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un programma sociale minimo



SBILANCIAMOCI

Un programma sociale minimo
Giulio Marcon

Da settembre è necessario riaprire ¡1 cantiere dei rapporto tra movimenti, società civile e politica. A partire dai contenuti e dalle scadenze che ci troviamo immediatamente di fronte: tra questi la legge finanziaria e di bilancio e gli altri provvedimenti di politica economica e sociale in agenda. Appena alle spalle abbiamo i provvedimenti dei governo che con una manovra finanziaria triennale di segno regressivo (e con un orribile decreto sulla sicurezza) ha pesantemente spinto a destra ìe politiche economiche, sociali ed ambientali. La finanziaria e la legge di bilancio che si annunciano sembrano confermare e accentuare questa tendenza. In questi provvedimenti troviamo la summa della politica del governo: le grandi opere e le centrali nucleari, la politica securitaria e la riduzione dei diritti sociali, l'attacco alla scuola-pubblica e le privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Ribattere colpo su colpo con la protesta e la mobilitazione e costruire una organica piattaforma programmatica e politica alternativa sono parti essenziali di un unico impegno che deve prendere corpo nel prossimo autunno. Impegno che nei movimenti e nelle associazioni deve avere come fondamento quell'autonomia politica del sociale che interloquendo con i partiti e le istituzioni è in grado di darsi una propria soggettività politica, capace di identità e auto-organizzazione. A maggior ragione di fronte ad una profonda crisi del sistema politico e dei partiti drammaticamente terremotati dal disastro delle elezioni. Il forum di Sbilanciamoci - che si tiene a Torino dal 4 al 6 settembre - ha come obiettivo dì essere uno dei cantieri di questo dibattito e dell'elaborazione di proposte e di una piattaforma comuni per politiche economiche, sociali ed ambientali alternative. Gli spazi in Parlamento sono ristrettissimi, i margini quasi inesistenti, ma vale la pena provarci. Sarà comunque utile capire quali canali di comunicazione si possono aprire con il sindacato e con i partiti dell'opposizione per costruire terreni comuni di impegno e di mobilitazione. Si tratta di ipotesi non scontate: infatti sul tema generale del modello di sviluppo o su quelio più specifico delia politica fiscale, ci sono anche differenze più o meno profonde con tutti que-
sti soggetti. Ma vale la pena incontrarsi e confrontarsi per costruire un «programma minimo» comune, un'agenda di pochi punti sui quali concentrare (ciascuno con la propria autonomia e la propria identità) l'iniziativa e la mobilitazione nei prossimi mesi. Ci sono alcuni rischi concreti all'orizzonte: la ripresa di una politica estera e militare aggressiva, l'accentuazione dell'impoverimento e delle diseguaglianze sociali, la derubricazione compassionevole del welfare, la privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici, la cancellazione di importanti diritti civili, la devastazione del territorio. A questi rischi è necessario contrapporre una risposta corale. Il Forum di Torino vuole essere un contributo nella direzione di una ripresa dell'iniziativa delle associazioni e dei movimenti su questi temi. Scenario anche questo non scontato, considerate le difficoltà della ripresa di una mobilitazione unitaria e delle tante contraddizioni che allignano anche in una parte della società civile: collateralismo, antipolitica, autosufficienza, furbizia corporativa. Ritessere pazientemente i fili del dialogo e del confronto, della costruzione di contenuti e programmi è però il modo per movimenti e associazioni per riprendere la strada di un comune impegno politico e civile di fronte alla possibile deriva autoritaria e antisociale del paese.