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la certificazione energetica degli edifici



da edizione ambiente

Manuale della certificazione energetica degli edifici

Norme, procedure e strategie d'intervento
di G. Dall'Ò, M. Gamberale, G. Silvestrini
2008 - pagine: 400 - euro 48,00 - ISBN 978-88-89014-48-6
Kyoto Club

Scritto da alcuni degli esperti italiani più qualificati, questo volume è un manuale essenziale per affrontare il tema più "caldo" del momento. L'adozione della direttiva europea 2002/91 ha portato in primo piano il tema dell'efficienza energetica degli edifici, mettendo in luce il pesante ritardo del nostro paese nell'adeguare la qualità dell'edilizia esistente e di nuova costruzione a parametri altrove già operanti. Nello stesso tempo si sono evidenziate anche le enormi opportunità connesse alla sfida della più grande trasformazione che il nostro settore edilizio abbia mai affrontato.
Con gli obblighi previsti dai Dlgs 192/2005 e 311/2006 lo scenario si è definito e si entra nella fase della piena operatività; per rispondere alle nuove domande i professionisti devono quindi acquisire appieno la conoscenza delle norme e dei meccanismi procedurali che li rendono in grado di operare.

Il tema della certificazione energetica degli edifici è illustrata sia attraverso casi studio locali sia attraverso l'analisi e spiegazione delle norme nazionali. Dal ruolo del certificatore ai sistemi di accreditamento, i nuovi compiti di tecnici e professionisti vengono delineati con chiarezza, così come i percorsi formativi necessari e i compiti di enti locali e amministrazione centrale.
Ma la trattazione non si ferma qui, gli autori affrontano in due ampi capitoli le strategie di intervento sull'esistente e le tecniche di progettazione ecoefficiente per le nuove costruzioni.

Giuliano Dall'Ò, coordinatore del Gruppo di lavoro sull'efficienza energetica di Kyoto Club, è architetto e professore di Fisica Tecnica Ambientale presso il Politecnico di Milano. Direttore di SACERT, il primo sistema di accreditamento nazionale volontario di certificatori energetici, è direttore scientifico della rivista Progetto Energia.

Mario Gamberale, ingegnere, ricercatore dell'Università "La Sapienza di Roma" è un esperto di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Docente e coordinatore della sezione Fonti Rinnovabili del Master Ridef. È membro del Comitato Direttivo della Piattaforma europea sul fotovoltaico. amministratore delegato di AzzeroCO2 e direttore operativo del Kyoto Club.

Gianni Silvestrini, ricercatore del CNR, è direttore scientifico di Kyoto Club, della rivista QualEnergia e dell'omonimo portale. Ingegnere, coordina il Master Ridef del Politecnico di Milano e dello IUAV di Venezia. È stato consigliere sui temi dell'energia e dell'ambiente del Ministro dello Sviluppo Economico e direttore generale del Ministero dell'Ambiente. È presidente della sezione italiana Ecolabel del Comitato Ecolabel-Ecoaudit.
Introduzione di G. Silvestrini
Il parametro dell'efficienza energetica ha faticato molto a imporsi nel settore edilizio italiano per una serie di motivi. A cominciare dalla mancanza di convinzione istituzionale, passando per il limitato interesse di progettisti e costruttori, per finire con la resistenza di alcuni produttori di materiali edili. Più in generale è mancato un sufficiente livello di sensibilità e di cultura degli utenti in grado di determinare dal basso una forte domanda di qualità energetica.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. L'Italia ha un patrimonio edilizio dalle prestazioni energetiche scadenti, agli ultimi posti nelle graduatorie europee. Questa situazione degradata si riflette nelle alte spese di climatizzazione per gli inquilini, nelle importazioni di gas e nell'alto livello delle emissioni di anidride carbonica.
Un quadro dunque piuttosto nero che neanche normative avanzate come la legge 10 del 1991 (sterilizzata dalla mancata uscita di molti decreti attuativi) sono riuscite a mutare.
Eppure si ha la sensazione che ci siano ora le premesse per un'inversione di tendenza.
Innanzitutto l'inizio del conteggio delle emissioni in base al Protocollo di Kyoto – 1° gennaio 2008 – obbliga a intervenire in maniera decisa. Dalla riqualificazione dell'edilizia, il "buco nero" della nostra efficienza energetica, può infatti venire una riduzione delle emissioni di anidride carbonica in grado di limitare l'acquisto all'estero a caro prezzo dei crediti di carbonio. E poiché Kyoto non è che il primo passo di un percorso di drastica riduzione delle emissioni, si può ritenere che il vincolo climatico nei prossimi decenni rappresenterà un riferimento sempre più stringente per le prestazioni energetiche negli edifici.
Poi abbiamo il prezzo del petrolio. Questo indicatore potrà oscillare in futuro. Certo è che la dinamica della domanda di greggio trainata da Cina e India e le difficoltà a reperire nuovi giacimenti (da oltre 20 anni si consuma più petrolio di quanto non venga ritrovato) fanno ritenere che sia finita l'epoca del petrolio a basso costo. Sempre che non abbiano ragione i sostenitori della teoria secondo cui il picco della produzione si raggiungerà entro il 2010, perché in quel caso il barile potrebbe anche schizzare a 150-200 dollari.
La necessità di ridurre le emissioni di CO2 e il contesto di prezzi energetici alti rappresentano dunque due potenti "driver" per l'avvio di una politica di riduzione dei consumi specifici degli edifici.

