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riflessioni sulla ricerca in campo energetico



da greenport

12/03/2008
 
Energia
 Riflessioni sulla ricerca in campo energetico
di Massimo Serafini
 
ROMA. Molto spesso noi sostenitori delle fonti rinnovabili concediamo troppo spazio e quindi troppe risorse pubbliche alla ricerca sul nucleare. Come opporsi al finanziamento di studi per scoprire come eliminare le scorie radioattive che il nucleare produce o a quelli per far conquistare alla tecnologia la sua sicurezza? Non parliamo poi della fusione nucleare, dove per paura di apparire poco fiduciosi nella scienza, accettiamo da tanti anni che la ricerca su come “riprodurre il sole sulla terra” assorba cospicui finanziamenti, senza peraltro arrivare a risultati apprezzabili. Commettiamo un doppio errore di subalternità a due tesi che rappresentano l’estrema trincea contro le rinnovabili di petrolieri e nuclearisti: la prima non avara di apprezzamenti per le energie alternative, purché però restino confinate nel recinto delle fonti integrative, non autosufficienti quindi a garantire l’energia ad una società moderna ed industriale; la seconda è l’aspettativa, creata ad arte, per cui la ricerca prima o poi darà all’umanità una fonte energetica inesauribile.

Non è il momento di emanciparci da questa subalternità che, in questo paese, ha di fatto bloccato la crescita delle rinnovabili e la ricerca su di esse per migliorarne i rendimenti? E’ paradossale che le uniche informazioni che i giornali forniscono su questi temi siano sui progressi della fusione o sulle presunte certezze del confinamento della CO2 che permetterà di usare il carbone, fino alle idiozie di presentare l’idrogeno come una fonte di energia e non come uno dei vettori. Salvo il Manifesto, nessun giornale ha ricordato il “Kite Wind generator”, un progetto italiano per lo sviluppo di un nuovo tipo di centrale eolica (di cui greenreport ha già dato notizia nel 2006, ma di cui si parla dal 2005 anche su grandi quotidiani per poi cadere nell’oblio e ritornare di nuovo in auge…). Si tratta di un aerogeneratore composto da una enorme ruota orizzontale a raggi, del diametro 500-1000metri, mossa dal vento tramite una serie di grandi aquiloni manovrabili collegati tramite funi alle estremità dei raggi della ruota e che, volando a 500-800metri di altezza, sfruttano il vento di alta quota.

Si tratta ovviamente di aquiloni con tecnologia avanzata e con profilo alare sviluppato dalla NASA, simili a quelli usati dai kite-surf, le moderne tavole a vela mosse da un aquilone, e che permettono di andare sia nella direzione del vento che contro vento come fanno le barche a vela. Ogni aquilone di potenza è manovrato automaticamente tramite una coppia di funi, che ne controllano il movimento, in modo da compiere un movimento circolare che in tal modo trascinano e fanno girare la grande ruota che a sua volta aziona un generatore che produce elettricità. Secondo l’ideatore del progetto, Massimo Ippolito, la potenza erogata da un aerogeneratore del genere potrebbe essere paragonabile a quella prodotta da una media centrale nucleare.

Il progetto decisamente innovativo è stato ammesso a ricevere un finanziamento pubblico di 15 milioni di euro. La modestia della cifra stanziata stimola una domanda: gli studi per il reattore di quarta o quinta generazione che dovrebbe produrre nella media centrale nucleare la stessa quantità di energia elettrica degli aquiloni, quante risorse assorbe? Miliardi di euro. Perché tanta differenza? Perché le fonti fossili e nucleari sono facilmente monopolizzabili e quindi in grado di coagulare grandi interessi economici, mentre al contrario il solare e l’eolico sono presenti ovunque e possono essere sfruttate da chiunque: ragioni di potere, che dovremmo smettere di confondere con la scienza e la ricerca.