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Dal controPIL di un Nobél al foltoPEL dei signor Nessuno







>Amartya Sen, non si vive di solo Pil
>
>"Benessere e progresso devono essere ripensati. Senza regole non è
>possibile
>realizzarli"
>
>GRÉGOIRE ALLIX, LAURENCE CARAMEL
>
>Ben prima che la crisi economica facesse riscoprire ai grandi governi
>mondiali le virtù della regolamentazione, Amartya Sen, premio Nobel per
>l’Economia nel 1998, faceva parte di quegli economisti che difendevano il
>ruolo dello Stato contro la moda liberista.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200906articoli/44500girata.asp




Sarebbe ora che questa gente scoprisse ciò che voi ormai sapete già.

Perché è proprio così: i Presenti, qui in Lista, ormai possono essere ben più avanti dei 
Nobél!

Infatti, chi ha letto gli ultimi interventi sullo statalismo, comprenderà bene perché il 
"liberismo", termine che certo non aiuta a capire cosa avviene, ha vinto e continuerà 
vincere: perché chi li vuole più gli statali!? "Ma siamo pazzi?" dicono i cittadini: 
"Piuttosto che agli statali ed agli statalisti meglio che il potere vada ai liberisti! 
Meglio che vada tutto in malora, a cominciare dall'ambiente, meglio morir di fame, 
piuttosto che finir sotto l'oppressione statalista!".


Leggete questo illuminante intervento proveniente da altra Lista:



On 10/06/2009 at 14.56 Alessandro Samsa wrote:

...

>Ho avuto modo di osservare con i miei occhi la mutazione in negativo di
>conoscenti che, dopo essere entrati a lavorare nello stato, hanno subito
>un cambiamento del proprio modo di pensare, sentire e persino di essere a
>favore - si fa per dire - del conservatorismo, dell'inclinazione alla
>sottomissione (ma contemporaneamente anche al sopruso, perché questo è ciò
>che richiede lo stato ai propri servi nel doppio vincolo batesioniano che
>diabolicamente crea) e dell'ottusità mentale.
>Lo stato è infatti il più grande mostro che l'essere umano abbia mai
>ideato, sui cui meccanismi di riproduzione sono state svolti vari studi e
>molti altri potrebbero essere approntati, perché a ben vedere - non
>esistendo più i grandi regni familistici della modernità che portavano i
>governanti a rimanere attaccati al proprio potere per ragioni di mero
>opportunismo - è credo più corretto porre la questione in termini di
>servitù volontaria che non di perpetuazione del potere da parte di una
>casta, pure esistente e palese, che manterrebbe i propri privilegi (nel
>senso che questo è solo un aspetto della questione, non "la" questione
>come l'apparato mediatico-spettacolare tende a far credere). Cioè è la
>collettività che mantiene per proprio conto in vita il meccanismo di
>autodistruzione a prescindere dai propri interessi (l'individuazione delle
>cui ragioni porterebbe assai lontano).
>Tutto questo sta però pian piano venendo alla luce, e - turandosi il naso
>- ci si potrebbe anche addentrare in un'analisi di politica spicciola
>dicendo che uno dei motivi della crisi dei partiti di sinistra in Italia,
>da sempre principale bacino politico dei dipendenti statali, è che sta
>emergendo la lotta intra-sociale tra i dipendenti statali (paragonabili
>agli schiavi dell'antichità, insieme ai lavoratori dipendenti) e i non
>statali (gli individui semi-liberi).
>Lottiamo pertanto insieme per un mondo libertario (anche su tante altre
>questioni...)!

...

http://it.groups.yahoo.com/group/bastaguerra/message/8706


Bello chiaro, vero?


Ed infatti proprio qui si gioca il nostro futuro: occorre riconoscere chi tra noi è uno 
statale e, zitto zitto, chiatto chiatto, meschinamente, fa finta di voler che il mondo 
avanzi, concedendo invece solo qualche misero contentino ai cittadini suoi sudditi in 
modo da confermarsi saldamente al potere, tacendo però su tutto ciò che realmente conta.

Avanti con l'autoidentificazione: chi è statale ma vuol davvero il bene del mondo si 
dichiari favorevole ad una periodica redistribuzione dei ruoli del Bene Comune, dell'oggi 
chiamata Pubblica Amministrazione, come in tanti onesti hanno già fatto. Quelli che 
rimarranno nascosti ed abbrancati al "loro" posto fisso vorrà dire che stanno in realtà 
tirando acqua al decrepito mulino dello Stato, che gli accorda indebiti privilegi. Presto 
li perderanno per sempre e da privilegiati diverranno paria.


Pacificamente, legalmente, civilmente, la Questione Pubblica va affrontata, denunciata e 
risolta.

Perché soltanto mandando in pensione stato e statali, i quali pur di non fare la cosa 
giusta tutto hanno insozzato anche nel settore privato diffondendo ovunque infelicità e 
sofferenza, e riorganizzando invece la società su rette ed equilibrate basi che sappiano 
far innamorare ed amoreggiare, letteralmente accoppiare con passione e fremere e gemere 
di piacere, collettività e beni comuni da una parte e proprietà privata e libertà 
individuali dall'altra, facendo sì che si completino ed arricchiscano vicendevolmente, 
ogni cosa potrà trovare il suo giusto posto.

E la felicità di ognuno si eleverà allora come mai prima.



Danilo D'Antonio
figlio di statali