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la biodiversità dei polli



da greenreport.it
04/11/2008
 
La biodiversità dei polli
di Pietro Greco
 
ROMA. I polli hanno perduto il 50% della loro antica biodiversità in tutto il mondo. Lo affermano William M. Muir della Purdue university degli Stati Uniti e il suo team di ricerca in un report scientifico appena pubblicato sui Proceeding of the national academy of sciences (Pnas). Il gruppo ha studiato il Dna di 2.500 polli tra quelli allevati e commerciati in tutto il pianeta e, attraverso un complesso sistema di ricostruzione, è giunto alla conclusione che almeno la metà della biodiversità di questi uccelli è andata perduta. La svolta si è avuta negli anni ’50 del secolo scorso, quando solo poche centinaia di ceppi sono stati incrociati nei grandi allevamenti, mentre la diversità che caratterizzava le aie dei contadini in tutto il mondo andava rapidamente erosa.

Lo scopo degli incroci selettivi, naturalmente, è stato quello di avere “animali migliori”. Dove il “migliore” è un aggettivo che tiene conto solo delle esigenze produttive immediate degli allevatori. Ma la perdita di biodiversità è, nel medio e lungo periodo, una iattura. Perché rende più fragile il mondo dei polli. Se al limite, fossero tutti geneticamente simili tra loro – se tutti i residui ceppi esistenti fossero ridotti a poche unità o al limite a uno solo - potrebbe bastare un unico agente infettivo per metterne a rischio la sopravvivenza come specie. Con conseguenze disastrose anche per l’uomo.

C’è un clamoroso esempio storico, in proposito. Nell’Irlanda del XIX secolo i contadini avevano selezionato un unico tipo di patata, che divenne facile preda di una malattia. La peronospora sterminò le patate dell’isola. E, poiché la patata era la monocultura delle terre d’Irlanda, l’epidemia causò una crisi economica devastante. Ci furono due milioni di morti per fame e altri due milioni di irlandesi emigrarono: in pochi anni l’isola perse la metà della sua popolazione.

Con i polli non siamo certo in questa situazione. I ceppi presenti nel mondo sono ancora centinaia. E il pollo, per quanto importante nell’economia degli allevamenti, non è una monocoltura. Tuttavia è certo che quella della profonda erosione di biodiversità di questi uccelli non è una buona notizia. Ed è auspicabile porre rimedio a questa situazione.

Recuperare la biodiversità perduta, sostiene William M. Muir, non è purtroppo impresa facile. Perché aumentare il tasso di incrocio dei ceppi attualmente esistenti potrebbe costare, agli allevatori, una perdita dei “miglioramenti” ottenuti in passato. È questo un caso in cui la logica di mercato, che cerca un profitto nell’immediato, entra in conflitto con la tutela di lungo periodo di un capitale della natura. Ci può certo aiutare la scienza – i Muir propone una strategia di incroci tra polli guidata dalla conoscenza genetica. Ma ci deve aiutare, soprattutto, la consapevolezza che quando la logica di mercato entro in conflitto con la difesa di un importante bene comune, qual è la biodiversità, è la seconda che deve prevalere.