Grandi risparmi energetici possibili dall'edilizia

Per questi motivi il comparto civile è stato individuato dal governo come un'area prioritaria di intervento. Da qui l'attenzione contenuta nelle leggi Finanziarie del 2007 e del 2008, con un innalzamento dal 36 al 55% delle detrazioni fiscali nel caso di interventi di riqualificazione energetica delle costruzioni, e la drastica revisione del decreto legislativo 192 di recepimento della direttiva 2002/91/Ce sull'efficienza energetica negli edifici. I nuovi edifici dovranno garantire consumi sempre più bassi, impianti solari sia per la produzione di calore che per la generazione elettrica, impiantistica a elevata efficienza energetica.
Aggiungiamo infine il fatto che l'energia che i distributori elettrici e del gas dovranno risparmiare in base ai decreti sull'efficienza energetica del 20 luglio 2004 raddoppierà nel 2008 e che il governo ha prolungato gli obbiettivi al 2012 portandoli a 6 Mtep.
L'utilizzo combinato di tutte queste norme comporterà una decisa accelerazione della riqualificazione dell'edilizia esistente e imporrà che le nuove costruzioni siano all'insegna dei bassi consumi e delle tecnologie solari.
È probabile che la nuova edilizia si dovrà confrontare con limiti prestazionali sempre più rigorosi nell'arco del prossimo decennio fino ad arrivare a costruzioni "carbon neutral", cioè a emissioni zero di CO2. Ricordiamo che il governo inglese ha proposto riduzioni progressive dei consumi fino al traguardo di un azzeramento delle emissioni a partire dal 2016 per tutti i nuovi edifici residenziali e a partire dal 2020 per gli altri edifici.
Il parametro energetico è destinato a contare molto più che in passato nell'edilizia ed è interessante notare come diversi costruttori "illuminati" si stiano lanciando in realizzazioni di grande scala di edifici di classe A. Un dato molto significativo che riteniamo vedrà una larga estensione con l'introduzione dell'etichetta energetica.
Questo nuovo approccio costruttivo non sarà però banale. Nella progettazione, ad esempio, si dovrà prestare una forte attenzione alla criticità delle condizioni estive e in alcuni casi dovrà essere rivista la parte impiantistica. La fase che si apre implicherà una forte crescita delle capacità professionali ai vari livelli (progettisti, installatori, certificatori energetici) e l'immissione sul mercato di molti prodotti innovativi.

