[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Siamo tutti precari!






       S I A M O   T U T T I   P R E C A R I
---------------------------------------------------
 Lettera ai Precari della PA e del settore privato




In questi giorni sto ricevendo diversi comunicati dei precari della Pubblica 
Amministrazione, in particolare della scuola. Sono rivendicazioni che emotivamente non 
possono che coinvolgere, perché la condizione descritta, della totale incertezza sulla 
quale si è costretti ad impostare la propria vita, non è per nulla gradevole per le 
persone nè accettabile in una società che si trova ad attraversare un'epoca per altri 
versi inequivocabilmente evoluta.

Personalmente comprendo bene ciò che esprimono i precari. Io stesso lo sono, per scelta 
di vita, avendo fatto i classici mille mestieri ed essendo in verità pure deciso a 
continuare a farli. Tra breve infatti metterò da parte l'attività di ricerca 
sociopolitica che mi ha tenuto entusiasticamente avvinto a tempo pieno per più di una 
dozzina d'anni. Lo farò per tornare ad un lavoro dal quale possa trarre di che vivere.

E proprio perché anch'io sono precario, sempre, mi permetto di dire che, a fronte di un 
lato umano che non può non incontrare una piena solidarietà, la teoria che traspare dalle 
richieste presentate dai precari della PA non mi trova affatto concorde. Non mi riferisco 
qui a cose come la riforma della scuola e persone come la signora Gelmini, od al signor 
Brunetta ed alle sue iniziative. Sto parlando di come si è generalmente inteso finora e 
si intende ancora affrontare il problema del lavoro per uscire dalla precarietà.


Personalmente sono del parere, irrilevante forse ma meditato, che innanzitutto occorra 
decidere che bisogna uscire TUTTI dalla precarietà. Non solo alcuni bensì TUTTI e 
definitivamente. E ritengo pure che non si possa continuare a farlo col tradizionale uso, 
cui molti sono ricorsi finora, di farsi assumere a vita come dipendenti pubblici. Vengo 
da una famiglia di quattro persone di cui tre erano dipendenti pubblici a vita. Io mi 
sono rifiutato di percorrere questa strada. Ho sempre scelto l'incertezza piuttosto che 
la certezza che stavo accaparrandomi qualcosa di cui non potevo, non dovevo, non avevo il 
diritto di impossessarmi. Anche perché, appropriandomene, sarebbe divenuta la mia grigia 
e stretta gabbia per tutta la vita.


E' abbastanza recente l'impegno che molti, tra coloro che anelano il progresso, hanno 
assunto nella specifica difesa dei Beni Comuni. Ebbene, ringraziando di vero cuore coloro 
che se ne stanno facendo intenso carico, cortesemente chiamo anche loro qui in causa e 
chiedo di considerare insieme il fatto che, tra tali beni comuni, tra queste cose 
pubbliche, non possiamo non annoverare anche le risorse, i ruoli, i redditi, i poteri 
tutti della Pubblica Amministrazione. Perché effettivamente essa è qualcosa che per sua 
stessa definizione pertiene TUTTI gli italiani e pertanto non può non essere resa 
effettivamente PUBBLICA.

Cortesissimamente chiedo si prenda insieme tutti coscienza che l'ordinamento che assegna 
a vita risorse, ruoli, redditi e poteri della PA risale ad epoca pre-repubblicana. Per 
questa ragione di arretratezza concettuale e strutturale, la nostra PA non può 
minimamente essere considerata una organizzazione democratica. Tale vetusto ordinamento 
non considera infatti per nulla la necessità, in una democrazia, che alla amministrazione 
della Cosa Pubblica, della Res Publica, partecipi potenzialmente l'intera cittadinanza.

Il sistema dei concorsi non è assolutamente in grado di determinare i migliori esecutori 
ed amministratori pubblici. I migliori, anzi, nella società, si son sempre tenuti ben 
alla larga da tale apparato, in cui la burocrazia s'afferma e si replica fin dal momento 
della selezione del personale. Con i concorsi vengono selezionati coloro che più son 
disposti a conformarsi al becero modo d'essere di uno Stato che, così facendo, con una PA 
a vita, con la complicità dei tanti ex precari comprati con, e divenuti possessori a vita 
di, un sacro Bene Comune, diventa indiscusso quanto iniquo Padrone!

