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innovazione e sostenibilità



da greenreport.it
[ 1 aprile 2011 ] Clima | Economia ecologica
Resilienza innovazione e sostenibilità: attraverso la complessità dei cambiamenti climatici
A Stoccolma si è conclusa la seconda conferenza internazionale sulla
resilienza

Gianfranco Bologna
 
ROMA. Come ricordato in una precedente rubrica, dall'11 al 16 di marzo si è
tenuta presso l'Arizona State University (vedasi il sito
www.resilience2011.org ), curata dall'autorevole Global institute of
sustainability di quell'università (vedasi il sito
http://sustainability.asu.edu ), la seconda conferenza internazionale sulla
resilienza dal titolo, molto affascinante "Resilience, innovation and
sustainability: naviganting the complexities of global change". Ricordo ai
nostri lettori che la prima conferenza internazionale sulla resilienza si è
tenuta a Stoccolma nel 2008 ( vedasi il sito
www.resilience2008.org ).
Una rubrica come questa dedicata al costituirsi, teorico e pratico, della
scienza della sostenibilità, inevitabilmente deve avere una grande
attenzione nei confronti della teoria e della prassi mirate ad indagare la
resilienza dei sistemi socio-ecologici, uno dei concetti più affascinanti e
cruciali della scienza della sostenibilità.
Alle ricerche sulla resilienza sono dedicati interi centri di indagine.
Ad esempio, da diversi anni esiste a Stoccolma, il prestigioso Stockholm
Resilience Institute, diretto da due grandi esperti come Johan Rockstrom e
Carl Folke (vedasi il sito
www.stockholmresilience.org ) mentre, dalla
seconda metà degli anni Novanta, opera uno straordinario coordinamento
internazionale di tanti autorevoli istituti scientifici ed università
definito Resilience Alliance (vedasi il sito
www.resalliance.org).
Credo sia utile a tutti ricordare che il concetto ecologico di resilienza
definisce la capacità dei sistemi naturali ed anche dei cosidetti Social
Ecological Systems (i sistemi integrati ecologici ed umani), di assorbire un
disturbo e di riorganizzarsi mentre ha luogo lo stesso cambiamento, in modo
tale da mantenere ancora essenzialmente le stesse funzioni , la stessa
struttura, la stessa identità e gli stessi feedback.
Il sistema ha quindi,
grazie alla resilienza, la possibilità di evolvere in stati multipli,
diversi da quello precedente al disturbo, garantendo però il mantenimento
della vitalità delle funzioni e delle strutture del sistema stesso.

