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divulgare la scienza del clima



 
da greenreport.it
[ 3 dicembre 2010 ]
 
Divulgare la scienza del clima
 
Gianfranco Bologna

ROMA. Mentre è partita la prima settimana dei negoziati della 16° Conferenza delle Parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici che sta avendo luogo a Cancun in Messico, assistiamo, ancora una volta, a presentazioni su diversi media dei problemi del cambiamento climatico che seguono quella che ormai viene definita, in tutto il mondo, l'industria professionale del negazionismo, l'approccio che nega gli avanzamenti della ricerca scientifica, utilizzando gli stessi metodi perseguiti per decenni per negare l'esistenza di una correlazione tra importanti patologie umane, come i tumori, e l'uso delle sigarette.
Approcci negazionisti li abbiamo purtroppo visti anche su tanti altri fenomeni legati alle problematiche ambientali ma sulle questioni legate alla dinamica del sistema climatico hanno raggiunto livelli veramente esagerati.
Intanto, proprio alla fine di novembre, il Global carbon project, il più autorevole programma internazionale di ricerche sul ciclo del carbonio, nell'ambito dell'Earth system Science partnership, ha reso noto il suo Carbon budget dedicato al 2009 (vedasi www.globalcarbonproject.org ). La crescita annuale per il 2009 di anidride carbonica nella composizione chimica dell'atmosfera è stata di 1.6 parti per milione di volume (ppmv), sotto la media del periodo 2000-2008 che è stata di 1.9 ppm.
La media della crescita per i precedenti 20 anni è stata di circa 1.5 ppm l'anno. Alla fine del 2009 la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell'atmosfera era di 387 ppm, il 39% in più rispetto all'avvio della rivoluzione industriale, quando nel 1750 era di 280 ppm.
Le emissioni di anidride carbonica nel 2009 hanno subito un decremento di 1.3% con un totale di circa 8.4 miliardi di tonnellate di carbonio immesse nell'atmosfera.
Questa flessione viene attribuita come risultato della crisi finanziaria globale (la cosidetta GFC, Global Financial Crisis). Il declino del 2009 è stato comunque minore di quanto previsto perché la contrazione relativa alla crescita del prodotto globale lordo è stata solo dello 0.6% rispetto al previsto 1.1% e l'impatto della crisi finanziaria globale ha avuto luogo soprattutto nei paesi più sviluppati che hanno quindi registrato una riduzione delle emissioni (ad esempio USA - 6.9%, Regno Unito - 8.6%, Germania - 7%, Giappone - 11,8%, Russia -8.4%) mentre le economie emergenti registrano percentuali positive di emissione (Cina +8%, India + 6.2%, Corea del Sud + 1.4%).
Il carbone si presenta, ora, come la maggiore fonte di emissione di anidride carbonica (circa il 92% della crescita delle emissioni per il periodo 2007-2009 risultano dall'incremento dell'utilizzo del carbone da parte di Cina ed India).
Per quanto riguarda le emissioni dovute alle modificazioni dell'utilizzo del suolo (ad esempio la deforestazione) il Global Carbon Project le valuta in circa 1.1 miliardi di tonnellate di carbonio l'anno per il decennio degli anni 2000. Resta comunque il fatto che resta ancora un certo margine di incertezza per la valutazione delle emissioni dovute ai cambiamenti nell'uso del suolo. Gli ecosistemi terrestri e gli oceani hanno sequestrato circa il 57% di tutta l'anidride carbonica emessa dalle attività umane durante il periodo 1958 - 2009, in una proporzione che viene ritenuta abbastanza equa tra i sistemi naturali delle terre emerse e quelli degli oceani. Esiste ancora un intenso dibattito scientifico sulla possibilità che l'efficienza dei serbatoi naturali di carbonio vada riducendosi, tesi sostenuta da molti illustri studiosi e che lo stesso Global Carbon Project ha più volte sottolineato nei precedenti Carbon Budget.
I dati del nuovo Carbon Budget per il 2009 ci forniscono preziose informazioni sulla progressione dell'incremento dell'anidride carbonica nella composizione chimica dell'atmosfera dovuto all'intervento umano e ci documentano che non ha molto senso ritardare provvedimenti urgenti e concreti per far terminare le immissioni di gas serra nella nostra atmosfera, come purtroppo, appare ancora una volta nelle discussioni che si stanno avendo a Cancun.
