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Una incrollabile, monumentale solidarietà






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Una incrollabile, monumentale solidarietà
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Immaginate che abbiate bisogno di un terreno ch'è di proprietà altrui. Cercherete il 
proprietario e, da buona persona quale certamente siete, amabilmente gli chiederete se 
può essere interessato ad una transazione ed a quale prezzo, accettando la risposta del 
vostro interlocutore qualunque fosse, tutt'al più offrendo più di quanto una generale 
valutazione consiglierebbe, al fine di agevolare la cessione.

Immaginate ora di essere persona di tutt'altro tipo e di disporre di una banda di 
bravacci armati di tutto punto che pagate regolarmente affinché rimanga fedele al vostro 
servizio. Avendo puntato il vostro bramoso sguardo sul terreno, invierete una squadriglia 
dei vostri bravi ad imporre al legittimo proprietario lo sgombero immediato dell'area e 
la sua cessione a voi al prezzo che voi stesso gli comunicate.


Bella differenza, vero? Voi con quale tipo dei due qui sopra descritti vorreste avere a 
che fare? Col primo o col secondo? Col buono o col cattivo? Col cortese o con l'armato? 
Non serve pensarci a lungo, non è così? Ed allora che ci aspettiamo a gridare insieme, 
tutti in coro:


FUORI gli STATALI dalla REPUBBLICA
DENTRO i CITTADINI a ROTAZIONE!


Perché, carissimi democratici, è bene renderci conto del fatto che il normale andazzo 
governativo nelle nostre società, che ancora tutto sono fuorché democratiche, è 
esattamente quello descritto nel secondo esempio e non soltanto nel limitato caso di 
esproprio di un bene ma di qualsiasi rapporto che intercorra tra la presente Centralità 
basata sugli statali ed i succubi, impotenti cittadini. Il governo ordina, lo statale 
esegue, il cittadino subisce. Nonostante l'Italia sia da tempo divenuta una Repubblica 
Democratica, permanendo ancora in essa gli statali, permane ancora in uso il vecchio 
stile impositivo e prepotente della precedente tirannia.

Qualsiasi cosa un governo oggi decida di fare lo può infatti tranquillamente fare e lo fa 
grazie ai bravacci/statali, con il ricorso alla forza prestata da questi ultimi. Senza la 
complicità degli statali, senza la loro fedelissima presenza a protezione e supporto dei 
governi, questi non si potrebbero mai più permettere di comportarsi come aggrada loro 
senza curarsi di nulla e nessuno, se siano nel giusto oppure no. Si impegnerebbero invece 
con tutte le loro capacità e forze, e se non ne avessero se le farebbero spuntare, a 
comportarsi da persone civili, educate, perbene, conducendo rapporti altrettanto cortesi 
ed alla pari con la popolazione.


Sveglia gente! Non è nel breve momento elettorale, durante l'attimo politico della 
votazione, che si realizza il prodigio di una società democratica, in cui ognuno si 
comporta al meglio piuttosto che al peggio, in cui ognuno offre piuttosto che prendere, 
in cui ognuno non pretende dall'altro ciò che non gli spetta ma anzi è veracemente 
premuroso con quanto e chi ha intorno. E' invece con la partecipazione, con lo scambio 
dei ruoli di pertinenza e proprietà collettiva, con l'indossare ognuno i panni 
dell'altro, che si erige una società basata su una incrollabile, monumentale solidarietà, 
capace di donarci una felicità destinata a pervadere ogni attimo della nostra vita.

Continuando a disporre degli statali, qualsiasi governo cederà, scivolerà giù per la 
china di una facile politica compiuta a spese del singolo e della Collettività. Non 
essendoci più gli statali ma avendo intorno un esercito di cittadini a rotazione, 
qualsiasi governo, anche quello avente il più gran numero di incapaci al suo interno, si 
impegnerà invece, anema e core, al fine di fare la cosa giusta. Parlando coi cittadini 
tutti e spiegando loro quale sia la situazione, quali le urgenze, quali le possibilità 
per risolverle, li coinvolgerà nel compiere scelte che, anche se fossero difficili, lo 
sarebbero certo molto meno perché chiare, trasparenti e condivise, nel bene come nel male.


