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come ti tolgo il verme dal formaggio e te lo rivendo........




da repubblica.it

L'inchiesta iniziata due anni fa con il fermo di un camion da parte dei finanzieri
i militari furono insospettiti dal forte odore che usciva dal portellone
La truffa dei formaggi guasti

chiuse le indagini a Cremona
Coinvolte molte aziende e persone. La Galbani: "Noi completamente estranei"
Il ministero della Salute chiede a Piemonte e Lombardia di acquisire informazioni

CREMONA - Sono state chiuse le indagini su un giro di latticini scaduti e avariati che venivano riciclati e rivenduti a industrie casearie italiane e straniere. Formaggi che finivano poi sugli scaffali dei supermercati anziché all'alimentazione animale, loro destinazione naturale.

L'inchiesta - di cui ha riferito stamane Repubblica - è iniziata per caso quasi due anni fa con il fermo di un camion a Castelleone (Cremona), da parte della Guardia di finanza di Cremona. Le Fiamme gialle furono insospettite dal forte odore che usciva dal portellone del mezzo. Nel corso dell'ispezione furono scoperti latticini in avanzato stato di decomposizione, con morsi di roditori e 'contorno' di scarafaggi. Da lì i finanzieri passarono a Casalbuttano, alla Tra.De.L., la ditta dove il camion doveva lasciare i latticini scaduti che una volta rigenerati dovevano essere destinati alla zootecnia.

Nel corso dell'inchiesta, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Cremona Francesco Messina, e ora conclusa, è stato arrestato Luciano Bosio, responsabile della Tra.De.L. Le manette sono scattate anche ai polsi di Domenico Russo, di 46 anni, originario di Partinico (Palermo) e residente a Oleggio (Novara) titolare della Tra.De.L. e della Megal di Vicolungo (Novara), presunto capofila della truffa. E' stato arrestato anche il responsabile di un terzo stabilimento situato a Massazza (Biella) e con una filiale in Germania del quale ancora non si conosce il nome. Tutti accusati di frode alimentare e truffa aggravata.

Nelle tre fabbriche i latticini scaduti venivano mescolati con prodotti freschi, rigenerati e immessi nel circuito commerciale. Venivano recuperate soprattutto mozzarelle scadute. Decine di persone a vario titolo coinvolte nell'inchiesta sono state indagate: fra queste, tre funzionari dell'Azienda sanitaria locale di Cremona. Si tratta di tre veterinari, il direttore Riccardo Crotti e due suoi collaboratori, che vennero sospesi per abuso di ufficio, omessa vigilanza e ispezioni preannunciate.

L'inchiesta si è avvalsa anche delle intercettazioni dalle quali risultava che le persone implicate erano perfettamente consapevoli del fatto che i formaggi riciclati venivano destinati all'alimentazione umana e venduti con marchi commerciali anche famosi.

La Galbani, in una nota, precisa intanto di essere "completamente estranea ai reati contestati a Tra.De.L" e che "i prodotti Galbani non contengono in alcun modo ingredienti acquistati da Tra.De.L Srl o da altre società ad essa collegate". La Galbani e le altre società del gruppo, aggiunge la nota, "garantiscono, da oltre un secolo, l'elevato standard qualitativo dei propri prodotti".

Dal ministero della Salute fanno sapere che il sottosegretario Francesca Martini ha chiesto oggi ai servizi regionali di Lombardia e Piemonte di acquisire informazioni in merito al possibile rischio per i consumatori. La direzione generale della sicurezza alimentare e nutrizione del ministero della Salute ha "prontamente informato la commissione e gli altri stati membri dell'Unione europea sulla vicenda - aggiunge la nota - rappresentando che l'indagine è partita dai controlli ufficiali del nostro paese e che le informazioni presenti sulla stampa, ancorché con talune imprecisioni, dimostrano il grado di attenzione sulla qualità e sicurezza dei prodotti italiani".

Sulla questione è intervenuta anche la Coldiretti. Bisogna chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione - dice l'organizzazione - per difendere il Made in Italy alimentare da episodi criminosi che mettono a rischio la salute dei cittadini e provocano la chiusura delle stalle italiane. La Coldiretti, inoltre, chiede tolleranza zero e commenta positivamente l'operazione della Gdf di Cremona.

Le frodi e le sofisticazioni - conclude la Coldiretti - vanno combattute con la trasparenza nel percorso che va dalla stalla al consumatore e per questo la Coldiretti chiede l'estensione a tutti i prodotti lattiero caseari dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta per consentire la piena rintracciabilità.

E si muovono anche i consumatori. L'associazione Altroconsumo fa sapere che si costituirà parte civile nei procedimenti penali aperti verso i responsabili delle adulterazioni. Altroconsumo, inoltre, verificherà la possibilità di avviare una class action contro le imprese della provincia di Cremona e tutti i responsabili indicati negli esiti delle indagini della Guardia di Finanza. 

Un imprenditore siciliano "riciclava" scarti di produzione
Tornavano sugli scaffali sotto froma di altri prodotti caseari
La truffa dei banditi della tavola
rivendevano formaggio avariato
di PAOLO BERIZZI
 
CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità.

Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano fettine datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania).

Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.

Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".

Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici).

Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità".

Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano".