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Costruire la Comunità





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Le Lucciole
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Dalle mie parti, verso il mare, lungo i bordi di una strada che costeggia un fiume e ch'è 
ancora chiamata "la bonifica" in ricordo di trascorsi impegnativi lavori pubblici, a 
qualsiasi ora del giorno e della notte si passi, si vedono decine di "Lucciole". Sono 
ragazze, per lo più evidentemente provenienti dal continente africano e qualche donna 
bianca più avanti negli anni.

E' una via particolare, lunga e difficile da percorrere senza venirne fuori altamente 
scossi. Almeno questo è l'effetto che fa al sottoscritto. Perché oggi, con tutte le 
risorse, non solo economiche ma pure intellettuali, di cui le società dispongono, non 
dovrebbe essere possibile che si perpetui una situazione di disperazione tale per cui 
sparute giovani debbano abbandonarsi per strada senza nemmeno la speranza di un 
cambiamento.

Oggi è assolutamente possibile realizzare un mondo in cui coloro i quali, uomini, donne e 
"speciali", volessero per loro proprio desiderio o volontà esercitare la professione di 
lucciole dovrebbero poterlo fare liberamente. Allo stesso tempo, coloro i quali fossero 
costretti a farlo da una mera quanto pesante necessità di vita dovrebbero invece poter 
trovare un giusto inserimento all'interno della società.


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Gli Spazzini
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Trovandoci in una qualsiasi città, prima o poi cápita di incontrare coloro i quali sono 
oggi preposti a tenere pulite le strade. In cinquantasei anni di vita ho avuto occasione 
e piacere di collezionare esperienze in diversi mestieri. Proprio quelli più umili, forse 
perché si ha direttamente a che fare con la debole realtà cruda e nuda, mi hanno donato 
la maggiore sensibilità verso cose e persone.

E così, quando incontro uno Spazzino, probabilmente per una forma di identificazione, 
cerco sempre il suo sguardo. Nove volte su dieci i suoi occhi sono abbassati: non a 
guardare la strada che spazza ma solo perché quella persona è sovrastata dalla 
consapevolezza che la sua vita sarà sempre così, mai potrà cambiare e rinnovarsi.

Nonostante oggi sia assolutamente possibile realizzare un mondo in cui ognuno abbia la 
possibilità di esperire molte vite e non più essere condannato ad una sola. Nonostante 
oggi vi siano intere moltitudini di persone stanche della loro vita, disposte a tutto pur 
di mutarla, le quali però non possono cambiarla per il carattere statico delle nostre 
organizzazioni.


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Costruire la comunità
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Il problema maggiore insito nello statalismo, l'aspetto più tragico dell'assunzione a 
vita nei ruoli della Funzione Pubblica non coincide con l'abuso e la corruzione cui un 
certo numero di statali (per altro elevato, come da decenni ci riferiscono le cronache) 
possano dedicarsi. La conseguenza peggiore di una simile statica organizzazione centrale 
è la mancata costruzione di una comunità.

I ruoli del Pubblico Impiego, il più fondamentale tra i Beni Comuni poiché tutti gli 
altri gestisce, vanno periodicamente restituiti al popolo per creare, affermare e 
radicare, giorno dopo giorno, ogni giorno di più, quel senso di comunità, di grande 
famiglia, che soltanto può generare a sua volta i sentimenti della solidarietà, della 
reciproca fiducia ed impegno.

Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, la nostra società si è sfaldata, 
rovinata ormai quasi del tutto, perché ha solo in parte realizzato l'ideale repubblicano 
(e badiamo che "RES PUBLICA" non è altro che un modo più antico per dire "BENE COMUNE") 
deciso nel noto referendum istituzionale. Per la restante incompiuta parte è rimasta 
invece amorale ed asociale terra di predazione da parte dei peggiori.

Per queste ragioni dobbiamo far cadere la nera muraglia costituita dai pubblici 
dipendenti assunti a vita, i fedelissimi protettori di politici i quali a loro volta non 
son altro che gli scagnozzi degli ultraricchi del mondo. A questo serve costruire Public 
Work 2.0: a trasformare miliardi di infelici esistenze nella più gran gioia collettiva 
che mai questo Pianeta abbia avuto modo di vedere realizzata!


Così come esiste la perfezione di un'orchidea o di un computer, allo stesso modo esiste 
la perfezione di una società che abbia deciso vi siano cose più importanti di cui 
occuparsi che non le solite inconcludenti beghe sociopolitiche odierne. La perfezione è 
figlia dell'onestà. Ed ogni vero Progressista, tanto per onestà che per desiderio di 
vedere la gioia diffondersi nel mondo, è tenuto a dichiararsi pubblicamente favorevole ad 
un:

PUBBLICO IMPIEGO A ROTAZIONE
COMPRENDENTE ATTIVITÀ ECONOMICHE
PER UNA METÀ DELL'INTERO.

In questa sintesi è contenuto il segreto di una società perfetta, in grado di favorire lo 
sviluppo delle capacità di ognuno e ad ognuno garantire un lavoro minimo a sua volta 
assistito da un reddito da cittadinanza. Senza dimenticare che, per il profondo 
sentimento di unione che si stabilirebbe tra i suoi membri, una tale società non avrebbe 
alcun problema a competere con ogni altra.


Guardiamoci dunque intorno. Ed ovunque, all'interno del Movimento Progressista, vedessimo 
statali che ancora non si dichiarano favorevoli alla democratica periodica restituzione 
al popolo dei propri ruoli, invitiamoli a farlo immantinente. Perché non è solo una gran 
gioia a tardare per colpa loro, bensì anche la serenità di tutte quelle persone che un 
impietoso destino ha ingiustamente imprigionato in ruoli senza futuro.


Possiamo spendere il nostro tempo a dare la colpa del male del mondo a ricchi e potenti. 
Ma davvero ci guadagnamo qualcosa? Oppure possiamo puntare dritto lo sguardo su noi 
stessi, sul vasto Arcipelago Progressista. Ed allora sì, purificandolo infine dalle 
nefaste influenze di STATALI e SUPERSTIZIOSI, che a parole dicono una cosa ma nei fatti 
ne radicano tutt'altra, avremo imboccato la via che conduce subito, in un WARP! a quel 
Nuovo Mondo che ormai quasi disperiamo raggiungere.



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