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la città dove la vita non vale niente COSì MUOIONO I BIMBI DI CROTONE



Martedì 29 settembre 2009

 
LaPertusolaSude l'inesorabile avvelenamento di290studenti calabresi
La città dove
la vita non vale niente

COSÌ MUOIONO I BIMBI DI CROTONE

dall'inviato
Enrico Fierro
Crotone
Ouesta è la città dove la vita dei bambini vale meno di zero. La 'ndrangheta li uccide, così, per caso, perché si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quell'impasto maleodorante di speculazione, malapoliti-ca e indifferenza che governa tante cose della Calabria, li avvelena. Rino Gaetano non canta più. Qui il "cielo non è sempre più blu". Perché l'aria, la terra, le strade, le scuole sono state avvelenate dai rifiuti della "PertusoIaSud". Montagne nere di ferraglia mista a cadmio, zinco, arsenico, che la voracità dei dirigenti della fabbrica ha trasformato in materiale da vendere al miglior offerente. La burocrazia e i ministri, anche quelli che negli anni si sono proclamati difensori della salute e dell'ambiente, sono stati distratti, i costruttori han-
no ritenuto vantaggioso il prezzo.
E così che a via Marinella un intero piazzale è stato tirato su con il "Cubilot". Non è il nome di un cartone animato di nuova generazione, ma quello di una miscela di zinco e altri veleni. Chi ne viene a contatto rischia malattie gravi. Ma ci vorranno anni, avverte il professor Sebastiano Andò, per valutare i danni sull'organismo. Su quel piazzale c'è un istituto tecnico. È chiuso. Come chiusa è la scuola elementare San Francesco. A Crotone, chi doveva si è accorto del pericolo solo dopo anni. C'era anche unainchiesta aperta, ma prendeva polvere negli scaffali della procura dal 1998. Solo dieci anni dopo un giovane pm, Pierpaolo Bruni, ha tolto la polvere, ha riaperto i fal-doni e ha scoperchiato il bubbone di "Black Mountain". La città trema, le famiglie dei bambini e dei ragazzi vivono nel terrore. Ci sono morti e malattie sospette. Abbiamo parlato coni genitori dei bambini colpiti. Ne raccontiamo le storie evitando, per motivi di privacy e di sempli-
ce umanità, di indicare i nomi. Il bambino E frequentava la materna alla Scuola San Francesco. A tre anni comincia a lamentare forti dolori alla pancia. Una visita dal pediatra, il ricovero all'ospedale cittadino, i medici che non capiscono. Lo portano a Trieste. Qui la diagnosi. Dura, difficile da leggere e da capire; tumore botroide alle vie biliari. "Ma dove abitate, vicinoa una discarica"? Allado-manda degli specialisti i genitori di F. rimangono allibiti. Il bambino porta sul corpo i segni delle quattro operazioni subite. Il pallore del viso racconta delle lunghe sedute di chemioterapia. Dovrà sottoporsi a visite ogni quattro mesi e solo nel 2012 potrà essere dichiarato definitivamente fuori pericolo. I genitori, entrambi disoccupati, continueranno la loro via crucis verso Trieste. Il bambino G. è stato meno fortunato. È morto. La vita divorata da una "leucemia mieloide acuta". Abitava con la sua famiglia a Bernabò, una lunga strada costruita col Cubilot. Era uno dei tanti cantieri che dirigenti della Pertusola, costruttori con pochi scrupoli e tanto pelo sullo stomaco, hanno trasformato in discariche abusive. Quante tonnellate di veleno sono finite interrate sotto strade, scuole, palazzi della città di Crotone?
Non è ancora possibile fare un calcolo. Ilpm Bruni ha valutato
che nei depositi dell'azienda erano stoccati non meno di 200.000 metri cubi di materiale, qualcosa come400.000tonnellate. Questo fino al 1996. E le montagne di veleni dei decenni precedenti, che fine hanno fatto, quali metastasi hanno già provocato nel corpo della città? 11 dottor Francesco Rocca è il responsabile del ser-
vizio prevenzione, igiene e sicurezza della Azienda sanitaria. "Lamontagnadidetritipro-dotta dalla Pertusola era ammassata nei piazzati della fabbrica. È stata & per decenni, fin dagli anni Venti, esposta al vento, alla pioggia. Quali danni sono stati provocati alla catena alimentare, aUa salute dell'intera cittadinanza? Sono interro-
gativi ai quali potremo rispondere solo dopo una lunga indagine retrospettiva iniziando dagli operai che hanno lavorato nello stabilimento e dai loro familiari. Noi abbiamo bisogno di un centro epidemiologico che studi per anni l'incidenza delle varie patologie". Rossella Vazzano è una mamma e rappresenta il comitato dei genitori dei bambini che hanno frequentato la scuola San Francesco*"^ uno schifo, siamo stati informati dai giornali locali. Ora, però, vogliamo sapere tutto. Devono rendere note le analisi, che si faccia uno screening su tutti coloro che a vario titolo, insegnanti, operatori, genitori, hanno frequentato quella maledetta scuola. Vogliamo la verità". Crotone, dove la vita dei bambini vale meno di zero. Sui muri sono ancora freschi i manifesti listati di nero che annunciano la morte di Domenico, 11 anni, colpito a giugno dai proiettili di un killer di mafia. Stava giocando a calcetto col papà. Gaia, 5 armi, sta lottando tra la vita e la morte in ospedale. Le spararono in testa i killer di suo padre. Luca Megna, di professione mafioso.
(Ha collaborato Rossana Caccavo)