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truffa degli integratori: mirtillo si vede ma non c'è



da repubblica.it

IL TEST
Il mirtillo si vede ma non c'è
la beffa degli integratori

Altroconsumo ha analizzato 17 prodotti fra integratori alimentari e succhi di frutta per verificare se contenessero vero mirtillo nero e per misurare la quantità di antocianine, il principio attivo del frutto dai poteri antiossidanti. I risultati sono sorprendenti
di MONICA RUBINO

ROMA - E' ricco di antiossidanti, migliora la circolazione del sangue e fa bene alla vista, al punto che molti oculisti consigliano ai loro pazienti di inserirlo nella dieta. E' il mirtillo nero, protagonista di una nuova" moda" alimentare: quella degli integratori a base di questo frutto, considerati una miniera di antocianine, il prezioso antiossidante contenuto nella bacca. Ma tali prodotti, commercializzati in farmacie, erboristerie e supermercati, sono davvero efficaci?

"Gli studi arrivano a conclusioni incerte - spiega Laura Rossi, biologa nutrizionista dell'Inran 1 (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione)-  ; la maggior parte sono stati condotti soltanto in vitro o su animali, e i pochi che ci sono sull’uomo sono metodologicamente deboli. Attualmente, quindi, non è stata dimostrata una relazione precisa tra l’uso di integratori a base di mirtillo nero e miglioramento della salute, della vista o dei capillari". A questo bisogna aggiungere la debolezza degli stessi prodotti: l'associazione indipendente Altroconsumo 2 ha scoperto, infatti, che molti di essi contengono pochissime antocianine. Addirittura in alcuni integratori di mirtillo nero non ce n'è nemmeno l'ombra.
 
Meglio la frutta fresca. "Se si escludono casi specifici di deficit di assorbimento dei nutrienti
dovuto a malattie o ad altro, in generale fare uso di integratori è inutile - afferma la dottoressa Rossi -  . Tutti gli studi sono infatti concordi nel dire che nutrienti come, per esempio, gli antiossidanti fanno bene solo se sono consumati all’interno del loro ambiente naturale, cioè in frutta e verdura". Assumere un integratore, insomma, non è la stessa cosa che mangiare la sostanza equivalente all’interno del suo alimento di origine.

Il test. Per verificare l'efficacia dei supplementi, Altroconsumo ha analizzato 14 integratori a base di mirtillo nero e tre succhi a base dello stesso frutto, che formalmente non rientrano nella categoria degli integratori, ma che contengono i medesimi antiossidanti. Il loro contenuto di mirtillo è stato testato da due punti di vista: qualitativo, per vedere se al loro interno c'è davvero la varietà giusta di mirtillo (il Vaccinium myrtillus, ossia la varietà oggetto degli studi di cui si è parlato in precedenza) e quantitativo, per misurare quanto “principio attivo” è veramente presente; quando è stato possibile, l'esito delle analisi è stato inoltre confrontato con le dichiarazioni in etichetta.

I risultati sono sorprendenti: i semplici succhi di mirtillo, in particolare un prodotto che non è neanche puro al 100%, contengono più antiossidanti di tutti gli integratori messi insieme. "Il  livello di antocianine degli integratori oscilla tra 2 e 72 mg per dose - spiegano i ricercatori di Altroconsumo - ; nei succhi di frutta, invece, il valore che abbiamo riscontrato va da 105 mg per bicchiere a 139 mg a bicchiere, una quantità simile al livello di antiossidanti presente nei farmaci a base di mirtillo. Non solo: tre integratori non sono neanche di vero mirtillo nero, ma di un altro frutto simile, che non è stato possibile riconoscere. Probabilmente - concludono gli esperti dell'associazione - visto che in questi prodotti la presenza di antiossidanti è particolarmente bassa, potrebbe trattarsi di varietà di mirtillo più economiche o di altri frutti che contengono antocianine".

TABELLE: TUTTI I PRODOTTI ESAMINATI 3

L'etichetta mente. Una volta calcolata la quantità di antocianine presente nel prodotto, Altroconsumo ha confrontato i dati ottenuti con l’indicazione in etichetta. "In generale - spiega l'associazione dei consumatori -  la presenza di antiossidanti è più bassa di ciò che c'è scritto sulle confezioni, sebbene tutti i prodotti siano conformi alla legge. Una circolare ministeriale prevede, in effetti, una tolleranza del 30% (in più o in meno), ma ci sembra che i produttori utilizzino questo margine un po’ troppo a loro vantaggio". Gli integratori appartengono a un settore in cui i controlli sono scarsi. Sono preparati generalmente con estratti vegetali già pronti, di cui gli stessi produttori non sempre conoscono il reale contenuto in antiossidanti. "È giunto il momento - conclude Altroconsumo - che si faccia un po’ di ordine e che i produttori controllino maggiormente i loro fornitori, per avere prodotti più garantiti".
(07 aprile 2011)