La seconda conferenza internazionale sulla resilienza è stato un
appuntamento molto importante per fare il punto sullo stato delle ricerche e
su quanto sino ad ora è stato raggiunto in questo campo di analisi. Lo
straordinario approccio trans ed inter disciplinare, di contaminazione tra
differenti discipline e tra approcci teorici e pratici innovativi che
riguardano la sostenibilità del sistema globale socio-ecologico è stato al
centro delle numerosissime relazione presentate e dei tanti panel
organizzati durante la conferenza.
Gli organizzatori della Conferenza hanno sottolineato, sin dalla
convocazione della Conferenza stessa, quanto il concetto di sostenibilità si
concentri particolarmente sulla comprensione di come i cambiamenti provocati
nel sistema socio-ecologico globale impattano sul benessere umano e sullo
sviluppo sociale ed economico mentre il concetto di resilienza si focalizza
in particolare sulla comprensione di come il sistema socio-ecologico si
auto- organizza e si trasforma nel tempo e di come sia quindi anche capace
di modificare ed adattarsi ai cambiamenti.
La sostenibilità e la resilienza sono concetti strettamente connessi fra di
loro e condizionano gli sforzi pratici di ciò che deve essere fatto nella
politica, nella governance e nella gestione dei complessi sistemi
socio-ecologici .
La Conferenza ha visto la partecipazione dei più noti studiosi della
resilienza, da Buzz Holling il grande ecologo che, pionieristicamente, ha
avviato le ricerche in questo campo sin dagli anni Settanta, Elinor Ostrom,
premio Nobel per l'Economia nel 2009 che ha lavorato molto sulla gestione
delle risorse comuni, come le foreste e le zone di pesca ed ha affrontato
analisi multidisciplinari per comprendere al meglio la complessità dei
sistemi socio-ecologici, Marten Scheffer, dell'Università di Wageningen, che
ha studiato, in particolare negli ecosistemi di acqua dolce, come i laghi, i
meccanismi che determinano stabilità e resilienza nei sistemi complessi, e
vale la pena ricordare che gli stessi ecosistemi sono sistemi complessi,
Pamela Matson, preside della scuola di scienze della Terra alla Stanford
University, grande studiosa dei cicli del carbonio e dell'azoto e delle
interconnessioni esistenti tra suolo, acqua ed atmosfera, soprattutto nelle
foreste tropicali e nei sistemi agricoli, ha analizzato a fondo i driver
economici e le conseguenze ambientali dell'utilizzo del suolo e del
cambiamento climatico con l'obiettivo di identificare le pratiche che
possono essere economicamente e ambientalmente sostenibili, Brian Walker,
direttore e Chairman del Board della Resilience Alliance Program e noto
studioso del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation
(CSIRO) australiano, i già citati Carl Folke, Johan Rockstrom e Garry
Peterson dello Stockholm Resilience Center, Sander van der Leeuw, Charles
Perrings, Marco Janssen dell'Arizona State University, Lance Gunderson
dell'Emory University e tantissimi altri.
Andando a curiosare tra le tante relazioni presentate, delle quali sono
disponibili sino ad ora solo degli estratti, è veramente molto interessante
notare l'intreccio ben puntualizzato e rafforzato in tutto l'arco dei lavori
della Conferenza, tra scienza della sostenibilità, ricerche sulla
resilienza, analisi dei sistemi socio-ecologici, scienza della complessità,
scienze del sistema Terra.
Le ricerche presentate dimostrano quanto le indagini sulla resilienza ci
conducono a campi di frontiera, a importanti situazioni transdisciplinari,
ad approfondite e stimolanti analisi delle interrelazioni esistenti tra i
complessi sistemi sociali e naturali e all'approfondimento degli effetti dei
cambiamenti locali e globali prodotti dall'intervento umano sulla naturale
evoluzione dei sistemi naturali.
Sappiamo bene che le società umane costituiscono parte integrante della
biosfera. Il rapporto internazionale del grande programma di ricerca
Millennium Ecosystem Assessment (
www.maweb.org ), reso noto in 5 volumi nel
2005 e del quale abbiamo più volte parlato nelle pagine di questa rubrica,
ha dimostrato quanto le società umane siano dipendenti dalle capacità dei
sistemi naturali, se mantenuti in condizioni di vitalità, di provvedere a
quei servizi essenziali (come la produzione di cibo, il mantenimento dei
cicli idrici, la composizione chimica dell'atmosfera, ecc.) che mettono a
disposizione, quotidianamente e gratuitamente, del nostro benessere e delle
nostre economie. Purtroppo oggi il nostro intervento sui sistemi naturali ha
raggiunto livelli troppo elevati di pressione tanto da costituire un
cambiamento globale che viene dai grandi esperti delle scienze del sistema
Terra, paragonato a quelli dovuti alle grandi forze geologiche che agiscono
da sempre sul nostro pianeta (da qui la proposta del premio Nobel per la
chimica Paul Crutzen., fatta nel 2000, di definire questo ultimo periodo
dalla rivoluzione Industriale ad oggi, addirittura un periodo geologico a
parte della storia della Terra, da definire Antropocene).
Per questo le ricerche nel campo della sostenibilità, della resilienza,
della vulnerabilità dei sistemi socio-ecologici stanno diventando sempre più
importanti e significative anche per il mondo politico ed economico, come è
stato ulteriormente dimostrato in questa seconda conferenza internazionale
sulla resilienza e dovrebbero diventare patrimonio culturale di un numero
sempre maggiore di persone.