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la città bene comune. vertenza europea



da Eddyburg
 
Città bene comune, vertenza europea

«Ripartiamo dalle città»
Data di pubblicazione: 25.11.2008

Autore: Casagrande, Orsola

Una cronaca del convegno CGIL, eddyburg, Zone e Iuav su “Città bene comune, vertenza europea”. Il manifesto, 25 novembre 2008

L'auspicio forse più importante è quello che il 12 dicembre il movimento dei lavoratori e l'Onda trovino il loro punto di saldatura. Una congiunzione che sarebbe importante e che potrebbe davvero segnare un nuovo inizio, una nuova stagione di lotte. L'augurio lo ribadisce Oscar Mancini della segreteria regionale della Cgil Veneto a un convegno che è già per volti versi una novità rispetto al modo di porsi tradizionale del sindacato. «Città come bene comune» si intitola. E le parole che compongono quel titolo sono mutuate dal linguaggio nuovo dei nuovi movimenti. Certo il sindacato, o una parte di esso, quei movimenti (o alcuni di quei movimenti) li ha attraversati e insieme ci ha pure lavorato, basti pensare alla Fiom in val Susa nella lotta contro il Tav ma anche alla Cgil (una parte e spesso con più di un mal di pancia) a Vicenza, nel movimento contro il Dal Molin.

Ieri invece a Venezia si parlava di città. Mancini spiega che l'incontro nasce come naturale proseguimento del social forum europeo di Malmo, soltanto un paio di mesi fa. Due mesi in cui però è accaduto di tutto, «dall'irrompere di una inedita crisi finanziaria globale, all'elezione di un afroamericano alla presidenza degli Stati uniti, alla ripresa in Italia di un movimento di lotta contro la politica del governo e della Confindustria». Da Malmo era uscito un documento conclusivo in cui si gettavano le basi di un costituendo forum per il diritto alla città. Ieri la Cgil Veneto ha voluto dare il suo contributo. Eddy Salzano ha declinato le tre parole, città, bene, comune. E lo ha fatto mutuando molte delle considerazioni uscite in questi anni di lavoro nelle assemblee di movimento. Città, ha detto Salzano, come casa di una comunità. «La città è un bene - ha aggiunto Salzano - e non una merce e la distinzione fra questi due termini è essenziale per sopravvivere nella moderna società capitalistica». Infine comune, «che non vuol dire pubblico ma che vuol dire che appartiene a più persone unite da vincoli volontari di identità e solidarietà». Salzano individua tre direttrici per «resistere, reagire e iniziare a preparare una città diversa da quella che il capitalismo dei nostri tempi ci prepara. Lavorare sulle idee, sostenere e incoraggiare azioni dal basso per difendere i beni comuni, individuare e proporre esempi positivo che dimostrino che una città diversa è possibile». Sugli esempi si sofferma Mancini, che ricorda le esperienze dei tanti movimenti di questi ultimi anni. Dal no Tav al no Mose al no Dal Molin. «L'accesso alla casa per tutti - ha detto Mancini - e il diritto alla città per tutti sono temi controcorrente. Dobbiamo riconoscere che a fronte di una capacità dei movimenti di mettersi in rete non corrisponde ancora pienamente una capacità del movimento sindacale territoriale di porsi in una relazione feconda con essi».