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ecoprotagonisti sul posto di lavoro



da greenreport.it
16/04/2008
 
Vivere con cura di M.Correggia

 Ecoprotagonisti sul posto di lavoro
 
ROMA. Per una persona ecologista le ore in ufficio possono essere particolarmente frustranti, non in linea con le idee e le pratiche del “vivere con cura”. Anche lasciando da parte la pesantezza della fabbrica e limitandosi al “leggero” terziario (ufficio, scuola), possiamo inorridire ogni minuto secondo per gli sprechi strutturali di energia, acqua e materiali. Temperature artificiali folli in inverno ed estate (riscaldamento e condizionamento). Stoviglie usa e getta in mensa e bicchierini “di carta” (sono di plastica!!!!) al punto caffé. Carta bianchissima usata per fotocopie e stampanti in quantità infinite. Apparecchiature elettroniche e luci lasciate accese quando non serve. Bottigliette di plastica a gogò piene di acqua prigioniera, e lattine multinazionali e...

Ma molto possiamo fare, anche come lavoratrici e lavoratori singoli. Perché non autonominarci “punto focale per l’ambiente” nel nostro ufficio? Intanto, la condizione indispensabile è essere coerenti, nei piccoli dettagli che però si notano. Poi, cercare di ispirare nei colleghi piccole buone pratiche. Il Comune di Belluno è stato fra i primi a compilare una sorta di ecodecalogo, distribuito in tutti i suoi uffici.

A quello possiamo rifarci, aggiungendoci del nostro. Spegnere le luci quando si esce dalla stanza; idem per i computer e gli apparecchi elettrici (compresi gli stand-by) ogni volta che si interrompe il lavoro per una pausa abbastanza lunga, come l’ora di pranzo. Per il riscaldamento bastano 18 gradi in inverno, e in estate si può e deve minimizzare l’aria condizionata, aiutandola anche con tende e tapparelle. Utilizzare i cestini per la raccolta differenziata. La carta si fotocopia fronte retro e la si riutilizza per appunti. La carta ecologica e riciclata deve essere la norma. Segnalare i rubinetti gocciolanti. Usare la funzione risparmio per lo sciacquone. Quanto ai trasporti casa-lavoro, preferire i mezzi pubblici o almeno il car pooling (auto condivisa fra più persone che vanno nella stessa direzione).

Per minimizzare gli usa e getta regaliamo tazze di ceramica ai colleghi per l’angolo caffé e introduciamo la macchinetta del commercio equo. Convinciamo i vicini a passare con orgoglio all’acqua di rubinetto. Poi si tratta di chiedere il rispetto del decreto che chiede che la pubblica amministrazione acquisti manufatti e beni realizzati con materiale riciclato almeno per il trenta per cento del proprio fabbisogno annuale; si cominci dalla carta, per fotocopie quanto quella igienica. In nome degli “Acquisti pubblici verdi” si chiederà di inserire nelle gare per i servizi di pulizia la clausola dell’uso di detergenti ecologici, e per quelle delle mense i piatti di ceramica con lavastoviglie; e di adottare le lampadine a basso consumo.

Tutto ciò non è impossibile. Nicoletta, ad esempio, che lavora all’Università di Firenze, è riuscita addirittura a introdurre il catering equo-bio-vegetariano con stoviglie in ceramica, rivolgendosi a ditte e cooperative che hanno fatto un prezzo non superiore al catering “carne-plastica” e con grande soddisfazione per il palato di tutti. “In questo modo, anche come amministrazione pubblica, possiamo dare un buon esempio nel rispetto per l´ambiente e la vita su questo pianeta” scrive Nicoletta per invogliare altri a imitarla.