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Re:felicità sostenibile, nuove strategie per ambiente ed economia



http://www.decrescitafelice.it/?p=533



> dall'espresso.it
> giugno 2009
> 
> Felicità sostenibile
> Crisi economica e inquinamento globale sono nati insieme. E insieme vanno combattuti. 
> Con strategie che guardano al profitto ma anche all'ambiente
> DI GIORGIO RUFFOLO
> 
> Un modo perverso per uscire  dalla crisi economica è il di-I sanno ecologico. Ambedue  
> le crisi, quella economici e quella ecologica, costituiscono uno minaccia gravissima 
> per l'umanità c dovrebbero essere affronfate con un nuovo tipo di economia che eviti 
> sia l'indebitamento della finanza sia quello con la natura. Tra la crisi finanziaria e 
> quella ambientale, come ha osservato Wolfgang Sachs su "Lettera internazionale", c'è un 
> torte parallelismo. Ambedue nascono,» appunto, da un indebitamento. La crisi 
> finanziaria è stara provocata dalla diffusione di falsi crediti, che non trovavano 
> riscontro nell'economia reale e non potevano quindi essere restituiti. Anche la crisi 
> ecologica nasce da crediti fasulli che non possono essere restituiti: i danni 
> irreversibili arrecati alla biosfera. Insomma, anche in questo caso si tratta di 
> prestiti senza copertura. Ia domanda che dovrebbe nascere da questo enorme sconquasso 
> della crisi finanziaria non e quella che leggiamo ogni giorno sui giornali: quanto 
> durerà? L'altra, successiva: come fare ripartire al più presto la crescita? Ma 
> piuttosto dovremmo chiederci: quale la connessione di questa crisi con il tipo di 
> sviluppo che caratterizza la nostra economìa; e l'altra domanda, fondamentale: è 
> realizzabile una economia che eviti sia l'indebitamento del denaro sia quello con la 
> natura? 
> 
> Incominciamo con quest'ultimo. Ci sono, dice Sachs, quattro modi di affrontare il pro-
> blema della scarsità ecologica. Il primo e quello privatistico. Quando si prevedono 
> condizioni eccezionali di scarsità alimentare, ogni famiglia cerca di far provviste 
> senza curarsi d altro. Allo stesso modo ogni paese può far provvista  delle risorse 
> naturali disponibili senza curarsi delle conseguenze che ne deriveranno per gli altri. 
> lì secondo modo e quello di forzare 1' offerta: per esempio, cercando petrolio in posti 
> sempre più remoti o carbone in strati sempre più profondi. -Si tratta, tn pratica, di 
> non riconoscere il problema della scarsità. Ia terza risposta e quella dell efficienza. 
> Si utilizzano tecnologie produttive che tendono a minimizzare 1 uso delle risorse, come 
> il risparmio energetico. La quarta, e più radicale, non investe i mezzi dell economìa, 
> ma i suoi fini. Ci si impegna a ridurre La domanda di modificare le nostre aspirazioni, 
> anziché le nostre operazioni non si esce necessariamente dal regno dell economia, ma di 
> quell economia che si e emancipata da osm fine superiore per diventare
> essa stessa un fine:
> 
> come dice Serge- Latouche -....-
> Non st iratta pero. direi, di   decrescita . ma di a-crescita : di una condizione che 
> gli economisti classici definivano stato stazionario. Che non e affatto uno stato 
> statico, ma una condizione nella quale il progresso si misura non quantitativamente 
> (crescita), ma qualitativamente .Si tratta di sviluppo sostenibile, nel senso che ciò 
> che cresce non e' la quantità di beni, ma la capacità di goderne; non l'avere, ma 
> l'essere; una dimensione non fisica, ma propriamente culturale, che non incide sugli 
> equilibri ecologici. In pratica, è un mix tra le due ultime risposte, quella 
> dell'efficienza e quella della sufficienza, che dovrebbe guidare le politiche di una 
> economia sostenibile. Al contrario, il capitalismo ha contribuito alla insostenibilità 
> attraverso la dilatazione della finanza. Credito e finanza sono stati elementi 
> fondamentali del capitalismo moderno. Le innovazioni tecnologiche sono alla radice del 
> suo sviluppo e 1 introduzione delle grandi innovazioni tecnologiche e stata resa possi-
> bile dalla creazione di credito da parte delle banche: un nesso posto in grande rilievo 
> soprattutto dall'economista Joseph Schumpeter. Ma fino a metà del secolo scorso la 
> direzione di questo rapporto era orientata in un senso: dalla banca all' industria, 
> dalla finanza all'i economia. La globalizzazione, con la conseguente liberazione > dei 
> movimenti mondiali del capitale, ha ; portato con se la finanziarizzazione dell' 
> economia, un enorme espansione del
> mercato finanziano e I inversione di senso , di quel rapporto: dall economia reale alI 
> economia finanziaria. I titoli rappresentativi della ricchezza sono
> diventati ricchezza essi stessi e il loro valore è aumentato indipendentemente dal 
> valore delle attività economiche reali. Gli americani entrati in massa nella Borsa 
> hanno cessato di risparmiare e si sono progressivamente indebitati per finanziare 
> consumi con carte di credito e per acquistare case grazie a crediti generosamente 
> elargiti dalle banche.
