qualche mese: dai 32 cent al litro è salito man mano fino a scattare a 42 centesimi proprio a gennaio. Con l'ultimo scalino, insomma, il latte appena uscito dalla stalla italiana è poco sopra il livello di quello della stalla tedesca.

Bovini a Piacenza
Eppure al consumo è ben più caro; e costa di più anche rispetto a quello di Londra (sotto l'euro), Parigi (1,20-1,40 euro), Madrid (da 1,15 a 1,65). La maggiore qualità, i requisiti di legge più stringenti, il nostro clima, spiegano una parte della differenza, dicono gli esperti. Ma non tutta. E non spiegano lo spezzatino geografico: a guardare la tabella a destra (che si riferisce al 2007, poi i prezzi sono saliti ancora) si vede che gli aumenti si sono diffusi con livelli molto differenti da città a città. Perché?

Rissa in filiera
"Chiedete a quei signori che governano gli scaffali", dice Rossella Saoncella, direttore generale di Granarolo. Che è uno dei due big del latte italiano: insieme a Parmalat controlla quasi la metà della produzione. E distribuisce in Italia un unico marchio, ma non con un unico prezzo. Perché i prezzi al consumo, ci spiega Saoncella, li fa la grande distribuzione "e quindi risentono della dinamica competitiva tra le grandi catene". Un esempio: in Toscana, dove la concorrenza tra le Coop ed Esselunga è agguerrita, i prezzi del fresco sono più bassi. Il pallino dei prezzi dunque l'ha in mano il supermercato. E lo gioca guardando alle proprie strategie di vendita. "La grande distribuzione è il grande assente da tutto il dibattito sui prezzi", dice 
Nicolò Carandini, della tenuta Torre in Pietra Carandini, nonché socio della Centrale del latte di Roma (gruppo Parmalat). Secondo Carandini, i bilanci dei contadini sono stati appena compensati dell'aumento dei costi, e i produttori più di tanto non possono fare. è la grande distribuzione che deve muoversi: "Sul latte fresco applicano un margine del 30 per cento, a volte anche di più. E tutto quello che non si vende ce lo dobbiamo riprendere noi. Invece le latterie applicano il 20 per cento e non c'è il reso". L'accusa di Carandini risuona anche da un produttore 'virtuoso' come la Mila di Bolzano, che per tener fronte alla concorrenza austriaca deve tenere i prezzi più bassi della media italiana: "In nessun altro paese europeo la grande distribuzione applica margini alti come in Italia", dice Robert Zampieri, direttore generale di Mila. Denunce che si sentono ripetere spesso, dalle parti dei produttori. A sentirle, gli esperti di concorrenza arricciano un po' il naso: lo stesso fatto che il latte è più caro dove ci sono meno supermercati dimostra che semmai sono le piccole latterie che alzano i prezzi, dicono. La grande distribuzione, inoltre, dovrebbe trattare da posizioni di forza con i produttori nei 'gruppi d'acquisto', e strappare prezzi migliori. Ma chi ci garantisce che poi li trasferisca al consumatore, e non li trasformi in profitti suoi? I signori degli scaffali contrattaccano: "Noi abbiamo calmierato il prezzo del latte: a fronte di aumenti all'acquisto del 5,5 per cento nel 2007, abbiamo aumentato i prezzi del 4 per cento", dice Gianfranco Villa, direttore degli acquisti di Auchan-Sma Italia. Mentre la Coop ha appena lanciato sul mercato il suo latte fresco: Ogm free, alta qualità, 1 euro e 15. Qual è il segreto? "Ottimizziamo la filiera, tagliamo le inefficienze, e riduciamo un po' anche i nostri margini", diceMario Cifiello, consigliere delegato commerciale di Coop Italia. Per Carandini, "è la prova che sul latte applicano margini alti: li riducono sul loro marchio, mentre tengono alti gli altri". Ribatte Cifiello: "Il nostro latte ci costa un 15-20 per cento meno di quello degli altri marchi. Perché siamo più efficienti".

"Spazi per recuperare efficienza nella filiera ci sono", dice Riccardo Deserti, capo della segreteria tecnica del ministro delle Politiche agricole, "e in passato, nei supermercati, il latte fresco è rimasto fuori da una grossa pressione concorrenziale". Che adesso, complice il caro-latte, è iniziata: ma solo sui marchi propri, sulla scia dell'iniziativa Coop. Già Auchan sta meditando di lanciare il proprio marchio di latte fresco, Esselunga farà lo stesso a breve. Nel frattempo, la querelle tra produttori e distributori continuerà al tavolo sui prezzi, dove sono stati tutti convocati per un consulto sul caro-latte.
I furbetti del formaggino

Una latteria su quattro nasconde il prezzo del latte o dei suoi derivati. Lo dice il primo Rapporto della task force antispeculazione. Tremila ispezioni in quattro mesi, per capire se qualcuno stava giocando sporco all'ombra dei grandi aumenti dei prezzi delle materie prime: quelli del grano, che ha galoppato al ritmo dell'85 per cento nel mondo e del 136 per cento in Italia, e quello delle polveri di latte (più 71 per cento il dato mondiale, più 140 per cento in Italia). Il Rapporto appena consegnato al ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro punta l'indice sulla distribuzione. Nel caso del latte, su 683 ispezioni al dettaglio, ben 194 hanno fatto scattare una sanzione perché il prezzo era esposto male o non era esposto affatto. Le irregolarità di questo tipo sono aumentate del 24 per cento. I risultati delle ispezioni confluiranno nella revisione degli studi di settore. E se i commercianti non la dicono tutta sui prezzi finali, mistero totale c'è poi sui prezzi intermedi della filiera, quelli a cui comprano i negozianti: qui le Fiamme gialle promettono 'elementi informativi sul costo d'acquisto delle merci'. Da girare direttamente all'Antitrust.