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beni culturali:erosione della tutela



 L'erosione della tutela
Data di pubblicazione: 28.02.2009

Autore: Di Genova, Arianna

Si avvia alla completa "normalizzazione" il Consiglio Superiore dei Beni Culturali: destinato al supino avallo dei voleri del Ministro. Da il manifesto, 28 febbraio 2009 (m.p.g.)
Arianna Di Genova
L'effetto terremoto nel Consiglio superiore sta procedendo a ondate successive, con una serie di dimissioni a catena. Gli "scranni" dell'organo consultivo per i beni culturali si stanno progressivamente svuotando. Anche l'economista Walter Santagata ha abbandonato il suo incarico. Se "l'epicentro" del sisma è stato il presidente Salvatore Settis, a lasciare il parlamentino dei beni culturali sono stati anche lo storico dell'arte Andrea Emiliani, Cesare De Seta, Andreina Ricci e Mariella Guercio. E per il 4 marzo, quando il Consiglio tornerà a riunirsi su convocazione di Antonio Paolucci (in odore di dimissioni), si prevede un altro scossone. Il ministro Sandro Bondi però non ha perso di lucidità, anzi. Così come aveva provveduto prontamente a sostituire il presidente Salvatore Settis con Andrea Carandini, ha tirato fuori dalla manica il suo tris d'assi di nomine nuove di zecca (evidentemente pronte da tempo).

A beneficiare della posizione saranno Elena Francesca Ghedini (docente di archeologia presso l'università di Padova nonché sorella dell'avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi), Emanuele Greco (professore di archeologia all'Orientale di Napoli e direttore della Scuola archeologica italiana di Atene) e Marco Romano, ordinario di estetica nelle facoltà di architettura di Venezia e Genova.

Al momento, rimangono al loro posto di resistenza, i rappresentanti degli enti territoriali (sono tre), i "sindacalisti" e gli studiosi di nomina universitaria, fra gli altri, Marisa Dalai Emiliani, presidente dell'associazione Bianchi Bandinelli e Giovanni Carbonara, docente di restauro architettonico. Il loro compito è arduo: arginare la disfatta e frenare in qualche modo quegli intellettuali che sono una diretta emanazione politica.
Il vero punto scottante che riguarda il Consiglio superiore è che ha perso del tutto la sua autonomia di pensiero e la dialettica con il ministro si è azzerata. Ma la deriva barbarica era già insita nell'ultima riforma voluta dal precedente "timoniere", Francesco Rutelli. Fu lui, come spiega Marisa Dalai Emiliani, a stravolgere la struttura del Consiglio, diminuendo i membri dei comitati di settore da cinque a quattro e cambiandone anche le modalità di elezione (due esperti scelti politicamente e due provenienti dagli ambienti scientifici e universitari; prima, c'era anche un funzionario dei beni culturali). Inoltre, il presidente, un tempo eletto democraticamente dagli altri membri del Consiglio, venne trasformato in una nomina prettamente politica, selezionato secondo i gusti del ministro in carica. "Avevo messo in guardia Rutelli sul pericolo di quella procedura - afferma Dalai Emiliani - Lui mi rassicurò, ma io gli risposi che non era eterno. Ha dato il colpo di grazia, ora si raccolgono i frutti...".

Da questa settimana, il Consiglio superiore, una volta espressione di eminenti studiosi che per una sorta di volontariato culturale mettevano al servizio del ministero le loro specifiche competenze per la tutela dei beni, si trasforma in uno scrigno politico, pronto a praticare il "silenzio-assenso".
L'archeologa Licia Vlad Borrelli manifesta una grande preoccupazione per il patrimonio e la sua gestione, anche rispetto ai "commissariamenti facili". "Come sta accadendo con la magistratura, siamo di fronte a una lenta erosione dei poteri. I commissariamenti esautorano le figure dei soprintendenti che perdono la loro autonomia di giudizio. Molto grave è anche la divisione tra valorizzazione e tutela. La nuova direzione generale istituita (quella di Mario Resca, ndr.) disgiunge i due termini e se la valorizzazione prevarica la tutela può accadere che i Bronzi di Riace, tanto per fare un esempio, vadano in giro per il mondo. I beni culturali non sono una risorsa economica solo per il presente, devono essere conservati per le generazioni future... Credo che in questo momento, tutti noi esperti del settore dobbiamo essere uniti e fare fronte".

Ma il suo collega-archeologo Andrea Carandini, neo-presidente del Consiglio superiore, non tentenna. "Io e Settis abbiamo un punto fermo in comune, che è il rispetto del Codice dei beni culturali, ma anche posizioni diverse sulla gestione del patrimonio che non possono essere scomunicate a priori".
La sua prima uscita pubblica, domani, per il settimo incontro nazionale di Archeologia Viva (al Palacongressi di Firenze), sarà l'occasione per un chiarimento riguardo la sua scelta di accettare l'incarico offertogli dal ministro Bondi, dopo le dimissioni del direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis.