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cibo: quando il pericolo viene dal piatto



DA REPUBBLICA.IT
FEBBRAIO 2010
 
Cibi truccati e scarsi controlli quando il pericolo viene dal piatto
 
 
Esce il libro- inchiesta "Così ci uccidono", del giornalista Emiliano Fittipaldi
Un atto di accusa che si estende anche ai prodotti a marchio controllato
 
ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Le bonifiche truccate, la pioggia di fibre di amianto, il disastro della Valle del Sacco, gli inceneritori che seminano malattie, i disastri ambientali pianificati dalla camorra. C´è tutto questo nelle 272 pagine di Così ci uccidono, il libro inchiesta di Emiliano Fittipaldi, giornalista dell´Espresso, pubblicato da Rizzoli. Ma soprattutto c´è una denuncia allarmata del pericolo derivante delle frodi alimentari che sommandosi, scrive l´autore, arrivano a prefigurare «un self service degli orrori, un pranzo che prevede insaccati preparati con carne di animali malati e pane tossico come antipasto, seguiti da pasta alla salmonella e maiale o pollo toscano alla diossina. E per finire, dolce al miele carico di cloramfenicolo e frutta secca alle aflatossine».
Un quadro a tinte molto fosche, costruito pennellata su pennellata elencando problemi: dal sistema di connivenze con i veterinari pubblici all´olio di semi tinto con la clorofilla, dall´acqua all´arsenico alle partite di carne infetta. Il tutto con una salda cabina di regia in Campania dove la camorra è riuscita anche a speculare sulle misure antidiossina importando clandestinamente bufale di basso costo dalla Romania e sostituendole ai capi infetti da eliminare: così intascavano i rimborsi pubblici per gli abbattimenti continuando a produrre mozzarelle contaminate. Tra gli affari della cupola del bestiame figurano anche i traffici di carni di cavalli dopati con dosi massicce di viagra e trasformati, dopo l´ultima corsa, in bistecche al veleno.
L´atto di accusa di Così ci uccidono si estende ai prodotti a marchio controllato: «L´autentica bontà dei tesori dell´alimentare made in Italy fa acqua da tutte le parti, non solo perché le ispezioni sul rispetto delle regole di produzione e sui pericoli per la salute sono poche, ma anche a causa della mancanza di indipendenza degli organismi che assegnano gli agognati bollini di qualità».
Dunque doc, dop e Igp sono marchi inutili e la riscossa del made in Italy alimentare poggia su una faglia sismica? «Non direi proprio», risponde Mauro Rosati, segretario della fondazione Qualivita che edita l´Atlante dei prodotti europei a marchio territoriale. «Il fatto che gli episodi di frode vengano denunciati è positivo perché dimostra che il sistema dei controlli funziona e sa reagire anche alle pressioni potenti della criminalità organizzata. In Italia ci sono singoli casi di truffa, ma quando l´Europa è stata scossa da ondate di problemi sanitari che hanno messo in ginocchio il settore food l´epicentro era in altri paesi, di solito a Nord. Noi abbiamo oltre 100 mila aziende attive in campo agroalimentare: che qualcuna non righi dritto è inevitabile. Ma allora cosa dovremmo dire dei controlli nel mondo della finanza, con tante aziende marce che hanno ottenuto un rating altissimo il giorno prima di crollare?».