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continua la svendita dei beni pubblici



da Eddyburg
 
Continua la svendita dei beni pubblici: bb.cc., casa, turismo
Data di pubblicazione: 21.11.2008

È in corso una gigantesca svendita dei beni pubblici. Dallo stato ai comuni tutte le istituzioni cui i beni sono affidati li trasformano in merce per concederli al migliore offerente. È un processo tipico del neoliberalismo, cui la crisi finanziaria conferisce un’accelerazione. Ne vogliamo ricordare alcuni casi, dei quali narrano documenti raccolti su eddyburg.

I beni culturali. Una riforma blitz della struttura dell’amministrazione statale dei beni culturali conferisce amplissimi poteri a un nuovo personaggio, un manager, del quale è evidente la funzione di promotore della valorizzazione economica del patrimonio. Vedremo, tra l’altro, la concentrazione di risorse su poche strutture “eccellenti”, sulle quali attrarre masse di turisti paganti, e l’abbandono di tutto il tessuto di beni disseminati nelle città e nei territori, che fanno grande l’Italia.

La casa. Dopo aver abbandonato qualsiasi politica pubblica per il controllo del mercato delle abitazioni e l’allargamento dei segmenti costituiti dagli alloggi in affitto e da quelli a canone sociale, adesso ci si propone di utilizzare strumentalmente la domanda di case a basso costo col rendere edificabili suoli che non lo sono: si consente ai proprietari di costruire, in deroga ai piani, edilizia privata, pagando la modesta taglia di praticare, per pochi anni, prezzi d’affitto e di vendita inferiori a quelli del mercato.

Il turismo. Per attrarre più turisti si scatena la competizione tra le città. Ciascuna spende per costruire eventi e orpelli che servano da richiami. Le più prestigiose, già corrose da un turismo usa e getta come Venezia, ricorrono ad esso come unica strada per lo “sviluppo”, incuranti sulle conseguenze per il benessere dei cittadini; arrivano a coprire di gigantesche pubblicità i monumenti con il pretesto di pagare così i restauri, e contemporaneamente spendono somme ingenti per realizzare oggetti inutili.