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34) Appello per il sì al referendum contro il nucleare




Il Movimento per l'Alternativa al Nucleare si è costituito a Torino nel 
novembre del 2008 a seguito di alcuni seminari di approfondimento e di studio 
sui temi  dell'energia e del nucleare.
Il primo nostro obiettivo era di riprendere a fare informazione, meglio 
controinformazione, sul tema del nucleare che si è riproposto in questi ultimi 
tre anni in maniera importante.
Non ci aspettavamo un altro referendum, non avremmo voluto trovarci di fronte 
ad un "Sì" e ad un "No".
Il referendum contro il nucleare non lo abbiamo voluto, non è stato voluto 
come quelli sull'acqua, da un vastissimo Movimento, da percorsi condivisi, ma 
adesso il referendum  c'è e si andrà a votare (probabilmente il 12 giugno 
2011), insieme ai due referendum sull'acqua e a quello sul legittimo 
impedimento.
Pur comprendendo le motivazioni che sottostanno alla decisione di non 
accorpare le campagne referendarie acqua e nucleare, penso che non si possa 
ora,  considerare il referendum contro il nucleare come il referendum di chi ne 
ha promosso la raccolta di firme per richiederlo.
Abbiamo pensato di scrivere l'appello che trovate in allegato, che riprende 
parte della carta di intenti costitutiva del MANu e chiediamo di sottoscriverlo 
e di farlo sottoscrivere, per  dire che c'è anche il referendum contro il 
nucleare, perché se ne parli e se ne discuta, per dire quali sono le 
motivazioni di contrarietà al nucleare.
Movimento per l’Alternativa al nucleare 
Se condividi questo appello aiutaci a divulgarlo  - grazie
Renato Zanoli – renatozanoli at libero.it  - 3384054068 
 
Per firmare on-line:
http://www.csenonuke.altervista.org/index.php/votero-si-contro-il-nucleare.
html
 
Per conoscerci meglio e/o collaborare con noi con il tuo aiuto e le tue 
competenze / esperienze in questa battaglia vai sul sito http://www.csenonuke.
altervista.org ….
o contattaci csenonuke at gmail.com - telef. 3384054068
 
MARTEDì 15 MARZO 2011 ore 21 incontro al Centro Studi Sereno Regis, Via 
Garibaldi 13 - Torino
 
FIRMA  L’APPELLO  PER  IL  SÌ  AL  REFERENDUM
CONTRO  I L  NUCLEARE
"Anche se la sicurezza delle centrali nucleari fosse ragionevolmente 
garantita  - sul che vi sono seri dubbi –resterebbero sempre non risolti, in 
fatto di sicurezza, i problemi del trasporto dei materiali fissili e quelli 
della conservazione nei secoli delle scorie radioattive.
In un Paese come il nostro, con un territorio in gran parte idrogeologicamente 
dissestato e congestionato di inquinamenti e per di più fitto di insediamenti 
urbani e costellato di tesori storici, artistici e paesistici, è il ciclo 
nucleare nel suo insieme che presenta rischi e pericoli inaccettabili e che 
deve quindi essere scartato, neppure come soluzione di emergenza l'alternativa 
nucleare ha titoli per essere considerata prioritaria"
Aurelio Peccei (Club di Roma)
 
