[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

biologia ed economia



La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 16 ottobre2008

Biologia e economia

Giorgio Nebbia nebbia at quipo.it

Stiamo vivendo in un periodo turbolento dell'economia; i prezzi di
molte merci, fra cui petrolio, grano, rame, eccetera, sono saliti
molto, poi sono diminuiti; molte persone hanno acquistato beni e
servizi chiedendo prestiti alle banche e alcuni non sono stati in
grado di pagare i debiti; molte persone rinunciano ad acquistare beni
e servizi e i venditori si sono trovati con magazzini pieni di merci
invendute; alcuni fabbricanti sono stati costretti a licenziare i
lavoratori che, senza salario, sono entrati nella spirale di debiti
non pagati e di rinuncia ad alcuni acquisti. Per evitare ulteriore
disoccupazione lo Stato, con i soldi di tutti, risarcisce le banche
in perdita o i produttori che non riescono a vendere. Un quadro che
si è ripetuto più volte nella storia degli ultimi duecento anni. C'è
una "legge" che descrive questi fenomeni ?

Propongo una parabola. Uno studente universitario del primo o secondo
anno di biologia impara che le popolazioni animali seguono dei cicli
di crescita e declino non molto diversi da quelli dell'economia.
Immaginiamo una popolazione di animali che vive in un territorio
grande e ricco di alimenti e di acqua, ma non infinito: un pascolo,
un bosco, un lago. Dapprima gli animali sono pochi e crescono di
numero perché hanno spazio disponibile e cibo abbondante e si
riproducono facilmente. A poco a poco lo spazio comincia d essere
affollato da molti animali e il cibo comincia a scarseggiare e il
numero di figli diminuisce e, ad un certo punto, il numero dei nati
uguaglia il numero dei morti e la popolazione non aumenta e diventa
stazionaria. Le cose sembrerebbero in equilibrio, ma non è così
perché la vita di questa popolazione altera le condizioni
dell'ecosistema e il cibo e l'acqua che sembravano sufficienti per
una popolazione stazionaria, cominciano a diminuire.

Pensate ad un pascolo in cui l'erba è pestata dagli animali presenti
e il terreno si indurisce e si inaridisce; inoltre il metabolismo,
cioè il processo di trasformazione del cibo, degli animali presenti
genera degli escrementi che si fermano nel terreno e lo rendono
ancora meno fertile, e finiscono nell'acqua che diventa meno bevibile
e anzi dannosa. La popolazione animale allora diminuisce perché, con
la propria stessa vita, ha impoverito le fonti di cibo e di acqua. I
biologi dicono che la diminuzione è dovuta alla intossicazione del
mezzo ambiente; il fenomeno è stato osservato in molte popolazioni
animali e la trattazione matematica della crescita e del declino
delle popolazioni è stata fatta da una multinazionale di illustri
matematici e biologi negli anni trenta del Novecento: l'italiano Vito
Volterra (1860-1940), l'americano Alfred Lotka (1880-1949), il
sovietico Giorgi Gause (1910-1986), il russo-francese Vladimir
Kostitzin. (1886-1963). Poiché peraltro la vita vince sempre, quando
la popolazione di animali che occupano il nostro immaginario pascolo
è diminuita, diminuisce anche il disturbo dell'ecosistema, l'erba
ricomincia a crescere e l'acqua ritorna abbastanza pulita e il numero
di animali del pascolo ricomincia ad aumentare, almeno fino ad un
certo punto, almeno finché il loro numero non diventa eccessivo
rispetto alla capacità ricettiva del pascolo, dell'ecosistema.

Nella vita reale le cose sono più complicate perché spesso arrivano
nello stesso territorio animali che fanno concorrenza ai primi e si
verificano conflitti; gli animali di una popolazione si nutrono (li
chiamano predatori) di quelli di un'altra specie; talvolta una specie
collabora con l'altra. I fenomeni economici si svolgono, più o meno
nella stessa maniera e non c'è da meravigliarsi perché l'economia si
basa sulla occupazione, mediante merci --- i frigoriferi, le
automobili, i mobili, i vestiti --- di un territorio, quello degli
acquirenti umani che rappresentano il "mercato", non illimitato
perché gli acquirenti sono in numero limitato ed è limitata la loro
disponibilità di spesa; in un certo senso le merci sono gli animali
della parabola e i consumatori sono la fonte del loro nutrimento.

Prendiamo il caso dei frigoriferi: una famiglia possiede un
frigorifero, magari ne ha due, ma i venditori di frigoriferi hanno
bisogno di vendere altri frigoriferi; per dar retta all'invito dei
venditori una famiglia può comprare un altro frigorifero, forse altri
due, ma se continua a comprare frigoriferi finirà per doverli mettere
nella camera da letto. In altre parole la "popolazione" di
frigoriferi in una economia, in un mercato, non può aumentare al di
là della capacità ricettiva delle case. I venditori possono
convincere i consumatori a gettare via, a "rottamare" (magari con
incentivi statali) i vecchi frigoriferi, ma la massa dei rottami e il
loro smaltimento finiscono per provocare danni e costi che inducono
il mercato a "non" comprare nuovi frigoriferi. Per farla breve, se i
fabbricanti producono frigoriferi illudendosi di venderli, devono
fare i conti con un mercato limitato, che non ha soldi (il cibo della
parabola) o che non sa dove metterli, finiscono per fallire e devono
licenziare i lavoratori, il che restringe ulteriormente il mercato.

Un discorso simile vale per la "merce" automobile; in questo caso la
crescita della popolazione di automobili che può entrare e occupare
il mercato, il "pascolo" della parabola, è frenata sia dalla
dimensione limitata del mercato (arriva un punto in cui una nuova
automobile può essere messa soltanto nella camera da letto), sia
dall'intossicazione dell'ambiente dovuta alla mancanza di parcheggi,
di strade in cui circolare liberamente, dall'inquinamento. Col
curioso paradosso che lo stesso "Stato" che da una parte incoraggia
l'acquisto di nuove automobili, per far lavorare i fabbricanti,
dall'altra parte deve limitarne la diffusione e circolazione per
motivi ambientali. La parabola suggerisce che una economia "reale"
può sopravvivere soltanto se i fabbricanti producono tenendo conto
che la capacità ricettiva del mercato è limitata e che, al di là di
un limite, devono smettere di produrre una certa merce, che ha
saturato e inquina un mercato, e devono cercare di produrne un'altra.
La parabola contiene perciò anche un messaggio di speranza: la
produzione e l'acquisto delle merci possono ricominciare ad aumentare
se saranno identificati i reali bisogni dei consumatori e i mezzi per
soddisfarli con merci opportune, se si eviterà che la produzione e il
metabolismo delle merci sovraffollino e avvelenino l'ambiente in cui
si svolge la vita umana, l'unica cosa che conta.