Nuova edilizia sempre più efficiente

La nuova normativa italiana prevede una decisa riduzione dei consumi energetici nei nuovi edifici. Il Dlgs 311/2006 stabilisce ad esempio che i consumi per il fabbisogno invernale siano progressivamente decrescenti, raggiungendo nel 2010 valori quasi dimezzati rispetto a quelli richiesti per le nuove costruzioni nel 2005. Qualche Regione, come la Lombardia, ha deciso di anticipare al 2008 questi nuovi valori.
Si tratta del resto di un trend internazionale, come conferma l'obbiettivo inglese di azzeramento delle emissioni.
Dunque il prossimo decennio vedrà forti cambiamenti nel modo di costruire gli edifici, attraverso uno sforzo maggiore nella fase progettuale, un utilizzo diverso dei materiali da costruzione, una rivisitazione drastica della componente impiantistica.


Certificazione energetica degli edifici

Ma veniamo alla certificazione energetica, uno strumento destinato a giocare un ruolo molto importante nei prossimi anni. La trasparenza del mercato e un'informazione chiara sono infatti molto utili per innalzare il livello dell'efficienza energetica.
Nel campo dell'edilizia, il meccanismo di certificazione è risultato finora piuttosto complesso da gestire. Pur essendo stato previsto già 15 anni fa nell'ambito della legge 10/1991, non ha fatto molti passi in avanti. L'articolo 30, che prevedeva che nei primi 90 giorni dopo la sua pubblicazione si sarebbero dovute emanare le norme di attuazione, non è mai stato reso operante. Va detto che anche all'estero si sono avute difficoltà e che a livello europeo solo con la direttiva 2002/91/Ce si è registrato un reale impulso nella normativa sulla certificazione.
In Italia il rilancio di questo strumento è avvenuto istituzionalmente dal basso (enti locali, particolarmente in Lombardia) e geograficamente dall'alto (considerando la contiguità degli altoatesini con il mondo tedesco).
Come è noto, nella Provincia di Bolzano non si possono costruire nuovi edifici con un fabbisogno termico invernale superiore a 70 kWh/m2 anno, cioè un 40-50% in meno rispetto alle richieste di energia per riscaldamento degli edifici del Nord Italia. Molto interessante la risposta del mercato e dei costruttori alla novità dell'introduzione della certificazione energetica che prevedeva tre classi, A — B — C, con fabbisogno rispettivamente di 30, 50, 70 kWh/m2 anno. Chi si aspettava un posizionamento delle vendite sulla fascia C è rimasto sorpreso. La domanda si è infatti spostata sulle classi A e B, tanto che nel 2007 il Comune di Bolzano ha eliminato la classe C come opzione possibile.
L'altra reazione interessante è stata quella dei costruttori altoatesini. A un'iniziale preoccupazione per la possibile risposta del mercato è subentrato un vero entusiasmo. La casa di qualità energetica si vende bene e il giro d'affari è aumentato. Il successo è stato tale che le imprese bolzanine si sono organizzate per esportare la competenza acquisita. Alla manifestazione Next Energy organizzata nel 2006 alla Fiera di Milano, una casa a bassissimo consumo di energia ricostruita in loco dalle imprese di Bolzano è stata una delle attrazioni maggiori, con migliaia di visitatori.
Più recentemente un ruolo attivo è stato svolto dalla Provincia di Milano, anche sulla base del successo delle esperienze pionieristiche di alcuni Comuni lombardi.
Il salto di qualità in Italia è venuto con il recepimento della direttiva 2002/91/Ce inizialmente con un'interpretazione restrittiva limitata alla sola nuova edilizia e poi, con il decreto legislativo 311/2006, estendendo la certificazione anche al patrimonio esistente all'atto della compravendita degli appartamenti.
Nei prossimi anni, l'attività di certificazione vedrà una forte espansione anche perché essa rappresenta un prerequisito necessario per ottenere gli incentivi pubblici legati alle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica.
Occorrerà dunque avviare un notevole sforzo di informazione e di formazione per favorire un processo che spingerà verso una riqualificazione del nostro patrimonio edilizio.
Del resto abbiamo degli esempi significativi sulla efficacia di questo strumento nel settore degli elettrodomestici. Solo 7 anni fa la percentuale dei frigoriferi di classe A (i migliori, secondo l'etichettatura della Ue che seleziona i prodotti in relazione alla loro efficienza energetica) era assolutamente marginale in Italia.
I produttori di elettrodomestici erano scettici rispetto alla possibilità di vendere prodotti efficienti nel nostro paese. Una clamorosa smentita è però venuta dal mercato. La presenza di un'informazione chiara sui vantaggi economici legati ai bassi consumi è riuscita a orientare in modo incredibilmente rapido i consumatori verso i prodotti più efficienti. La maggiore diffusione, d'altra parte, ha consentito di ridurre i costi dei modelli più efficienti. Il risultato è stato che nel 2007 le vendite totali di frigoriferi di Classe A o A+ hanno superato i tre quarti del totale.
Questa trasformazione del mercato non ha solo avvantaggiato i bilanci familiari, ma è stata anche positiva per l'economia del paese, grazie alle riduzione delle importazioni di gas e alla minor necessità di costruire centrali elettriche.
L'innalzamento della qualità energetica dei frigoriferi nel periodo 2000-2007 ha comportato infatti una riduzione dei consumi elettrici di 3,4 miliardi di kWh/a, corrispondenti alla produzione di una centrale di media taglia.

