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economia ecologica contro la crisi



da greenreport.it
10/12/2008
 
Economia ecologica vs crisi: cominciamo a sentirci meno soli
 
LIVORNO. Si allargano le fila di quelli che “per uscire dalla crisi (economica ed ecologica) non si può non passare per un green new deal mondiale”. Usiamo non a caso il progetto/programma di Barack Obama perché è indubbio che c’è un prima e un dopo l’elezione del neo presidente degli Stati Uniti a fare da spartiacque (almeno storico-teorico) tra due modi diversi di analisi e approccio alla crisi mondiale in atto. Ai tempi in cui Obama lanciava il suo programma ‘verde’ durante la campagna elettorale, l’Ue e i suoi piani economico-ambientali sembravano posizioni traballanti in mezzo allo tsunami dei crack planetari. Sarkozy e Barroso su tutti cercavano di non finire travolti, ma con scarso appeal. Qualche voce solitaria, tra le quali la nostra, lanciava segnali di fumo che nessuno raccoglieva, neppure gli ‘amici’.

Man mano che Obama si avvicinava alle elezioni però, il suo tener ben saldo il timone ‘green’ e la sua contemporanea crescita di consensi ha risvegliato gli animi di quelli che credono e confidano in un’idea di economia diversa che sembrava sopita. O dimenticata. Oppure irrealizzabile. Poi la conquista della Casa Bianca ha fatto il resto, con un reciproco spalleggiamento tra Ue e Usa che ieri ha fatto maturare in Manuel Barroso più che mai “l’idea” che ben riassume oggi il Sole24Ore:

«Un accordo transatlantico per far ripartire l’economia e lanciare la terza rivoluzione industriale, quella dello sviluppo a bassa emissione di biossido di carbonio: l’Europa dei 27 e la nuova America di Barak Obama insieme per affrontare le devastanti crisi di oggi e preparare un futuro migliore, più equilibrato e anche più respirabile».

Se però non stupisce affatto questa battaglia di Barroso – e ormai non stupisce nemmeno più il fatto che quella dei cambiamenti climatici sia divenuta una istanza della destra europea in generale – la novità sta nel fatto che al suo fianco e a quello di Obama diversi economisti si stanno schierando e ad allargare le file registriamo oggi pure Nabuo Tanaka, direttore dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia) che sul Sole dichiara: “Il rallentamento dell’economia globale non deve frenare gli sforzi per evitare cambiamenti climatici disastrosi. C’è bisogno che i previsti investimenti per stimolare l’economia vengano riversati sulle tecnologie rinnovabili e sull’efficienza energetica”.

Non solo: “Siamo tutti d’accordo che la crisi finanziaria vada fronteggiata in fretta e che gli investimenti per stimolare l’economia sono necessari. Ma perché non farli finalmente in modo sostenibile? Perché non cambiare subito il modo in cui si costruiscono le case, in cui si organizza il trasporto pubblico? E perché non investire nelle infrastrutture di energia pulita? Ci sono benefici per tutti, nel breve e nel lungo termine”.

Non ci pare poco, anzi, ci pare proprio la migliore delle idee possibili che poi è l’unica che possa dare veramente una risposta duratura alla duplice crisi economica-ecologica che come conseguenza non ha solo i cambiamenti climatici, ma la dissipazione delle risorse energetiche e di materia del pianeta.

Che dire poi se non cose positive, sul fatto che pure ieri il presidente della Repubblica Italiana Napolitano, nel bel mezzo della discussione sul pacchetto clima-energia dell’Ue che vede ancora l’Italia su posizioni insostenibili, dice a Berlusconi: “coniugare tutela dell’ambiente e sviluppo economico è possibile, anzi doveroso”.

Una frase che può sembrare retorica, ma dove quel “anzi doveroso” cambia tutto perché da ‘è possibile’ a ‘è doveroso’ ci passa tutta la sostenibilità del mondo. Oltre al fatto che Napolitano già si era espresso in questi termini nei giorni scorsi e quindi anche lui tiene fermo il timone.

Speriamo di non sbagliarci, ma pare proprio che finalmente non ci si ‘vergogni’ più di avere una posizione diversa e minoritaria (al momento) e che non è un ‘no’ contro qualcosa, ma una proposta, anzi un programma. Un’idea che ha generato un programma che aspetta solo di essere ancor più condiviso.
Perché non basta una proposta di disegno di legge per “rottamare il petrolio” se poi non la si difende in tutte le sedi e si lascia cadere nel dimenticatoio.

Nel mare magnum della politica marketing e ridotta a poltiglia come la società civile ci si può ancora (e se non ora quando?) distinguere. Siamo sulla salita del Pordoi con il vento contro? Certo, ma due mesi fa eravamo in fondo al monte e ci sentivamo dei pazzi solo a voler tentare di scalarlo con la nostra vecchia Graziella, dunque ora che qualcosa si muove, testa bassa sul manubrio!