Siamo persone impegnate in associazioni, gruppi, movimenti, sindacati, 
partiti.
Ci occupiamo di ambiente, di lavoro, di diritti, di occupazione, di risorse, 
di alimentazione, di nonviolenza, di pace, di sostenibilità.
Alcuni di noi sono stati attivi nel movimento contro il nucleare che ha 
portato nel 1987 al referendum che decretò il NO al nucleare in Italia.
C’è nel nostro paese una forte pressione per l'avvio di un programma nucleare 
che, oltre a non rispondere alle priorità energetiche, ambientali, 
occupazionali, sociali, è una scelta distruttiva per l’ambiente e per le 
persone.
Entro giugno 2011 saremo chiamati a votare per il referendum contro il ritorno 
del nucleare in Italia (oltre ai due in difesa dell’acqua pubblica e uno contro 
il legittimo impedimento).
Il quesito referendario sul tema del nucleare è molto articolato e complesso, 
punta a cancellare circa 70 norme contenute nei provvedimenti che consentono la 
riapertura delle centrali per la produzione di energia nucleare in Italia.
In particolare si tratta:
di parte della legge 6 agosto 2008 n. 133 che affida al Governo la definizione 
della Strategia Energetica Nazionale comprendente il rilancio del nucleare; di 
alcuni articoli della legge 99/2009  "Disposizioni per lo sviluppo e 
l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia"; del 
conseguente decreto 31/2010 "Disciplina della localizzazione, della 
realizzazione e dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di 
produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del 
combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e 
dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al 
pubblico, a norma dell'art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99". Siamo 
contrari alla decisione di ritorno al nucleare
 e voteremo Sì al referendum 
contro il ritorno del nucleare perché:
L'energia elettrica ottenuta per via nucleare non è né economica, né pulita, 
né sicura:
a) l’uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle 
quantità e nel tempo, molto costosa e delicata da un punto di vista geo-
politico;
b) non è vero che il nucleare non provoca emissioni di CO2, perché, in realtà, 
si produce una quantità rilevante di CO2 per l’estrazione del combustibile, per 
la costruzione della centrale e per il suo smantellamento;
c) malgrado i costi elevati, economici e ambientali, gli impianti nucleari di 
tutto il mondo forniscono una minima parte dell’energia necessaria. Dopo 50 
anni, tutte le centrali del mondo forniscono appena il  6,5% del fabbisogno 
mondiale di energia primaria e ancor meno in Italia, il 2%.
- Le valutazioni della presunta convenienza economica sono state fatte sulla 
base di costi degli impianti non aggiornati che non tengono conto delle spese 
necessarie per lo smantellamento finale delle centrali e per la custodia e lo 
smaltimento dei residui radioattivi derivanti dal loro funzionamento.
- La scelta nucleare proposta condanna ugualmente l’Italia ad una dipendenza, 
inevitabile in ogni grande processo produttivo, da capitali stranieri e da 
brevetti, forniture e tecnologia, detenuti da pochi gruppi monopolistici, con 
tutte le conseguenze politiche che ne derivano.
- La scelta nucleare comporta la concentrazione della produzione elettrica in 
pochi mega impianti che stravolgono pesantemente le aree interessate sia sotto 
il profilo ambientale sia sotto il profilo della sicurezza, rendendone quasi 
inevitabile, per questo ultimo aspetto, la militarizzazione.
Al contrario noi siamo per un modo di produzione dell’energia elettrica 
decentrato e diffuso sul territorio, che sia consapevole e rispettoso delle 
esigenze delle comunità e dell’ambiente in cui si sviluppa.
La scelta nucleare implica il rilascio abituale di inquinanti radioattivi 
nella biosfera, nonché il rischio di incidenti catastrofici di portata e scala 
imprevedibili, determinati da errori umani, anomalie o anche da sabotaggi e 
atti terroristici. I rilasci degli effluenti di raffreddamento provocano poi 
variazioni climatiche e alterazioni degli ecosistemi naturali, derivanti 
dall'inquinamento termico.
Le centrali nucleari non sono sicure e fonte di pericolo per la salute degli 
abitanti. Sulla sicurezza degli impianti nucleari spesso ci dicono rassicuranti 
parole, ma  non ci dicono per esempio, che in Germania i bambini che vivono in 
un raggio di 5 km attorno alle centrali si ammalano di leucemia 2 volte in più 
rispetto agli altri bambini..
La scelta del nucleare porta con sé la produzione di crescenti quantità di 
sottoprodotti radioattivi pericolosi e difficilmente conservabili in maniera 
sicura. Alcuni di questi sottoprodotti radioattivi costituiscono inoltre la 
materia prima per la costruzione delle bombe atomiche, cosicché la scelta 
nucleare contribuisce al rischio di proliferazione degli armamenti nucleari ed 
alla instabilità internazionale contraria agli interessi della pace.
L’opzione nucleare è intrinsecamente rigida sia nella fase di programmazione 
che di produzione: gli ingenti impegni finanziari ed i tempi di messa in opera 
vincolano a proseguire il programma anche in caso di mutamenti del contesto 
socio-economico, obbligano all’uso dell’elettricità, anche se non necessario 
(le centrali nucleari non possono essere ‘rallentate’ o fermate per seguire la 
curva dei consumi) e sottraggono risorse ad altre opzioni, quali 
efficienza/risparmio energetico e fonti rinnovabili, più convenienti, diffuse, 
modulari e disponibili in tempi brevi.
Le centrali nucleari necessitano per funzionare di notevoli e continue 
quantità di acqua, bene sempre più prezioso e scarso che verrebbe sottratto a 
bisogni primari ben più importanti, quali ad esempio quello agricolo. La 
scarsità d'acqua rischierebbe inoltre di mettere in crisi il funzionamento 
stesso delle centrali nei periodi estivi caratterizzati da scarsa fluenza, 
elevate temperature ambientali e punte di consumo per la climatizzazione.
La scelta nucleare, contrariamente a quello che da molte parti si vuole far 
intendere, contribuisce assai poco a risolvere i problemi occupazionali, 
essendo la costruzione delle centrali elettronucleari il tipico investimento ad 
alta intensità di capitale e bassa intensità di manodopera.
I problemi prioritari dell'occupazione non trovano alcuna soluzione con la 
semplice moltiplicazione dei consumi e con la produzione di grandi quantità di 
energia, che finirebbero invece per favorire solo lo spreco e lo sviluppo di 
industrie ad alto impiego di capitale e di energia per addetto.
La scelta nucleare impedisce inoltre  il pieno sviluppo delle fonti 
rinnovabili (in particolare eolico e solare fotovoltaico) che, al contrario di 
qualche decennio fa, sono già oggi competitive sul piano dei costi e ancora di 
più lo saranno fra 10 anni quando si presume che gli impianti nucleari siano 
disponibili. I tentativi in corso di contenere lo sviluppo degli impianti da 
rinnovabili, riducendo gli incentivi e mettendo un limite di potenza istallata 
si traduce nel soffocamento dell’occupazione nel settore, che è in pieno 
sviluppo, con la perdita di molte migliaia di posti di lavoro. Il settore delle 
rinnovabili è fra i pochi comparti produttivi che non hanno  subito  i 
rallentamenti dovuti alla crisi economica e finanziaria  internazionale e la 
scelta nucleare ne fermerebbe l’espansione.
Marzo 2011
Movimento per l’Alternativa al Nucleare


Allegato Rimosso