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il rifiuto della raccolta differenziata



Il rifiuto della raccolta differenziata
guido viale

Che cosa c'è ancora da fare in Campania, dopo che Berlusconi e Tramonti hanno annunciato di aver risolto il problema dei rifiuti? Tutto. Tutto quello che è necessario per passare da una gestione straordinaria che in 14 anni è stata la principale fonte del disastro a una gestione ordinaria che restituisca al governo del territorio - comuni, province e regione - le competenze previste dal nostro ordinamento e rispetti i principi della normativa europea e italiana: primo ridurre la produzione di rifiuti; poi recuperare materia; quindi estrarre energia solo se non si può recuperare materia; discarica solo per ciò che non si può recuperare.
Per ridurre la produzione di rifiuti bisogna promuovere, con appositi accordi, il vuoto a rendere (sia riciclabile che pluriuso) e la vendita alla spina di prodotti in grani, in polvere e liquidi; scoraggiare gli articoli usa e getta (pannolini, stoviglie e gadget) incentivando gli equivalenti lavabili e/o durevoli; promuovere l'acqua del rubinetto e scoraggiare quella minerale dove gli acquedotti sono sani; valorizzare i rifiuti elettrici e elettronici (in sigla, Raee), accelerando l'attuazione dell'accordo che ne prevede ritiro e riciclo; sostenere il commercio dell'usato offrendo ai «mercatini» spazi adeguati a fianco degli ecocentri dove intercettare quello che a cittadini e aziende non serve più; sostenere il compostaggio domestico e quello in fattoria: cioè lo scambio diretto di sostanza organica con alimenti biologici tra ristoratori o negozi alimentari e agricoltori.
Per recuperare materia e riciclarla bisogna fare la raccolta differenziata (Rd) tra le famiglie e tra le aziende: sia quelle commerciali che manifatturiere, edili e agricole. Con le aziende è più facile, perché producono sempre gli stessi rifiuti, in grandi lotti: c'è solo bisogno di fornire assistenza tecnica per tenerli separati e indirizzarli verso imprese in grado di recuperarli. Per sviluppare la Rd tra famiglie e negozi bisogna riorganizzare alle radici consorzi e aziende pubbliche e private che oggi se ne occupano quasi tutte in modo inadeguato. Per riciclare imballaggi e frazione organica ci vogliono impianti di selezione e di compostaggio e mercati di sbocco per materiali riciclati e compost. Ai primi provvede il Consorzio nazionale imballaggi: è la sua mission istituzionale che il prezzo del petrolio agevola, perché sarà sempre più comveniente riciclare materiali che fabbricarne di nuovi. Al compostaggio cercano di provvedere i nuovi impianti in corso di finanziamento da parte
della regione e le associazioni dei coltivatori, affamati di compost per ridurre la desertificazione dei suoli.
Il rifiuto che continuerà a sfuggire alla Rd deve venir trattato in impianti meccanico-biologici (Tmb o Cdr). Sono gli impianti che Fibe-Impregilo, prima, e i commissari, poi, hanno mandato in malora, facendoli lavorare oltre le loro potenzialità o eliminando la manutenzione. Fibe per produrre quante più «ecoballe» possibile, invece che vero Cdr, contando di lucrare gli incentivi Cip6 con i quali più rifiuti si bruciano e più si guadagna; i commissari pensando di «far sparire» la monnez-za impacchettandola. Questi impianti vanno riparati e riattivati; dovranno separare la frazione organica da quella secca e entrambe dallo scarto destinato a discarica. La frazione organica, una volta stabilizzata, è un prodotto indispensabile per le bonifiche dei suoli; quella combustibile, invece di essere accumulata in attesa di inceneritori che non arrivano mai può essere ceduta per alimentare cementifici, fornaci, altoforni, centrali elettriche a carbone o impianti di gassificazione. Con i prezzi attuali dei combustibili, il CDR è ambito e conteso; ma diventa conveniente anche estrarre e riciclare molto del materiale ancora presente in questo flusso: cosa realizzabile con alcune modifiche degli stessi impianti. Le ecoballe già accumulate non potranno mai essere bruciati in quegli inceneritori; se non si vuole lasciarle lì per sempre, andranno affidate alle sole imprese in grado di valorizzarle: quelle
che operano sui cicli di combustione del carbone o del gas.
Poi c'è da bonificare i suoli inquinati e prevenire nuovi sversamenti abusivi di rifiuti tossici. Per trattare i nuovi rifiuti prodotti e quelli da rimuovere ci vogliono nuovi impianti; ma di un tipo che non ha nulla a che fare con gli inceneritori di rifiuti urbani voluti da Berlusconi. Infine l'esercito, che oggi difende le nuove discariche dalle popolazioni che non le vogliono, dovrebbe invece difendere il territorio dagli sversamenti e dagli incendi di rifiuti tossici che continuano come e più di prima. Operazioni così difficili non si possono realizzare senza coinvolgere e negoziare con le componenti principali della società campana. E' quello che cerca di fare il Forum rifiuti Campania voluto dal nuovo Assessore all'ambiente della regione.
Quante di queste cose ha fatto o intende fare Berlusconi? Nessuna.
I rifiuti per strada li aveva rimossi quasi tutti l'esercito (con Di Gennaro, sotto Prodi, anche se Berlusconi se ne è preso il vanto). Ma non potrà farlo per sempre e quando l'esercito se ne andrà i rifiuti torneranno a invadere le strade (come già cominciano a fare ora), perché l'organizzazione della raccolta è rimasta quella di prima e niente è stato fatto per cambiarla. Per smaltirli si è tornati alle discariche perché, invece di riattivare gli impianti di Cdr, il decreto 90 ne prevede chiusura e svendita dato che si intende riservare quasi tutta della produzione regionale di rifiuti urbani ai futuri inceneritori, cui è stato garantito il famigerato incentivo Cip6 che tutti noi finan-zieremo con la bolletta elettrica (ecco un modo silenzioso di «mettere le mani nelle tasche degli italiani»).
Così la concorrenza tra potenziali utilizzatori di Cdr va a farsi friggere, perché il rifiuto indifferenziato è vincolato a un unico impianto, l'inceneritore, e a un unico gestore, che opererà nella regione come un corpo estraneo, come ha fatto per anni la Fibe. Nessuna misura è stata poi prevista per cominciare a liberare il territorio dai rifiuti tossici e invece di consultare la società civile Berlusconi preferisce risolvere il problema con le mance: ne ha appena distribuite - a titolo di «compensazioni» - per ben 550 milioni di euro (avete letto bene: cinquecentocinquanta milioni). E dopo le rivelazione del pentito Vassallo, il partito del premier non sembra molto ben messo nemmeno in fatto di rapporti con quella malavita che tanta parte ha avuto nel disastro della regione.