Questa è la differenza
tra uno Stato autoritario
basato sugli statali
ed una Repubblica democratica
popolata e partecipata dai cittadini.


Non perdiamo allora tempo a correr dietro ai risultati elettorali, carissimi democratici. 
Rendiamo onore al nostro riferimento primario, la democrazia, e stabiliamo una volta per 
tutte che essa non vuol dire "governo del popolo", ché non sarebbe auspicabile nè 
possibile che tutti insieme siedessimo in Parlamento nè poi così funzionale puntare tutto 
su un rappresentante, bensì piena partecipazione del popolo a tutto ciò che lo riguarda. 
In una Repubblica, nella gestione della Cosa Pubblica, del Bene Comune, o come altro 
ancora lo si voglia chiamare, non c'è posto per gli statali ma soltanto per i cittadini. 
Una volta compreso e realizzato questo, non conterà più nulla chi ascenderà agli scranni 
del Parlamento perché il popolo, le persone comuni, i cittadini saranno dappertutto e 
dappertutto vigileranno affinché tutto sia fatto per bene.

La permanenza degli statali nella nostra Repubblica è una anomalia che sta facendo 
sganasciare dal ridere i popoli dei Pianeti di mezza Galassia, quelli a noi più vicini. 
Tale marchiana irregolarità è potuta avvenire per due precise ragioni: per averla 
storicamente ereditata dal precedente periodo totalitario e per la successiva 
inadempienza dei docenti universitari d'indirizzo umanistico, culturale, economico, 
filosofico, politico, sociale, storico, i quali si sono guardati bene dal compiere studi 
su cosa fosse una Repubblica, su cosa significasse viverla, perché far ciò li avrebbe 
fatti scendere da quelle loro presuntuose cattedre. Pensate: ancora oggi il Premio Nobel 
viene dato a professori che fuorviano l'attenzione verso i minoritari e tangenti Commons 
piuttosto che focalizzarla sul centrale ma mai chiarito concetto e forma di Res Publica.


Sappiatelo, siatene certi e fieri: noi qui, in questo modesto Forum on line, godiamo di 
una visuale straordinariamente più evoluta di quella posseduta dai dotti premiati con le 
più alte onorificenze!


Per questo oso dirvi: ora diamoci da fare ad osservare, riflettere e produrre gran 
materiale. Sviluppiamo i contenuti linkati qui sotto, la competenza e l'esperienza di 
ognuno potendo rivelarsi insostituibile per comporre un rinnovato e buon quadro sociale, 
ampio e raffinato in ogni dettaglio. Lasciamo perdere ogni altra cosa perché la 
democrazia è obiettivo prioritario su ogni altro e concentriamoci sull'ottenimento 
dell'apertura della Funzione Pubblica ad un flusso regolare di cittadini competenti e 
desiderosi di prestare servizio. Una volta rimossi gli statali, ogni concrezione sociale, 
ogni casta, ogni indebito privilegio, ogni monopolio, ogni esclusione, ogni ingiustizia, 
ogni scorrettezza, sarà spazzata via prima ancora che possa far danno.

Senza abolire l'assunzione a vita nei ruoli della Res Publica la situazione peggiorerà 
velocemente: gli statali, dando acritica e fedele protezione e sostegno a governi sempre 
peggiori, finiranno per ricondurci al vecchio Stato assolutistico. Aprendo invece 
finalmente la Res Publica ai legittimi possessori, i cittadini, tutto inizierà a 
funzionare senz'altro particolare impegno che quello di concentrarci ognuno in ciò che 
staremo facendo.


Non è l'aguzzo apice della montagna a far la sostanza ma l'ampia montagna stessa. E così 
pure non è il minuto governo a far la differenza ma il grande popolo stesso. Orbene: 
amare la democrazia significa non farsi irretire dall'apice del governo ma dedicarsi a 
quella montagna che è il popolo.


Danilo D'Antonio

P.zza del Municipio
64010 Rocca S. M.
TE - Abruzzo

tel. 339 5014947




Per una Armonica Rotazione Sociale
http://www.hyperlinker.com/ars/ars.htm

Progetto per una società democratica
http://www.hyperlinker.com/ars/progetto.htm

Interventi per l'evoluzione sociale
http://www.hyperlinker.com/ars/interventi.htm