> L'indebitamento, non il risparmio, è diventato il motore di quello che Edward Lutt-wak 
> ha definito turbocapitalismo. un capitalismo sfrenato che ha sostituito a partire dagli 
> anni Ottanta del secolo scorso, quello regolato degli anni cinquanta e Sessanta: quello 
> che uno storico non certo sospetto di simpatia per il capitalismo, Eric Hob-shawn, 
> aveva definito l'età dell'oro.
> La crisi che stiamo attraversando ha dimostrato che questo capitalismo e' 
> insostenibile, la crisi di una economia ipermercati zzata, nella quale il mercato dà 
> segni sballati, sia per quanto riguarda il valore dei titoli rappresentativi della 
> ricchezza, sia per quanto riguarda il valore delle risorse naturali. Il costo di quegli 
> errori, in definitiva, e' la collettività che lo paga, ieri i liberisti affermavano con 
> arroganza che lo Stato non è la soluzione, ma il problema. Con altrettanta arroganza 
> oggi chiedono allo Stato la soluzione del problema. Ieri indicavano il mercato 
> finanziario come il luogo ideale per investire risparmi e pensioni. Oggi, che risparmi 
> e pensioni si sono volarilizzati, ci dicono che i prezzi dei titoli, scesi verso lo 
> zero, non sono significativi della realtà e che lo Stato deve riscattarli a prezza più 
> elevati, riattivando la fiducia nel mercato (non ci sono limiti all'indecenza). Sempre 
> sul numero di "Lettera Internazionale" citato prima, il "banchiere dei poveri" Muhammad 
> Yunus affronta il tema della crisi al giusto livello e con il tono giùsto. Che non è 
> quello degli economisti giocolieri. Dice Yunus che questa mega-crisi deve essere presa 
> come un'opportunità di ridisegnare l'economia e il sistema finanziario a livello 
> globale. Egli non contesta il "quadro teorico" del capitalismo, al quale non si è 
> contrapposto alcun modello alternativo valido, ma la sua incompletezza. Del messaggio 
> di Adam Smith, dice, si è trascurato dì raccoglierne la meta. La sua "Ricchezza delle 
> nazioni" ha infatti monopolizzato l'attenzione, lasciando ampiamente ignorata la sua 
> "Teoria dei sentimenti morali". E cita un passo di quel bellissimo libro: «Per quanto 
> egoista si possa ritenere l'uomo, sono chiaramente presenti nella sua natura alcuni 
> principi che lo rendono partecipe delle fortune altrui e che rendono per lui necessaria 
> l'altrui felicità, nonostante da essa non ottenga altro che il piacere di contemplarla. 
> A questo principio fanno capo la pietà, la c¿> sia di futuro non è necessariamente 
> legata al denaro. Noi italiani abbiamo conosciuto figure e storie di capitani di 
> industria che hanno costruito concrete ricchezze perseguendo ideali più ambiziosi del 
> denaro, anche se perfettamente compatibili con quello. C'è bisogno di evocare Enrico 
> Mattei? E Adriano Olivetti? Si può trascendere il capitalismo seguendo la sua stessa 
> logica: ma c'è bisogno di uomini all'altezza. Che non sono quelli capaci solo di fare 
> quattrini. E quelli capaci soltanto di compiacerli. 
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