Il grande climatologo James Hansen, uno dei maggiori climatologi a livello internazionale professore di scienze della Terra alla Columbia University e direttore del prestigioso Goddard institute for space studies della Nasa, come ho già riferito in altre occasioni in questa rubrica, ha scritto un libro veramente molto bello intitolato nella versione italiana "Tempeste. Il clima che lasciamo in eredità ai nostri nipoti, l'urgenza di agire" (edizioni Ambiente), libro che suggerisco vivamente a tutti.
Hansen scrive: «Credo che il maggiore ostacolo alla soluzione del problema del riscaldamento globale sia il ruolo del denaro nella politica, l'interferenza indebita degli interessi privati. Potreste dire :"Ma è impossibile fermare la loro influenza". Sarebbe meglio non fosse così, ma le persone, e in particolare i giovani, dovranno essere coinvolti in modo più significativo [....] gran parte di quello che i politici stanno facendo sul fronte dei cambiamenti climatici è puro greenwashing - e anche se le loro proposte sembrano buone, stanno ingannando voi e se stessi. I politici pensano che se un problema appare di difficile soluzione, il compromesso sia un buon approccio. Sfortunatamente, la natura e le leggi della fisica non scendono a compromessi - sono quello che sono [....] Nel 2001 ero più ottimista a proposito della situazione climatica. Sembrava che gli impatti avrebbero potuto essere tollerabili se la concentrazione di CO2 in atmosfera fosse rimasta entro le 450 ppm. [....] Negli ultimi anni, comunque, è diventato chiaro che una concentrazione di 387 ppm è già nella fascia di pericolo. E' fondamentale uno sforzo immediato per ridurre la concentrazione di CO2 in atmosfera entro le 350 ppm per evitare disastri per le generazioni future. Una tale riduzione è tuttora realizzabile, ma abbiamo davvero poco tempo. Richiede una rapida interruzione delle emissioni provocate dall'uso del carbone, e un miglioramento delle pratiche forestali e agricole [...] dobbiamo riconoscere fin d'ora l'urgenza di un cambio di direzione. E' la nostra ultima possibilità».
Hansen scrive ancora: «Quando, negli anni Ottanta, il tema del riscaldamento globale venne portato a conoscenza dell'opinione pubblica, immaginai che le politiche avrebbero imboccato una direzione che avrebbe messo al sicuro le future generazioni. Quanto è successo in seguito è stato molto differente. I politici fingono di capire, mentre in realtà ignorano le sconcertanti implicazioni di ciò che la scienza dice loro. Il mondo permetterà davvero l'estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose, dagli scisti e dal carbone ? La popolarità dello slogan "Drill, Baby, Drill" ("Trivella, ragazza, trivella") durante l'ultima camppagna elettorale negli Stati Uniti mi ha fatto rabbrividire, e lo stesso avrebbe dovuto succedere agli scienziati che hanno compreso i pericoli derivanti dall'estrazione dei combustibili fossili. Come sarà il mondo se continuiamo su questa strada ? La scienza ci dice esattamente cosa possiamo aspettarci che accada sulla Terra se continuiamo con lo sfruttamento dei combustibili fossili al ritmo attuale. [....] Ma come si può rappresentare l'orrore di questa devastazione in un modo tale che vada oltre i grafici e i numeri e le frasi che abbiamo già sentito, come "disastro climatico"?».
Il libro di Hansen contiene una serie di dati estremamente importanti per quanto riguarda le migliori conoscenze sulle scienze del clima, conoscenze che hanno condotto un prestigioso scienziato come lui, schivo, senza particolari impegni partitici (nell'arco della sua vita ha votato sia repubblicani che democratici) e senza alcun desiderio di diventare una "star" mediatica a decidere di scrivere il suo primo libro per un grande pubblico e ad impegnarsi attivamente nella divulgazione e nella comunicazione della scienza del clima, per stimolare tutti ad agire prima che sia troppo tardi. Chissà se la sua voce è compresa dai negoziatori riuniti a Cancun !