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Basic Income vs Lavoro Minimo Garantito






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 Basic Income vs Lavoro Minimo Garantito
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Periodicamente, quanti più si trovano a soffrire per l'inadeguatezza del nostro sistema 
economico, tante più voci tornano a farsi sentire auspicanti l'istituzione di un basic 
income (BI) o reddito da cittadinanza. In effetti il BI è un vecchio concetto ed 
obiettivo del progressismo internazionale (1) e non stupirebbe sia perseguito ancor oggi 
se non fosse che, da quando l'idea si è affermata, molte cose sono nel frattempo mutate. 
Se una cinquantina d'anni fa esso poteva giustamente apparire come un utile, se non 
indispensabile, strumento d'aiuto per persone in difficoltà, oggi esso appare decisamente 
fuor del suo tempo, obsoleto, ed il suo perseguimento perfino d'intralcio all'evoluzione 
sociale.


Tempo fa, quando il BI era giustamente perseguito dai progressisti di allora, tra cui 
ricordo con particolare affetto Robert Theobald (2), la mera sopravvivenza della persona 
era non solo elemento fondamentale ma praticamente l'unico considerato, poiché a quel 
tempo gran cura e sviluppo culturale, intellettuale e psichico non erano generalmente 
perseguiti e quindi considerati. Oggi, a distanza di decine d'anni d'allora, oggi, che 
cultura e psiche hanno conquistato così gran peso in ognuno di noi, oggi, che vi è così 
gran disponibilità e seguito di corsi di studio e con una diffusione così ampia e 
massiccia di Internet, oggi il BI diviene letteralmente un insulto alla dignità della 
persona.

Se decenni fa esso poteva porre rimedio al fatto che non si disponesse di che vivere, 
oggi esso appare del tutto inadeguato alla società più evoluta ed economicamente 
sviluppata, e risultando perfino irridente il nuovo piano della dignità personale, che 
nel frattempo si son venuti a creare. A tutti gli effetti esso appare come il 
riconoscimento ufficiale dell'esclusione sociale che viene subita, un'ingiusta medaglia 
del disonore, quasi una specie di pattumiera dove si gettano gli scarti. Di sicuro, 
invece di diminuire, esso contribuisce a creare e rafforzare le divisioni sociali.


In vero, se davvero desideriamo proseguire l'importante lavoro compiuto dai progressisti 
di un tempo, dobbiamo oggi impegnarci senza posa nel trasformare questa società, per 
tanti aspetti così ricca ma sulla via di una generale disgregazione, in una vera 
comunità. Oggi non è più il BI a dover essere perseguito. Oggi l'obiettivo aggiornato, 
moderno, rimodellato sui tempi presenti, è quello di un Lavoro Minimo Garantito il quale, 
sì, potrà e dovrà essere a sua volta assistito dal più tradizionale BI!

Non è una misera elemosina, bensì una perfetta integrazione nella società l'obiettivo da 
perseguire oggi. Perché, usando le parole della nostra stessa Costituzione, occorre "... 
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà 
e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e 
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e 
sociale del Paese ...".

Non si tratta di annullare il principio di competizione. Un buon livello di competizione 
tra noi umani resti pure a garantire l'impegno di ognuno. Si tratta invece di far sì che 
ad ogni uomo ed ogni donna sia concesso di partire alla pari con gli altri e non invece, 
come ora, avvantaggiandone indebitamente alcuni ed ostacolandone altri. Si tratta di 
permettere ad ogni uomo ed ogni donna di realizzare se stessi, di esprimere la loro 
personalità, di far parte di qualcosa di importante, quel qualcosa, la società, che 
invece col BI li prende a calci e li espelle.

Robert Theobald, di cui fiero conservo una breve nota che considero una specie di eredità 
morale nell'ambito di un'altra questione sociale aperta (3), mezzo secolo fa 
giustissimamente perseguiva il BI insieme ad altri. Oggi noi, che auspichiamo un 
progresso, dopo mezzo secolo trascorso in un'era che ha letteralmente stravolto il mondo, 
non possiamo far finta che il tempo si sia fermato e continuare come nulla fosse per 
quelle stesse strade di allora.


Oggi noi sappiamo cose che allora non si sapevano. Oggi si son mostrate situazioni che 
allora non potevano essere conosciute. Oggi, precisamente, è possibile percepire appieno:

- l'inadeguatezza del pubblico impiego assegnato a vita lavorativa in un ambiente che si 
vorrebbe fosse democratico e repubblicano;

- la deriva dell'economia verso il settore privato causata dalla protratta inadeguatezza 
di cui sopra;

- la necessità di fornire la Pubblica Amministrazione di un ordinamento in grado di 
prevenire la corruzione, di favorire la diffusione di informazioni e saperi, di 
realizzare una struttura funzionale concretizzante gli ideali di una repubblica 
democratica, con tutto ciò permettendo una piena partecipazione e perfetta integrazione 
di ogni elemento della società.

