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acqua: semaforo verde per la privatizzazione



da terra.it
 
SEMAFORO VERDE PER LA PRIVATIZZAZIONE DELLÀCQUA
Emilio Molinari
Un brutto colpo a freddo il decreto legge approvato ieri da consiglio dei Ministri sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Un passaggio che chiude un'epoca. Quei pòchissimi margini concessi alle amministrazioni locali dalla legge che ha permesso di mantenere la gestione in house nei servizi fondamentali come l'acqua, sono stati liquidati. La 133 art. 23 bis, appunto, è stata superata eppure già rappresentava un duro colpo per la gestione pubblica perché introduceva l'obbligo alla gara e l'ingresso dei privati, ma con alcune possibilità di scelta da parte dei Comuni. Dopo essere passati sotto i controlli delle diverse authority, infatti, potevano optare per una gestione del servizio "in house", cioè fuori dal mercato finanziario. Si chiude così il lungo e duro scontro politico ed istituzionale sulle privatizzazioni che va avanti dal 2002 e ha contrapposto molti enti locali e alcuni partiti ai due grandi poh politici di centrodestra e di centrosinistra. È l'addio alle gestioni "in house", e cade così l'ultimo bastione di "resistenza" alla mercificazione totale dell'acqua potabile nel nostro Paese. Le gestioni in house, in sostanza, sono Spa interamente nelle mani dei Comuni consorziati, sulle quali essi esercitano il "controllo analogo" a quello dei propri uffici, e sono riconosciute dalla normativa europea tante che la Francia e il Comune di Parigi la stanno perseguendo in un ottica di ripubblicizzazione. E la stanno applicando 64 Ato italiani, compresi quelli di Milano Città e Provincia. Sono state una mediazione con il movimento dell'acqua che con 400mila firme e una legge di iniziativa popolare chiedeva la piena ripubblicizzazione del servizio idrico, poi sostanziatasi in numerose iniziative come il re-
ferendum promosso da 144 Comuni lombardi. Una riottosità che più volte è stata messa sotto accusa e quasi stroncata, ma che ha trovato il sostegno oltre che della sinistra radicale anche delle posizioni prese dalla Lega. Il decreto legge dell'altra sera fa saltare queste salvaguardie ma fa un passo ulteriore: chiede che, anche nell'affidamento tramite gara, la quota di partecipazione del pubblico non possa superare il 40 per cento e che nelle quotate esistenti debba scendere al di sotto del 30 per cento. È un decreto che fa cadere anche quella foglia di fico con la quale molti amministratori, in particolare toscani ed emiliani, hanno cercato di rintuzzarci nel passato, e cioè che con il 51 per cento il loro controllo sarebbe stato garantito. Dunque tutta la nostra acqua potabile sarà privatizzata e come Paese entriamo a pie pari nel disegno delle multinazionali. Entro il 2011 sarà obbligatorio mettere a gara il Servizio idrico e tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che saranno vinte tutte da un cartello di imprese ben definito: Acea, Iride, Enia, Hera, A2a. Dentro alle quali i pacchetti azionari di Suez Lyonnes des Eaux e Veolia la faranno da padroni, assieme ai Caltagi-rone, ai Pisante e alle banche. A queste Spa verranno consegnati i rubinetti d'Italia. Ma questa volta, con un decreto a firma Fitto-Calde-roli, si realizza con l'accordo della Lega e questa è la novità. Quali siano le contropartite e cosa stia facendo la Lega non so, penso però che con l'acqua la Lega si giochi la credibilità di essere il partito dei territori delle autonomie locali. Ora la parola è ai movimenti sociali, ai giornalisti liberi, agli uomini di cultura, ai sindaci, alla loro capacità di indignarsi ancora.