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legambiente: il cemento si sta mangiando l'italia



da  Eddyburg
 
Legambiente: il cemento si sta mangiando l'Italia
Data di pubblicazione: 12.04.2011

Un'indagine di Legambiente e dell'INU. Se non si interviene subito, fra un
po' non ci sarà più nulla da tutelare, né da vivere.
Il Fatto quotidiano online, 12 aprile 2011. 

Nel rapporto Ambiente Italia 2011, l'associazione del cigno lancia
l'allarme. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e
capannoni. E' come se ogni quattro mesi nascesse una nuova Milano
Il cemento si sta mangiando l'Italia, al ritmo di 10.000 ettari di
territorio all'anno: ogni 4 mesi è come se nascesse una nuova Milano.
Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni.

Grappoli disordinati di sobborghi residenziali e centri commerciali sorti in
mezzo alle campagne. È l'ambiente nel quale vivono 6 italiani su 10.
Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l'asfalto, la
terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela
del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. È il nuovo
allarme lanciato dal rapporto Ambiente Italia 2011, promosso da Legambiente:
insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l'agricoltura, che
vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi:
negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un
milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a
pagare l'affitto o la rata del mutuo.

Urbanizzazione selvaggia, sempre più insostenibile. Lo rivela il rapporto
realizzato in collaborazione con l'INU, l'Istituto Nazionale di Urbanistica,
presentato in questi giorni a Milano. Un quadro inquietante del consumo di
territorio, che oltre all'ambiente mette in pericolo anche la produzione
agroalimentare. Il cemento invade già 2 milioni e 350.000 ettari.
Un'estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme: il 7,6%
del territorio nazionale, con 415 metri quadri per abitante. Risultato:
crescono le superfici impermeabili. Già nel 2007, in città come Napoli e
Milano era isolato dall'acqua il 62% del suolo. Il primato è della
Lombardia, con il 14% di superfici artificiali. Seguono Veneto (11%),
Campania (10,7%), Lazio ed Emilia (9%). A rischio la Sardegna, dove la
cementificazione minaccia patrimoni naturali di inestimabile valore.
"Il territorio italiano si sta rapidamente metropolizzando", afferma il
presidente INU, Federico Oliva. "Alla città tradizionale si sta sostituendo
una nuova città, in cui vive oltre il 60% dell'intera popolazione italiana".
Si vive in condizioni insostenibili: cementificazione, traffico
congestionato, nuovi squilibri e fame di spazio pubblico. Principale
imputato: la crescita incontrollata delle periferie metropolitane, che
divorano ogni anno 500 chilometri quadrati di aree verdi. Un esempio? Roma,
il più grande comune agricolo in Europa. Nella città eterna, i complessi
residenziali in periferia hanno "mangiato" 4.384 ettari agricoli, il 13% del
totale, e 416 ettari di bosco. E il peggio deve ancora arrivare: i piani
regolatori di Roma e Fiumicino prevedono di consumare altri 9.700 ettari,
più di quanto sia stato urbanizzato dal 1993 al 2008.
Per Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del documento,
"ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità, che
costituiscono uno dei beni comuni più importanti". L'Italia è in
controtendenza rispetto ai paesi europei dove "sono in atto da tempo
politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i
suoi costi sociali". Lo sfruttamento del suolo italiano non produce "solo
ferite al paesaggio", ma "una vera e propria patologia del territorio". Per
questo Legambiente e INU hanno deciso di creare un Centro di Ricerca sui
Consumi di Suolo (CRCS). Nella legislazione italiana "mancano ancora regole
efficaci sulle facoltà di trasformazione dei suoli", afferma il presidente
di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine: "Qualunque sia la politica che
una Regione attua per il governo del territorio, riteniamo irrinunciabile
che essa sia confortata da un'attività di verifica e monitoraggio, oggi
estremamente lacunosa".

Molti comuni piemontesi, stanchi di vedere il proprio territorio invaso da
capannoni sfitti, hanno dato vita alla Campagna nazionale Stop al consumo di
territorio. "Il consumo di suolo - dichiara il presidente di Legambiente
Vittorio Cogliati Dezza - è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La
crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei
periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e
inquinamento delle città, dell'eccessiva emissione di CO2 e della perdita di
valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori
producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli
altri Paesi europei, dove lo si contrasta attraverso precise normative di
tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di
edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno". Tra le abitazioni
sfitte, 245.142 sono a Roma, 165.398 a Cosenza, 149.894 a Palermo, 144.894 a
Torino e 109.573 a Catania. Ma il fenomeno sfugge, perché non ci sono banche
dati aggiornate. E la piaga dell'abusivismo si aggiunge alle carenze di
pianificazione.