In realtà sono in molti, sono e siamo una moltitudine di persone, ad essere in grado di 
compiere quei mestieri e quelle professioni molto meglio dei correntemente selezionati, 
di chi s'è posto prono nel migliore dei casi soltanto davanti alle commissioni 
esaminatrici, piuttosto che affermare un genunino se stesso ed un retto modo d'essere 
innanzitutto umano e poi statale.


Ed allora, se la precarietà è il nostro cruccio, ed in verità è un grave cruccio, 
ciònonostante essa non ci deve sovrastare al punto da farci dimenticare i doveri che un 
essere umano ha di fronte alla collettività, oltre che a se stesso. Esattamente il dovere 
di essere equo e giusto.


PUBBLICO IMPIEGO A ROTAZIONE
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO.


Questa è la proposta che il sottoscritto, in tutti questi anni, invece di pensare solo a 
se stesso, piuttosto che accomodarsi stabilmente in un ruolo pubblico e di assicurarsi 
certezze, ha messo a punto al fine che nessuno possa più patire una condizione di 
precarietà tale da fargli dimenticare rettitudine e giustizia. Conducendo in questa era, 
in questa moderna epoca storica, il vetusto ordinamento della PA a vita e trasformandolo 
in una PA democraticamene partecipativa, scompare definitivamente lo Stato/Padrone (i 
cattivi governanti non possono fare più ciò che vogliono) e compare lo Stato Comunità: in 
cui ognuno si sente, perché effettivamente lo è, parte del tutto, e nel caso di cattivo 
governo interviene come necessario!

La PA a vita ha fatto sì che molti giungessero ad odiare lo Stato.
La PA a rotazione potrà coinvolgere tutti i cittadini all'interno dello Stato.
E questo, da ingiusto, da nemico, da ostacolo, diverrà giusto, un amico, un aiuto.
Perché non si tratterà più di oligarchia, bensì saremo noi tutti a PARTECIPARVI!

Con la PA a rotazione non solo sparisce definitivamente lo Stato/Padrone, perché le 
persone non sono ricattate a fare quello che non devono per paura di perdere il posto o 
non fare carriera, ma sparisce pure la burocrazia! Infatti questa nasce da due precisi 
motivi: il carattere d'immutevole staticità dell'organizzazione, che cozza col mutamento 
continuo di una realtà dinamica, e la dipendenza che gli assunti a vita vogliono creare, 
in modo da giustificare la propria eterna presenza.


E così, con la PA a rotazione, sparendo ingiustizia e burocrazia, diviene non solo 
accettabile ma pure del tutto desiderabile il riassorbimento di attività economiche fino 
a che settore pubblico e privato non raggiungano un pari peso finanziario e di potere. In 
questo modo si costituisce un serbatoio di redditi e ruoli pubblici tale da poter 
garantire ad ognuno un TEMPO di LAVORO MINIMO, istituto a sua volta assistito dal REDDITO 
da CITTADINANZA tra una assegnazione d'incarico e l'altra. Ed il maggior peso e potere di 
un costantemente rinnovato settore pubblico permetterà a questo di svolgere meglio anche 
il ruolo di guida sociale davanti ad un inevitabilmente meno socialmente responsabile 
settore privato.


In somma, gentilissimi Presenti, carissimi Difensori dei Beni Comuni, carissimi Precari 
della PA e del settore privato, augurandomi vorrete essere coerenti con i vostri stessi 
ideali di equità e giustizia sociale, spero vorrete considerare quanto qui espresso e 
contribuire a svilupparlo.

Anche perché in verità siamo tutti precari. Chiunque lo è. L'Universo intero vive uno 
stato di precarietà. Solo i pubblici dipendenti assunti a vita, solo i bellimbusti della 
RAI, solo i dipendenti ASL, dei comuni, delle province, regioni, del catasto, delle forze 
dell'Ordine, e degli innumerevoli altri Enti dello Stato, sono incaricati a vita, contro 
la natura stessa di questa vita.

Per la qual cosa, gentili Signore e Signori Precari della PA, vi prego: non fate che vi 
si possa considerare come un ostacolo alla democrazia. Cogliamo questa occasione di 
generale necessità ed uniamoci in riflessione ed azione al fine di risolvere non un solo 
problema alla volta bensì tutti insieme in una volta sola!


Danilo D'Antonio

Laboratorio Eudemonia
Piazza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947
tel. 328 0472332



http://Pubblica-Amministrazione-a-Rotazione.hyperlinker.org
http://Equilibrio-Economico.hyperlinker.org
http://Lavoro-Minimo-Garantito.hyperlinker.org



STP_1.2_14/01/40

[dedicato ed in ricordo di ariberto e gino]