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i biocarburanti affamano: ecco i dati



da QUALENERGIA
luglio 2008

 I biofuels affamano, non è più un segreto

 L'aumento dei prezzi dei generi alimentari sarebbe dovuto per il 75% alla produzione di biocarburanti. A dirlo uno studio riservato della Banca Mondiale, reso pubblico dal Guardian.
Proprio mentre in Giappone gli otto grandi discutono della fame nel mondo e del prezzo del greggio, dalla pagine del Guardian arriva un altro duro colpo per chi puntava sui biocarburanti come alternativa sostenibile al petrolio.
È uno studio in cui si valuta l’impatto dei biocombustibili sui prezzi dei generi alimentari. Che i carburanti alternativi avessero una correlazione con la crisi alimentare attuale era cosa nota e già denunciata, anche dalle massime istituzioni mondiali. A fare notizia è la fonte del report, riservato e reso pubblico dal Guardian venerdì 4 luglio, e la quantificazione dell’impatto dei biofuels sui prezzi del cibo. Lo studio - realizzato dall’economista della Banca Mondiale, Don Mitchell - afferma infatti che l’aumento dei prezzi dei generi alimentari che sta affamando il terzo mondo è dovuto per il 75% alla produzione di biocarburanti.

Una stima che contraddice enfaticamente quella di chi minimizza, come il governo degli Stati Uniti, secondo cui gli aumenti dei generi alimentari sarebbero dovuti solo per il 3% ai biocarburanti.
Secondo fonti interne alla Banca Mondiale, sentite dal Guardian, il report non sarebbe stato divulgato proprio per evitare attriti con la Casa Bianca. L’aumento del prezzo dei cerali, che ha spinto circa 100 milioni di persone al di sotto della linea della povertà, nell’analisi di Bush, sarebbe da imputarsi all’aumento della domanda in India e Cina: una tesi confutata dal report della Banca Mondiale, secondo cui la crescita economica dei due paesi non ha determinato un crescita proporzionale dei consumi di cereali. Anche le condizioni climatiche avverse, come la siccità australiana, avrebbero avuto un ruolo marginale: la causa principale sarebbe invece la richiesta crescente di biocarburanti di Europa e Stati Uniti.

Il paniere di generi alimentari esaminato dall’economista della World Bank è aumentato del 140% dal 2002 a febbraio 2008. Il 15% degli aumenti - secondo lo studio - sarebbe dovuto ai costi maggiorati dell’energia e dei fertilizzanti, mentre i carburanti agricoli, come anticipato, avrebbero pesato per il 75%. I biofuels - secondo il report - avrebbero dirottato prodotti agricoli dall’uso alimentare a quello energetico: più di un terzo del mais Usa andrebbe attualmente alla produzione di etanolo, mentre circa la metà degli olii vegetali europei verrebbe usata per farne biodiesel. Oltre a sottrarre terra alle colture alimentari, i biocarburanti avrebbero poi incentivato la speculazione finanziaria, facendo aumentare ulteriormente i prezzi.

Altre analisi della crisi alimentare - spiega il Guardian - avevano guardato più al lungo periodo o non avevano messo in correlazione i fattori, da cui le stime più basse dell’impatto dei carburanti agricoli sul prezzo del cibo. L’autore del report della Banca Mondiale, Don Mitchell, ha invece esaminato gli andamenti dei prezzi dei generi alimentari e della produzione di biofuels mese per mese.
La Banca Mondiale, aggiungendo la sua voce a quella di altre istituzioni importanti, dalla European Environment Agency (vedi articolo Qualenergia.it) alla Fao, già nei mesi scorsi aveva preso posizione denunciando l’influenza dei carburanti agricoli sul prezzo dei cereali.
Il report reso pubblico dal Guardian aggiunge però per la prima volta una quantificazione del fenomeno supportata da una ricerca difficilmente contestabile. Dati che peseranno sicuramente anche nel dibattito sugli obiettivi europei in materia: se l’obbligo di avere il 2,5% di biofuels nei carburanti è infatti già in vigore dallo scorso aprile, sempre più voci si sono levate per chiedere di rivedere il traguardo posto per il 2020 che  porterebbe tale percentuale al 10.

GM