Mantenendo la Pubblica Amministrazione nell'attuale corrotta situazione, in cui le 
decisioni vengono prese non nell'interesse collettivo ma di questo o quell'indebito grumo 
rappreso di potere, non possiamo ragionevolmente ritenere che ricondurre nel settore 
pubblico aziende oggi private sia provvedimento risolutivo. Fin da subito s'avvierebbe 
l'irregolare andazzo che ben conosciamo. Al contrario: rinnovando periodicamente la 
Pubblica Amministrazione con l'assegnazione a rotazione dei suoi ruoli, le attività 
economiche oggi indebitamente privatizzate ed altre ancora potranno tranquillamente 
essere riassorbite al suo interno.

E proprio grazie ad esse, grazie a questo, di nuovo consistente, serbatoio di lavoro e 
reddito pubblico, si potrà assegnare a ciascuno un tempo minimo di lavoro da compiere ed 
un Basic Income tra una assegnazione e l'altra.


Se oggi riversiamo le nostre energie per ottenere semplicemente un BI, la Pubblica 
Amministrazione nel frattempo continuerà indisturbata ad essere corrotta ed inadeguata, 
le attività pubbliche continueranno a fuggire verso il settore privato o saranno comunque 
mal dirette, partecipazione ed integrazione sociale diverranno sempre più irragiungibile 
miraggio. La società continuerà la sua decadenza e col BI ... che ci faremo? Si pensa 
forse che con esso si possa nascondere l'evidenza di una società mal organizzata e 
mettere a tacere il giusto scontento di chi è rimasto, o se n'è tenuto, fuori?

Se lo tolgano dalla mente coloro che propongono il BI. Perché a questo punto bisogna 
capire da CHI parte il BI. Bisogna andare a vedere chi sono, oggi, coloro che vogliono 
concedere l'elemosina di Stato ai tanti che, spesso più per onestà che per altro, son 
rimasti esclusi dalla società. Ed infatti l'iniziativa in favore del BI parte 
massimamente proprio da quei bellimbusti che hanno monopolizzato la cultura: professori e 
professoresse, quindi dipendenti pubblici a vita, i quali, per rifarsi un'aura altruista 
e progressista, fan prolusioni in interminabili convegni in favore di quella che 
null'altro è se non una elemosina di Stato.

Perché ancora una volta è la microdittatuta dei pubblici dipendenti a vita, di basso 
livello, forse, ma diffusa ovunque, che si afferma col BI. Mentre è proprio il basso 
livello ed il carattere retrogrado delle proposte di tanti "autorevoli" dott. prof. avv. 
a denunciare livello e carattere della loro "professionalità".


Piuttosto che sostenere minuzie, oggi abbiamo l'opportunità di proporre qualcosa di 
adeguato, di livello elevato come non mai. Oggi disponiamo di un progetto univoco ed 
ONNICOMPRENSIVO nella sua pur semplice, ma appunto per questo funzionale, geometria:

PUBBLICO IMPIEGO A ROTAZIONE
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO.

Con un siffatto disegno, ogni cosa andrà al suo posto automaticamente, per i naturali 
processi che avvengono in un meccanismo che s'è finalmente aggiustato. Perseguendo invece 
obiettivi sconnessi, pur buoni come appunto il BI ma privi di una visione e di un 
progetto sistemici, organici, olistici, continueremo a penare come sempre è successo 
finora. Senza speranza di soluzione.


Se oggi perfino il Parlamento Europeo punta al BI, se tanti professori e professoresse 
mirano anch'essi al BI, senza proferir verbo verso una Pubblica Amministrazione a vita 
che manda in rovina l'intero nostro Paese e comunque influenza malamente ogni altro, 
evidentemente è perché questa gente, che fuoriesce da Università retrograde, è 
inevitabilmente rimasta indietro anch'essa. Ciò che dice il Parlamento Europeo in merito 
al BI e che dicono i professori, pur naturalmente andando rispettato non foss'altro per 
buona educazione, va però stimato per quello che è: la solita espressione di una 
connivente politica del possibile, che tace su quanto c'è da sapere e si limita a dare 
ogni tanto un contentino.

A noi, persone per bene, che mai ci siamo permessi di appropriarci di una pubblica 
risorsa e che aneliamo invece un vero progresso, spetta il compito di rimuovere il 
Parlamento Europeo ed il professorume dagli obiettivi arretrati su cui sono ancora 
centrati, risintonizzandoli con precisione sull'OGGI. Perché se oggi disponiamo di una 
percezione ed un progetto inequivocabilmente buoni, giusti ed incontrovertibili, non 
abbiamo solo il dovere ma possiamo pure scoprire il piacere, la gioia, l'allegria di fare 
con un sol balzo un avanzamento che altrimenti richiederebbe un altro lustro e forse non 
giungerebbe in tempo prima dello sfacelo finale!

Anelare il progresso significa innanzitutto essere in sintonia coi tempi. Percepirne 
l'essenza, le necessità, le urgenze. In base ad esse possiamo ricavare il miglior 
programma. Perseguendolo, otterremo il progresso.


Un caro saluto,

Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947
tel. 328 0472332



http://La-politica-dell-Impossibile.hyperlinker.org


(1) http://en.wikipedia.org/wiki/Basic_Income_Guarantee

(2) http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Theobald

(3) http://www.hyperlinker.com/spg/rtheob.txt


http://baroni-e-baronesse.hyperlinker.org