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una politica per le latrine



da greenreport.it
17/06/2008
 
Rifiuti e Bonifiche

 Una politica per le latrine
di Pietro Greco
 
ROMA. Ogni dodici mesi nel mondo 1,5 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono di diarrea, perché sono esposti ad acque contaminate da agenti infettivi. Sono molti anni che l’Organizzazione mondiale di sanità denuncia questa realtà. Proponendo due strategie di prevenzione egualmente importanti: accesso all’acqua potabile e adeguati servizi igienici. Sulla base di queste indicazioni, le Nazioni unite propongono come uno dei millennium goals da raggiungere, quello di dimezzare entro il 2015 il numero di persone che non ha accesso all’acqua potabile e non ha servizi igienici adeguati.

Ebbene il primo obiettivo – dimezzare la popolazione che non ha accesso all’acqua potabile – è stato sostanzialmente raggiunto in tutto il mondo, tranne che nell’Africa sub-sahariana. Al contrario, il secondo obiettivo – diminuire il numero di persone che non dispone di servizi igienici adeguati – non ha fatto sostanziali passi avanti né in Africa né in molti dei paesi in via di sviluppo o, addirittura, a economia emergente.

Eppure la carenza di servizi igienici non è meno importante dell’accesso all’acqua potabile. Gli esperti sostengono che latrine fatte per bene, anche con pochi mezzi, potrebbero abbattere in maniera significativa il numero delle infezioni e delle morti per diarrea. Anzi, come hanno dimostrato James Mihelcic, David Watkins, e Lauren Fry, tre ricercatori del Sustainable Futures Institute della Michigan Technological University in un articolo pubblicato di recente sulla rivista Environment Science & Technology Research, è proprio la mancanza di servizi igienici adeguati e non la scarsità di acqua la maggior fonte di infezioni, gastro-intestinali e non. E che basterebbero poche latrine, fatte bene con materiali locali e a basso costo, per salvare ogni anno decine di migliaia di vite umane, soprattutto di vite di bambini.

Il guaio è, concludono, che «la politica per le latrine» è molto meno sexy di una «politica per l’acqua potabile». C’è, dunque, un velo culturale da abbattere. Non si tratta ovviamente, di mettere in competizione l’una politica con l’altra. L’accesso all’acqua pulita è e deve restare un obiettivo di assoluta priorità. Occorre tuttavia, che oltre a rafforzare la politica per l’accesso all’acqua potabile, venga perseguita anche una politica per i servizi igienici adeguati. Un’indicazione che, nell’era dell’apparire, ha una sua validità generale. Chi è disponibile a realizzare azioni indispensabili, anche semplici e a basso costo, senza una ricaduta d’immagine?