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good save the green esperienze di agricivismo militante in italia



martedì 29 settembre 2009
il manifesto


Godsave THE GREEN

Il «critical garden» dell'Xm24, centro sociale bolognese. E il Giardino degli angeli di Castel San Pietro. Esperienze di agricivismo ecomilitante, al di fuori del fenomeno trendy e radical chic degli orti urbani. E un progetto di documentario tra il nord e il sud del mondo

God save the green è un progetto per un documentario, un'idea attorno a cui ruota il lavoro che sta impegnando due documentaristi bolognesi, Michele Mellara e Alessandro Rossi. Nei prossimi sei mesi gireranno il mondo con l'obiettivo di raccontare quella che a suo modo è una forma di resistenza che sempre più persone stanno portando avanti: l'agricoltura suburbana, l'agricivismo e i modelli di consumo consapevole. Sono quelle avventure che una felice definizione aiuta a comprendere meglio: crepe urbane rivitalizzante. Spazi di verde che gruppi di cittadini hanno strappato alla metropoli che tutto divora, spazi curati e amati da cui sono partiti progetti che hanno superato anche lo spazio stesso. Dentro questa cornice ci sono gli orti urbani, i giardini recuperati e tutte gli uomini e le donne che stanno dietro queste realtà, attori principali di quella che non è solo una tendenza. «Vogliamo lasciarci alle spalle l'aria glamour e un po' trendy che contraddistingue questi discorsi - racconta Mellara - pensiamo che questo sia un tema forte su cui sia importante riflettere e confrontarsi». L'accesso al cibo tra il sud e il nord del mondo, dalle parti di pianeta dove la fame è ancora la principale causa di mortalità e gli agricoltori arrivano nelle città a causa dei processi di desertificazione delle campagne alle periferie delle metropoli dove gli alimenti freschi sono assenti e la grande distribuzione è un ombrello che tutto copre. I due documentaristi (che hanno realizzato anche "Le vie dei farmaci", sull'accesso negato a molte popolazioni dei medicinali essenziali e salvavita) sono in questi giorni a Trento dove si sta svolgendo " Italian Doc Screening 2009", uno dei principali appuntamenti per far incontrare autori, produttori e distributori e rappresentanti delle televisioni internazionali.
 
Ma «accanto alla via più istituzionale pensiamo sia necessario coinvolgere più ad ampio raggio per una produzione anche dal basso» prosegue Mellara. Per questo c'è un indirizzo mail, info at mammutfilm.it, cui si può scrivere per segnalare e raccontare esperienze di agricivismo.
Per ora il progetto del documentario prevede dieci racconti che salteranno tra il nord e il sud del mondo grazie anche alla ricerca fatta assieme al Cefa, un'organizzazione bolognese che da quasi quarant'anni si occupa di cooperazione allo sviluppo e volontariato internazionale. Dall'Italia al Marocco (dove la troupe si trasferirà a ottobre) passando per la periferia di San Francisco e Buenon Aires.
 
Si parte da una constatazione semplice: dal 2007 nel mondo il numero delle persone che abitano nelle aree urbane è superiore a quello di chi vive nelle campagne. God save the green si occuperà del problema della distribuzione del cibo e del diritto ad avere cibo fresco. Come accade a Oakland, San Francisco, trentamila abitanti e un supermercato. Un gruppo di persone alcuni anni fa mise gli occhi su due ettari di terreno incolto dove ha iniziato a coltivare prodotti biologici. Dalla coltivazione alla distribuzione il passo è stato quasi naturale, con l'acquisto di un furgone per consegnare gli ortaggi. Ma è successo di più: sono stati avviati anche corsi di diritto al cibo salutare in un angolo di pianeta dove il consumo di alimenti spazzatura è la regola e dove il tasso di obesità conta numeri decisamente importanti. «Un meccanismo virtuoso partito da due ettari incolti - riflette Mellara - e agito da persone che noi vorremmo raccontare perché ogni episodio non dovrà rimanere freddo e algido ma indagare le storie di persone e comunità».
In Marocco il documentario dimostrerà come si può risparmiare l'acqua nel coltivare le piante raccontando un'esperienza di un'area a ottanta chilometri da Casablanca.
L'Italia invece avrà il volto dei kit green spot di Eugea, che è uno spin-off della facoltà di Agraria di Bologna. Cosa sono questi kit è presto detto: sacchetti che contengono semi per realizzare un piccolo orto sul balcone di casa, o per ricreare il microhabitat delle farfalle che sono tra i principali impollinatori che hanno subito una drastica diminuzione. Un input all'ecologia privata in una città che vanta la tradizione decennale degli orti sociali, ce ne sono circa tre mila ognuno di 35 metri quadri e da pochi mesi non sono più destinati solo ai pensionati, anche i giovani possono fare richiesta.
"Crepe urbane" è anche un foglio prodotto da un collettivo del centro sociale XM24 di Bologna, che negli ultimi due anni ha dato vita ad un progetto di critical garden e i ragazzi dello spazio lo scorso aprile hanno ripulito un grande piazzale che confina con il centro da anni di colpevole abbandono con l'idea di realizzare un giardino e un orto.
Un giardino insolito e magico è invece nato a Castel San Pietro, un comune tra Bologna e Imola. Si chiama Giardino degli angeli (www.giardinodegliangeli.net) e nasce come reazione ad un lutto da parte di due genitori. Il papà è Giacomo Varignana, che è anche il responsabile del verde per l'amministrazione comunale. «Dopo la perdita di Sara abbiamo pensato alle cose che piacevano a lei, io sono un giardiniere e so fare questo lavoro. A lei piaceva molto la campagna e con mia moglie e un gruppo di amici e volontari abbiamo iniziato a lavorare su questo che era un prato di quattro mila metri quadri». Ora nel centro di Castel San Pietro c'è un giardino, un orto, un laghetto e un percorso di piante che viene visitato dalle scolaresche. «È qualcosa che è andato oltre le nostre aspettative - spiega Varignana - È nata un'associazione che mantiene il giardino che è assolutamente pubblico, aperto gratuitamente e che il comune ci ha assegnato in convenzione». Attorno al giardino degli angeli lavorano tra le dieci e le dodici persone e nell'orto si coltivano pomodori, melanzane, zucchine, carote e altri ortaggi. Sul sito sono anche riportati i commenti di chi è andato a visitarlo e ha voluto lasciare una sensazione. Un'esperienza che non sarebbe esistita se i cittadini non l'avessero voluta e creata. E curata con amore.