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ragioniamo di tasse?






Ehilà, bella gente, come va? Vi andrebbe di ragionare un momento di tasse?

In molti continuamente lamentano una forte evasione fiscale. Tuttavia, quando avviene 
qualcosa che non ci sta bene, dovremmo sempre chiederci quale possa esserne la ragione, 
perché di sicuro, per l'inevitabilità del meccanismo di causa/effetto, c'è.

Ed allora proviamo brevemente a capire come stanno le cose, chiedendo subito l'aiuto 
della Costituzione:

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Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge ...
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Capperi, che bella affermazione! Ma davvero tutti i cittadini hanno oggi pari dignità 
sociale o piuttosto, per un qualche caso della lunga Storia di prevaricazioni e soprusi 
che ha vissuto l'essere umano, non vi è rimasta una minoranza della popolazione che gode 
invece di un particolare status, diverso ed in qualche aspetto superiore, rispetto ai 
comuni cittadini?


Ebbene a quanto pare è proprio così: noi cittadini non abbiamo affatto pari dignità 
sociale rispetto a quella minoranza della popolazione (dipendenti pubblici a vita, 
statali) che gode di un privilegiato rapporto col potere e mantiene in auge quest'ultimo 
qualsiasi cosa faccia o non faccia. Non si tratta tanto o solo di uno stipendio 
assicurato, di sicurezza del reddito, che vi sia bel tempo, piova od urli il vento, ma 
anche e soprattutto di una impedita partecipazione alla vita pubblica. E' proprio questa 
esclusione, da tutto ciò che pertiene la collettività, a rendere noi cittadini succubi 
degli statali, letteralmente colonizzati culturalmente, ed emarginati rispetto al potere. 
Il quale può così fare o non fare il comodo che vuole.

Infatti, seguendo l'antico disegno politico della monarchia, precedente l'epoca 
repubblicana, compito prioritario degli statali non è tanto produrre quanto soprattutto 
addomesticare le menti del popolo, controllare quest'ultimo e reprimerlo, se l'Elite lo 
ritiene necessario. Il sistema pubblico basato sull'assunzione a vita non è tanto teso a 
produrre beni e servizi quanto soprattutto a dirigere e gestire un popolo ritenuto e 
trattato come un bue, che mette la forza e compie il lavoro vero e proprio. Per questa 
sua connaturata scarsa produttività, il sistema pubblico basato sugli statali abbisogna 
continuamente di grandi somme di denaro per alimentarsi, le quali non possono che essere 
prelevate dal popolo senza che questo ne abbia però un ritorno pari al fornito.


Eppure la discriminante assunzione a vita di alcuni in ruoli che non solo rappresentano 
bensì proprio costituiscono la Res Publica sarebbe del tutto inammissibile in un Paese 
che si definisce una "Repubblica democratica" (Art. 1). Per giunta, convertendo il 
sistema pubblico al principio democratico/repubblicano di periodica redistribuzione dei 
suoi ruoli (come già avviene per quelli di governo) esso, venendo finalmente partecipato 
da cittadini aventi interessi concreti e non manipolatori su sè stessi, verrebbe 
immediatamente smosso dalla sua vecchia funzione di ammaestramento, controllo e 
repressione e diretto invece verso la produzione di beni e servizi di primaria e generale 
utilità. Per tanto la rinnovata Funzione Pubblica si manterrebbe in gran parte in vita da 
sola.

Ci si può allora stupire se in molti semplici cittadini, piuttosto che dar via il denaro, 
che magari si sono conquistati a costo di sacrifici, per pagare stipendi e vizi ad 
assunti ed eletti a vita nei ruoli della Res Publica, divengono disposti a contravvenire 
la legge? Noi tutti abbiamo il dovere di mantenerci nella legalità e per questo occorre 
ci dissociamo da questa pratica. Tuttavia come possiamo stupirci se in molti, non 
dormendo la notte per cercare di trovare il modo di sbarcare il lunario e mantenere in 
vita la loro attività, non gliela fanno, proprio non gliela fanno, si ribella loro lo 
stomaco, a vedere buttato via il denaro che si sono conquistato preso da statali e 
politici che nulla hanno a che vedere con il mondo reale bensì vivono in una astratta, 
dissociata, privilegiata dimensione tutta loro?


Nei fatti, pagando le tasse, non si alimenta un corretto sistema 
cultural/economico/socio/politico ma si continuano a gettar via preziose risorse per 
foraggiare un sistema ch'é nella sua massima parte antidemocratico ed antirepubblicano. 
Davvero desideriamo che l'evasione fiscale sia sconfitta una volta per sempre? Ebbene 
impegniamoci tutti, ognuno per proprio conto per mantenere autonomia di pensiero, a fare 
la cosa giusta: a relegare nei libri di storia l'autoritaria ottocentesca figura dello 
statale, a far sì che all'interno della Funzione Pubblica scorra un flusso regolare di 
cittadini competenti e desiderosi di prestare servizio.

Così facendo, ciò che oggi maggiormente produce manipolazione, controllo e repressione 
verrà trasformato in un grande rinomato produttore di beni e servizi di primaria utilità 
ed ottima qualità. In questo modo la Funzione Pubblica diverrà capace di sostenersi in 
gran parte da sola e la richiesta fiscale si ridurrà di parecchio. I privati, piccole o 
grandi che siano le loro attività, pagheranno di buon grado, saranno addirittura felici 
ed onorati di poter contribuire a finanziare attività pubbliche produttive e ben tenute 
perché da loro stessi, se vorranno, potranno essere partecipate, quindi anche controllate 
e rinnovate. 


Ed a questo punto guardiamoci, noi progressisti, un momento allo specchio. Quante 
associazioni, quanti associati, quante persone vi sono in questo momento, anche solo a 
casa nostra, qui in Italia, impegnate per "un mondo migliore"? Quante persone sfilano per 
le strade a dimostrare contro questo o contro quello? Quante se ne vanno pure all'estero 
a cooperare per ogni dove ad uno sviluppo che andrebbe invece assolutamente rivisto sulla 
base di quanto sopra? Letteralmente una moltitudine. Vediamo tante di queste persone, ne 
conosciamo i nomi se non i volti, non foss'altro per una quotidiana frequentazione dei 
luoghi d'incontro telematico del progressismo. Ebbene quante di loro si rendono conto che 
gran parte del mondo si ritrova a vivere una continua penosa, spesso drammatica, tragica 
situazione proprio a causa dell'alienazione vissuta dal popolo da ciò ch'eppure gli 
appartiene, per questa impossibilità subita dai cittadini di occuparsi direttamente dei 
fatti propri?

Gentili Signore e Signori, una miriade di statali, soprattutto docenti universitari, sta 
in questo momento, per mero dovere di moda, fingendo il più grande interesse personale e 
professionale per i temi del bene comune, della democrazia, della partecipazione, etc. 
guardandosi però bene dall'avvicinarsi al punto cruciale (in una Repubblica non c'è posto 
per gli statali, lo statale è la figura autoritaria per "eccellenza") al contempo 
dirigendo l'attenzione generale contro il politico pigliatutto di turno, elemento 
prominente usato per distrarre le masse. Ebbene, cari Progressisti, prima di 
intraprendere qualsiasi riflessione od azione, prendiamo coscienza del lungo inculcamento 
subito perfino da chi ha ritenuto di praticare una Alternativa. Si prenda autonomamente 
coscienza di tutto ciò e si sviluppi un pensiero moderno, per un mondo che, se vorrà 
davvero essere migliore, non potrà che divenirlo solo dopo essersi liberato dagli statali.


Danilo D'Antonio

tel. 339 5014947