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Europa ostacolata dallo statalismo






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  Europa ostacolata dallo statalismo
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Con la parola Stato possiamo intendere il risultato di un processo storico di 
accentramento del potere affermatosi successivamente alla fase di dispersione nei 
differenti centri territoriali indipendenti tipici dell'Europa medievale. La centralità 
del potere è giustamente continuata anche successivamente all'avvento delle moderne 
società democratiche, radicandosi però, per lo più, all'interno di una ristretta quanto 
difficilmente rinnovabile cerchia di politici professionisti, quindi in vendita al 
miglior offerente, piuttosto che redistribuirsi genuinamente e regolarmente tra la 
popolazione come il nuovo disegno democratico, ed in certi casi anche repubblicano, 
richiedeva.

A causar ciò è stata ovunque soprattutto una rimasta primitiva organizzazione della 
Pubblica Amministrazione, l'assegnazione a vita dei cui milioni d'importanti ruoli ha per 
prima generato una casta e mafia di statali e favorito poi lo stabilirsi di una casta e 
mafia di politici. Di fatto al momento presente, nei vari Paesi come pure a livello 
dell'Unione Europea, la situazione politica è massimamente insana causa entrambe queste 
patologiche formazioni, queste due concrezioni vicendevolmente rafforzantisi. Esse, pur 
di mantenersi in auge, preferiscono troppe volte affermare le volontà delle varie lobby e 
potentati piuttosto che le nuove direzioni necessarie all'evoluzione ed al buon 
funzionamento sociale.


Analogamente a quanto è avvenuto in passato nei singoli Paesi, è giusto ed onorevole 
auspicare oggi il formarsi di un potere centrale europeo. Ci troviamo di fronte a tante e 
tali critiche situazioni in ambito globale che non si può davvero pensare di risolverle 
senza un coordinamento che sia quantomeno all'altezza di quello delle altre formazioni. 
Tuttavia non si faccia l'errore, che stavolta noi cittadini europei non perdoneremmo non 
solo in ambito continentale ma a quel punto anche locale, di continuare ad affermare 
anche a livello di Unione un ottocentesco statalismo fatto di eletti ed assunti a vita 
piuttosto che una moderna gestione collettiva, periodicamente redistribuita e rinnovata, 
del crescente Bene Comune Europeo.

Una moderna società, che voglia essere davvero democratica, non può più disporre di una 
partecipazione popolare limitata al solo, triste perché impotente, momento elettorale. Al 
contrario occorre che una ben più operosa e lieta partecipazione si esprima innanzitutto 
nei milioni di ruoli della gestione di quanto appartiene ed è di pertinenza della 
collettività. L'Unione Europea ha oggi una opportunità di tutto rispetto, mettendo a 
frutto la quale potrebbe brillare ben oltre i confini del proprio continente. Quella di 
esser d'esempio nel far partecipi a rotazione della sua Cosa Pubblica, della Pubblica 
Amministrazione dell'Unione, tutti quei cittadini europei che lo volessero e disponessero 
dei requisiti necessari.


Come si può dar torto a coloro che oggi rinunciano al diritto e rifiutano il dovere di 
esercitare il proprio voto? Noi, che da tempo non votiamo, abbiamo piena ragione di 
tenerci lontani dai seggi perché è l'unico modo di cui disponiamo, quantificato, pubblico 
e pacifico, per dichiararci lontani dalla presente politica e generale amministrazione 
dei nostri Paesi e dell'Unione. Chi desidera che una valanga di voti si riversi 
finalmente nei seggi al prossimo appuntamento elettorale si dìa da fare con il cuore e la 
mente affinché la rotazione ci liberi per sempre dagli statali e dallo statalismo. 
Rimuovendo l'oscura banda degli statali, con la quale si circondano e proteggono gli 
accaparratori di potere, sarà impossibile per un politico professionista e per qualunque 
altro puzzone ottenere più spazio di quello che merita.

A quel punto, e non prima, sarà vera democrazia.
A quel punto, e non prima, l'Europa potrà divenire una poderosa realtà.


Danilo D'Antonio




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