Certificazione energetico ambientale

Attualmente il consumo energetico legato alla costruzione di un edificio è compreso tra il 5 e il 20% del consumo totale nella vita dell'edificio stesso. È chiaro però che quanto più si ridurranno i consumi per la climatizzazione degli ambienti, tanto più aumenterà l'importanza del peso energetico della fase di costruzione degli edifici.
Questa è una delle ragioni che spingono verso una certificazione ambientale che includa anche le caratteristiche dei materiali impiegati, una valutazione sui consumi idrici e su altri aspetti legati alle attività di costruzione. Nel Regno Unito ad esempio è stato introdotto nell'aprile del 2007 il "Code for Sustainable Homes" che definisce la qualità ecologica di un edificio in funzione di una serie di parametri addizionali al semplice parametro dei consumi energetici. Il nuovo codice, che prevede una classificazione da 1 a 6 stelle in funzione della sostenibilità ambientale degli edifici, viene applicato su base volontaria, ma il governo intende renderla obbligatoria dall'aprile del 2008. In Italia uno sforzo in questa direzione è stato fatto con l'introduzione del Protocollo ITACA recepito da diverse Regioni tra cui la Toscana, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte, la Basilicata, la Liguria, le Marche.
Presto sarà possibile avere un marchio di qualità ambientale degli edifici. Infatti il Comitato italiano Ecolabel-Ecoaudit ha ricevuto l'incarico di sviluppare i criteri di attribuzione del marchio Ecolabel europeo per questo tipo di prodotti.

Verso l'applicazione della certificazione energetica

Per tornare alla certificazione energetica, le Linee guida nazionali dovrebbero servire per dare un indirizzo comune coniugando la necessità di identificare principi generali e un'applicazione attenta alle specificità locali. Un certo ritardo nella loro formulazione ha favorito l'adozione da parte di alcune Regioni di strumenti attuativi non sempre omogenei tra di loro. Sarà quindi importante prevedere forme di coordinamento nazionale per garantire la massima efficacia nell'applicazione di questo strumento. I prossimi mesi saranno decisivi per la definizione delle procedure, per la formazione di migliaia di certificatori e per mettere a punto gli adeguamenti che saranno necessari. Si è comunque avviato un processo che nel 2009 entrerà nel vivo e che è destinato a espandersi notevolmente nei prossimi anni.
L'aspettativa di tutti è che questo strumento consenta di far compiere un deciso salto di qualità al comparto edile e contemporaneamente a ridurre il gap che ci separa dal raggiungimento degli obbiettivi di Kyoto e di quelli stabiliti dall'Europa al 2020.


Gianni Silvestrini